Aci Cosenza, i debiti di Forciniti e le elezioni “truccate”

Questa volta i cortigiani del “clan” di Palla Palla e Cap’i liuni, al secolo Mario Oliverio e Nicola Adamo, hanno accusato il colpo. Nessun tentativo di replica alla notizia riguardante i debiti personali (100mila euro tra Santoro Costruzioni srl e Giuseppe Campana) del loro “affiliato” Giovanni Forciniti da Rossano, esperto di automobili, neodirettore generale di Calabria Lavoro, che può permettersi finanche il lusso di far figurare l’Aci di Cosenza (del quale è stato presidente) come “terzo pignorato” senza che i media lo sputtanino per come meriterebbe.

Ieri, commentando i fatti, abbiamo scritto che Forciniti ha usato lo stesso metodo del suo maestro ovvero Mario Occhiuto, che in fatto di debiti ha ben pochi rivali in tutto il mondo. Ma, a differenza del suo vate di truffa, Forciniti non ha potuto evitare che l’Aci di Cosenza si costituisse in giudizio, al contrario del Comune di Cosenza, che – come tutti sappiamo – ha lasciato che le cause nei confronti di Occhiuto e di Palazzo dei Bruzi “terzo pagatore” passassero nel dimenticatoio per determinare il pagamento dei suoi debiti ai cittadini di Cosenza.

E così l’Aci di Cosenza è stato “terzo pignorato”, ma non ha pagato perché (a differenza del Comune di Cosenza, pardon il Comune del cazzaro) si è costituito nei tempi ed ha fatto presente che le somme che doveva a Forciniti per la carica di presidente gli erano già state versate. Così l’Aci Cosenza se n’è uscito indenne (a differenza del Comune con Occhiuto). Ma dopo l’arrivo della seconda e terza chiamata di pignoramento ai danni dell’Aci, il fedelissimo di Palla Palla e Cap’i liuni non poteva più reggere ed è stato costretto a dare le dimissioni, riuscendo comunque per un bel po’ di tempo ad evitare che tutta questa matassa venisse fuori sui media. Non solo: Forciniti, smaltita la delusione, si è subito attivato – dimettendosi anche da consigliere e quindi facendo decadere tutto il Consiglio – per riconquistare l’Aci alle nuove elezioni nientepopodimenoche con il direttore della Motorizzazione Civile Renato Arena, incurante del colossale conflitto di interessi tra le due cariche.

La cronistoria di queste elezioni somiglia a uno degli indimenticabili film di Fantozzi. Forciniti e i suoi compagni di merende hanno messo in moto una macchina organizzativa incredibile, facendo arrivare i soci addirittura dalla Provincia con un autobus (fantozziano appunto) organizzato per l’occasione. E chi sono questi soci? Verrebbe da chiedersi quanti di questi signori siano titolari di officine di revisione (sottoposte al controllo della Motorizzazione), titolari di scuola guida (sottoposte al controllo della Motorizzazione) e titolari di agenzie di pratiche auto (legge 264, sottoposti al controllo della Motorizzazione). Insomma, tutti amici per la pelle del “compagno” Arena. 

Una mobilitazione come quella vista durante le ultime elezioni all’Aci di Cosenza non si ricorda a memoria d’uomo. Se si riscontrasse che gli appartenenti alle tre categorie (titolari di officine di revisione, titolari di scuole guida e titolari di agenzie di pratiche auto) hanno fatto la differenza potremmo essere in presenza di un vero e proprio voto di scambio, che rimane ancora un bel reato anche se qui a Cosenza – come sapete – non c’è una procura ma un porto delle nebbie…

Ciononostante, negli ambienti più truffaldini di Aci Cosenza il nervosismo è alle stelle. Il direttore Ferrazzo minaccia di “occupare” la stanza del prode procuratore Spagnuolo per querelare tutta la città ma i più preoccupati in assoluto sono gli sponsor di Arena, quelli che insieme al capo Forciniti hanno pilotato gli elettori. Anche perché, come abbiamo già rivelato, il buon Renato è stato già costretto a dimettersi dalla carica di presidente dell’Aci dopo essere stato sconfessato dalla stessa Motorizzazione, che gli ha intimato a muso duro di scegliere quale carica avrebbe voluto mantenere.

Tradotto in soldoni: ci dev’essere il titolare di qualche agenzia di assicurazioni, in stretto contatto con l’Aci, che da qualche notte non dorme sonni tranquilli, unitamente a qualche suo parente che fa il bello e il cattivo tempo con il cazzaro de noantri. Del resto, è proprio vero che Dio prima li fa e poi li accoppia. Ma non è ancora arrivato il momento di rivelare i loro nomi. Ogni cosa a suo tempo.

3 – (continua)