‘Ndrangheta, “Black Money”: due giudici si astengono e sconfessano la Manzini

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Passano al presidente del Tribunale di Vibo Valentia, Alberto Filardo, le richieste di astensione dalla trattazione del processo al clan Mancuso, scaturito dall’operazione denominata Black Money, presentate nei confronti del presidente del Collegio Vincenza Papagno e del giudice a latere Giovanna Taricco.

Sospeso, quindi, il processo in attesa che il presidente del Tribunale, Alberto Filardo, individui per la prossima udienza, fissata per il 3 novembre, un nuovo Collegio oppure respinga la richiesta di astensione dei giudici Papagno e Taricco.

Accolta, quindi, per ora, la richiesta formulata dagli avvocati Francesco Calabrese e Francesco Sabatino per conto del loro assistito, Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni.

I due avvocati avevano presentato l’istanza basandosi sul presupposto che due giudici (Vincenza Papagno e Giovanna Taricco) hanno già giudicato e condannato in altro processo Nunzio Manuel Callà per il tentato omicidio di Francesco Scrugli.

In particolare, nelle motivazioni della sentenza, Callà viene ritenuto come il braccio destro proprio di Pantaleone Mancuso. Da qui – secondo quanto sostenuto dagli avvocati Calabrese e Sabatino – vi sarebbe una sorta di anticipazione del giudizio nei confronti dell’imputato, Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”.

Da qui l’invito ai giudici a chiedere al presidente del Tribunale di Vibo, Alberto Filardo, l’autorizzazione ad astenersi dalla prosecuzione del processo.

A entrambe le richieste avanzate dalle difese si era opposto il pm Marisa Manzini, che rappresenta la pubblica accusa per la Dda di Catanzaro, mentre la presidente Papagno, nell’annunciare la sua astensione e quella del giudice a latere Taricco, ha spiegato che effettivamente la vicenda a cui si fa riferimento nella sentenza di condanna di Callà «è entrata in questo processo con le deposizioni dei collaboratori di giustizia Bono e Mantella».