A Cosenza il voto non è libero (di Giovanni Caporale)

Advertising

Prescrive la Costituzione che “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. ( Art. 48 II comma).

A Cosenza però il voto non è segreto e quindi non è libero.

Basta fare due conti. Alle prossime amministrative cosentine concorrono circa 1000 candidati a consigliere comunale. Alle scorse elezioni amministrative in città i votanti effettivi sono stati circa 40. 000, le sezioni da scrutinare sono ottantadue. Il calcolo è facile: in media ogni candidato ha circa 40 votanti a disposizione e quindi meno di un votante ogni due sezioni.

E’ del tutto evidente che in questa situazione l’assenza anche di un solo voto è facilmente riscontrabile per essere, mediamente, l’unico voto che il candidato prende in quella sezione. In tali condizioni la segretezza non solo non è assicurata ma è garantito il suo contrario. I padroni dei voti possono controllare per chi ha votato ciascuno dei propri clientes. La violazione della regola costituzionale è palese.

Tale incredibile situazione è resa possibile dalla legge n° 81 del 1993, che così prevede all’art. 3: ”1. La dichiarazione di presentazione delle liste dei candidati al consiglio comunale e delle collegate candidature alla carica di sindaco per ogni comune deve essere sottoscritta:…d) da non meno di 200 e da non più di 400 elettori nei comuni con popolazione compresa tra 40.001 e 100.000 abitanti;…” .

In base a tale norma, in una cittadina di 40.000 abitanti, e quindi con un Consiglio Comunale di 24 membri, è possibile la presentazione di 200 liste e quindi di circa 4800 candidati, meno di 9 voti a testa nell’ipotesi di totalità della popolazione votante, realisticamente circa 5 voti a candidato. E’ chiaro che tale legge, nella misura in cui non pone limiti al numero di liste e quindi di candidati, prevedendo un numero di firme tale da impedire il controllo del voto, viola il dettato costituzionale.

Anche a prescindere dall’incostituzionalità della norma, il proliferare delle liste prive di alcun senso politico e di un briciolo di identità, per come testimoniano alcune denominazioni aldilà dei limiti del ridicolo, è un chiaro malcostume politico.

Non capisco come faccia a sfuggire la gravità del fenomeno del controllo del voto in città.

Una volta, quando c’era la preferenza multipla, l’identificazione dei voti avveniva tramite la combinazione di numeri corrispondenti al candidato da votare, adesso con la preferenza singola (fatta salva la seconda preferenza “di genere”) tale meccanismo è impossibile.

Si è trovata quindi un’altra via: il candidato destinato a essere eletto si contorna di candidati “portatori di voti” destinati non certo a essere eletti ma a garantire con il loro pugno di voti il raggiungimento del quorum e quindi l’elezione del candidato di cui sono semplicemente a servizio.

Gli altri candidati sono relegati al ruolo di portatori di voti e sono candidature non di servizio ma servili: i loro pochi elettori, distribuiti sul territorio comunale, sono facilmente identificabili e non sfuggono all’occhio vigile del politico di professione. Il diritto di candidarsi quindi, in queste condizioni, non è l’esercizio di un diritto politico ma l’espressione di una sudditanza.

Quale che sia l’esito delle elezioni la questione non finisce qui. Troveremo i modi per portare il caso innanzi alla Corte Costituzionale. Chiunque voglia unirsi a noi nella lotta è il benvenuto.

Avv. Giovanni Caporale

Cosenza in Comune