Acquaformosa e i migranti: la holding di Manoccio

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Tutti hanno capito che su questa questione dei migranti/profughi in molti ci speculano. Razzisti e non. A cominciare da certa politica. Politicanti da strapazzo che non si fermano neanche di fronte ai tanti drammi che questo esodo di proporzioni bibliche inevitabilmente porta con se.

Gli stessi politici mafiosi che in televisione per accaparrarsi qualche voto dicono di prenderli a cannonate, poi di nascosto formano cooperative ed associazione per gestire la cosiddetta accoglienza.

Un “bisiniss” che in  tempi di magra fa gola a questi parassiti sociali. Come ebbe a dire Buzzi (Mafia Capitale) con gli immigrati si guadagna più che con la droga, e senza correre rischi. Un consiglio che in tanti hanno accettato.

Nel nostro piccolo basta guardare a chi è affidata la gestione di molti centri collettivi di accoglienza altrimenti detti CAS, per capire l’immoralità dell’operazione. Su tutti, nel cosentino, la famiglia Morrone. Che fino a ieri se avesse potuto li avrebbe bruciati i nivuri, ma oggi si scopre filantropa della solidarietà.

E’ chiaro che per loro questi esseri umani sono solo dei numeri, che a fine mese si trasformano in una fattura. Nessuna umanità, nessuna solidarietà, nessuna inclusione, niente di niente. L’unica cosa che producono questi centri malgestiti al limite dell’umano, è l’acuirsi di sopiti razzismi nelle popolazioni che loro malgrado sono costretti a convivere con queste realtà.

Spesso, questi centri, tipo quelli gestiti dai Morrone, proprio per le condizioni di degrado in cui versano, vengono visti dai residenti, come luoghi sporchi, promiscui, dove tutto può accadere. E di conseguenza tutto si riversa sulle persone che questi luoghi, loro malgrado, sono costretti a vivere.

Come a dire: se accettano di vivere come “animali”, vuol dire che ci sono abituati e dunque sono capaci di tutto. E se si lamentano di queste condizioni, tutti a dire: cosa vogliono questi, gli diamo da mangiare e dormire, levandolo agli italiani, e si lamentano pure? Ma nessuno che dice: la colpa è di chi si presta a fare questa operazione solo per lucro.

Refugees from Syria arrive at the coast of MytiliniLa colpa è dei vari Morrone e di uno stato che pensava di fermare questo esodo con le barriere prima, e le bombe poi; ed è proprio per la mancata “programmazione” di politiche idonee a fronteggiare questo fenomeno che oggi ci troviamo in perenne emergenza. Costretti ad affidare la gestione dell’accoglienza al primo delinquente che ne fa richiesta. Nessuno al mondo potrà mai fermare questo esodo. Diffidate sempre di chi dice il contrario. Ma non ci sono solo i Morrone, da noi.

Abbiamo già avuto modo di presentarvi una nostra riflessione in tre puntate su come vengono gestiti ad esempio i centri Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), passeggiando tra le vie di diversi paesi compreso un bel paesello che all’accoglienza ha fatto il suo vanto: Acquaformosa.

A differenza dei CAS, come quello gestito dai Morrone a San Marco Argentano, nel caso di Acquaformosa, le strutture di accoglienza sono umane e dignitose, ma per il resto non abbiamo riscontrato grandi differenza tra chi gestisce gli Sprar e la famiglia Morrone che gestisce il CAS (centro accoglienza straordinaria).

Entrambe le “tipologie” di accoglienza si sono sempre rifiutate di dar conto del loro operato. La tendenza è di nascondere. Anche quando, come in questi casi, si tratta di “materiale umano”. E ti aspetti, da parte di chi gestisce, una maggiore comprensione, umanità, apertura sociale, e condivisione, proprio perché lo scopo è “mescolarsi”.

Tutti parlano di integrazione, ma poi quando gli chiedi di capire come quando e perché, tutti diventano muti. Nessuno parla, e nessuno apre la propria porta, come fa ad esempio Emergency, dimostrando una gestione limpida e trasparente del denaro che la gente dona.

Nonostante il “vanto” di essere accoglienti e solidali, nessuno di loro ti fa prendere visione, ad esempio, dei bilanci. E questo è ancora più grave per i centri Sprar, che a differenza del centro gestiti da Morrone (CAS), hanno responsabilità maggiori per quel che riguarda l’inserimento alloggiativo e lavorativo dei profughi.

Fasi necessarie per l’inclusione che sono contemplate nei contratti e nei piani economici che il Servizio Centrale approva a tutte queste realtà che si dicono onlus, ma che del lucro hanno fatto la loro bandiera. Dunque i centri Sprar sono lautamente pagati per sistemare i profughi. Ma se provate a chiedergli conto di questo, state certi che nessuno vi risponderà.

Perché sono “voci di spesa” dove gli stessi lucrano a dire basta. Infatti, in questi paesi non resta nessuno. Ogni anno i profughi “cambiano”. E se ti facessero vedere i bilanci scopriresti subito che hanno speso soldi per case e lavoro inesistenti. Intascando tutto senza dare conto a nessuno, perché il profugo di oggi non sarà quello di domani. Il ladrocinio perfetto.

Perché non c’è nessuno che denuncia. Gli Sprar qui da noi sono diventati delle vere e proprie holding del disagio. Associazione e cooperative che arrivano a gestire anche due o tre milioni di euro all’anno. Di cui non devono rendere conto a nessuno. Perché il controllore e il controllato sono le stesse persone, in questi piccoli paesi.

acquaformosa-600x400Arricchendo, attraverso una sistematica cresta su diverse voci di spesa, presidenti di associazioni e ladroni vari. Per fare un esempio concreto della totale libertà di “cresta” in capo a queste realtà che spesso si spacciano per solidali vi offriamo l’organigramma dell’associazione don Vincenzo Matrangolo, creatura che fa capo al già sindaco di Acquaformosa Giovanni Manoccio, che ha iniziato ad accogliere migranti nel suo paesello gridando ai quattro venti il suo essere solidale ed inclusivo.

Bene, da allora è diventata una holding del disagio e oggi gestisce progetti a: San Basile, Cerchiara, San Sosti, Plataci, Cerzeto, ed ovviamente ben due ad Acquaformosa. Questi sono Sprar. Non è dato sapere se gestiscono anche progetti “straordinari”. Pare di si. Ma nessuno te lo dice. Questi i componenti dell’associazione, solo per mettere in evidenza la gestione politica/familistica di questi progetti che sono diventati mera merce di scambio elettorale. Tu mi voti ed io ti dò uno pseudo lavoro:

Vincenzo De Angelis: Presidente dell’associazione, fratello ex Assessore giunta Manoccio (20.000 euro lorde l’anno).

Maria Buono: vicepresidente, vicina Manoccio (18.000 euro lorde l’anno).

Nadia Milione: Segretaria figlia ex Assessore giunta Manoccio, xx segretario pd (18.000 euro lorde l anno).

Garofalo Giusy: moglie attuale sindaco Responsabile Rendicontazione (23000 euro lorde l’anno).

Carmelina Bloise: moglie Manoccio Responsabile Rendicontazione altri progett i(23.000 euro lorde l’anno)

Pasquale De Angelis: fratello presidente associazione, operatore centro minori.

Roberto Bellizzi: cugino 1° grado del sindaco, addetto alla rendicontazione.

Solo ad Acquaformosa ci sono per circa 50 migranti e, pensate, 33 operatori, che guadagnano una miseria: 600 euro lordi al mese.

Negli altri comuni in genere gli operatori si aggirano tra i 6/8 sempre sotto contratto con l’associazione a 600 euro lordi al mese.

Un piccolo impero, dove tutto si confonde in un familismo amorale che mette in evidenza la totale mancanza di trasparenza amministrativa nella gestione delle risorse economiche dei progetti. Parliamo di milioni di euro.

Voi capite che in questa situazione è facile fare la cresta, ecco perché non ti fanno vedere i bilanci. In questa situazione di mancanza totale di regole, controllo e trasparenza, si può far passare di tutto: se chi deve controllare lavora o ha la moglie che lavora nel progetto, chi vuoi che controlli le fatture? Nessuno.

Tutto questo per dire che alla fine non c’è nessuna differenza tra Manoccio e Morrone.

Anzi, il primo spesso e volentieri si fa “scudo dell’immoralità del secondo”. Quasi a volersi assolvere. Come a dire: di sicuro, pensa Manoccio, qualsiasi cosa si possa dire su di me, sono sempre meglio di Morrone. Fin quando non renderanno pubblici i loro bilanci, per quel che mi riguarda su tutti i stessi, anche se qualcuno, come fa Manoccio, tenta ancora di camuffarsi.