Acri, fuori i mercanti dal tempio (di Gianluca Garotto)

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Libertà (d’informazione) andiam cercando…

di Gianluca Garotto – Acrinrete

L’opera che ho deciso di accompagnare a questo articolo fa parte di quel formidabile ciclo d’affreschi con il quale Giotto, nel 1305, adornò la Cappella degli Scrovegni.

Monumento imperituro alla bellezza, rappresenta “la cacciata dei mercanti dal tempio”, topos iconografico classico e ricorrente, in cui Gesù è ritratto nel mentre purifica il tempio sacro, luogo della fede, dalla presenza dei mercanti che lo infestano, cacciandoli.

Al netto delle implicazioni sacre e lungi da voler essere blasfemi, voglio qui sottolineare il momento della cacciata, gesto sempre denso di significato, di carica emozionale, di valenza ideologica. Ogni cacciata è traumatica, rappresenta uno spartiacque tra il prima e dopo.

Proprio per questo, quando nell’ultimo consiglio comunale, dal presidente dell’assise fino a diversi consiglieri di maggioranza, è stato intimato di allontanarsi dall’aula ove si riuniva l’assemblea dei rappresentanti dei cittadini, siamo definitivamente entrati in una nuova fase della gestione della cosa pubblica.

La ormai famigerata missiva recapitatami parla chiaro: per questa amministrazione noi siamo una testata avversa, politicamente ostile, avremmo addirittura tessere di partito e questo, nelle loro nobili menti, è sufficiente per cacciarci dalla massima assise pubblica e non consentirci di offrire GRATUITAMENTE il servizio di trasmissione del consiglio alla città.

Sulla dissennatezza di queste motivazioni, di questo gesto inaudito che nega una serie di diritti costituzionali nonché diverse leggi e regolamenti abbiamo e hanno detto, da ultimo ne ha parlato Salvatore Ferraro. Nello stesso momento in cui venivamo “invitati ad andare via” insieme all’amico Greco, rimasto a filmare l’intero consiglio non curandosi del provvedimento, però avveniva qualcos’altro: le maschere dei nostri amministratori scendevano definitivamente, rivelando quelli che sono i loro reali principi etici e politici, giammai coerenti con quanto espresso in sede di propaganda elettorale (clicca qui leggi il Programma elettorale del sindaco).

Libertà, trasparenza, partecipazione attiva dei cittadini. Ormai, dopo quanto successo, nessuno dei nostri amministratori potrà più farne argomento politico. Riconosco che è difficile per me commentare questo avvilente momento politico, questo sonno della ragione che, oltre a generare mostri, sta lentamente spolpando anche le forze più vive, più nobili, più resistenti di questa città.

Al contempo però, essendo la negazione dei diritti un momento che implica sempre una dura presa di posizione, siamo moralmente obbligati a non mollare, a batterci affinché non siano proprio gli ultimi arrivati ad annullare le conquiste che decenni di battaglie democratiche ci hanno consegnato.

Il diritto all’informazione, il diritto di cronaca, il diritto dei cittadini ad essere informati sulla gestione della cosa pubblica: ci spenderemo in tutte le sedi opportune e con tutti i nostri mezzi affinché questi capisaldi della democrazia non periscano sotto i colpi di chi vorrebbe imbavagliarci.

Del resto, non fosse stato per l’improvvida assenza di un consigliere di minoranza all’atto della votazione che avrebbe potuto autorizzare la nostra diretta dei lavori, a quest’ora staremmo a commentare tutta un’altra storia (anche se l’autorizzazione non sarebbe stata necessaria).

Angelo Luigi Milordo

E poi, non posso che sorridere quando penso che proprio chi mi censura per una determinata appartenenza politica, non solo corre alle elezioni provinciali a sostenerla, ma si premura finanche di lasciarne prova a mezzo foto.

Forse per costoro è già pronto un particolare “permesso” da esibire al presidente del consiglio all’inizio della prossima seduta consiliare. Rimango però ottimista, nonostante perfino il mondo dell’informazione (o presunta tale), che avrebbe dovuto letteralmente insorgere, ha per lo più preferito sorvolare, assistere inerme o semplicemente (s)parlare d’altro, mettendo persino in dubbio la nostra onestà intellettuale e la bontà delle nostre azioni e intenzioni.

Acri non ha bisogno di questo per risollevarsi, ma di gente che si dia da fare attivamente, che cerchi di cambiare in prima persona lo status quo e non solo attraverso i social (che lasciano il tempo che trovano). Purtroppo però, mi accorgo, ancora una volta, che spesso si preferisce innescare micce per dar vita a “guerre tra poveri” che non portano da nessuna parte, oppure fare orecchie da mercante. Mercanti, forse, timorosi di essere cacciati dal tempio…

Tanto dovevo.