Acri, il più impresentabile è Pino Capalbo: “garantiscono” Aieta e la feccia del PD

Pino Capalbo e Giuseppe Aieta

Ad Acri, che figura tra i paesi interessati alla prossima tornata elettorale dell’11 giugno, la cappa della malapolitica si vede nettamente finanche dal campo dei partecipanti. Qui non c’è neanche il M5S a provare a mettere i bastoni tra le ruote ai soliti centri di potere rappresentati dal centrosinistra, dal centrodestra e dai seguaci del Cinghiale, ancora in cerca di collocazione tra i due poli.

Pino Capalbo è il candidato dei papponi del PD cosentino, sempre più impresentabili e imbarazzanti. Maurizio Feraudo è il portabandiera del Cinghialesimo mentre la potentissima famiglia Trematerra schiera una donna, la signora Vigliaturo e – visto che qui non vogliono farsi mancare nulla – c’è addirittura il candidato bersaniano, tale Bonacci. Insomma, agli acresi onesti non resta altro da fare che… non andare a votare e allora qualcosa dobbiamo farla uscire su questa difficile e delicata realtà, tra l’altro così vicina a quella cosentina.

È giusto che gli elettori sappiano che i candidati del centrosinistra di Acri e i loro familiari, fedelissimi di gentaglia come Madame Fifi, Nicola Adamo, Palla Palla e Aieta (che non ha soprannome ma viene da Cetraro e sta conquistando sempre più potere), hanno sempre campato di politica e ci campano ancora, senza nemmeno sapere, magari, dove si trova la loro sede di lavoro.

Ed infatti il candidato sindaco del PD Pino Capalbo e sua moglie Maria Francesca Spezzano sono clienti alla grande del consigliere regionale Giuseppe Aieta, quello di Cetraro. La sua struttura alla Regione sembra una sorta di taxi per la famiglia Capalbo. 

Per la precisione, la prima ad entrare è stata la moglie, alla quale poi è stato revocato l’incarico per far entrare il marito, dapprima come autista e successivamente come collaboratore esperto. Una “vigna” che non ti dico… E il bello è che Aieta passa addirittura per uno che vuole contrastare il sistema dominante: ccuri cazzi… diremmo a Cosenza, ma non solo. 
Dunque, il signor Pino Capalbo dovrebbe lavorare al seguito del suo Aieta, eppure ogni giorno è ad Acri, a preparare il suo assalto al fortino di Trematerra e del Cinghiale per imporre alla gente la loro stessa legge, quella dell’intrallazzo e del malaffare.

Ci sarebbe da chiedersi quando Capalbo va a lavorare a Reggio Calabria ma questi la parola lavoro non sanno neanche cosa significa. Ora vogliono conquistare il Comune di Acri per farne una forza elettorale in favore dei loro datori di lavoro. E la gente dovrebbe votarli perché… sono belli!
Ecco perché Palla Palla, Madame Fifi e Aieta sono già venuti ad Acri più di una volta a sostenere i loro dipendenti e le loro famiglie. Noi non possiamo fare altro che sputtanarli nella speranza – almeno questa – di rovinargli la giornata, tanto a loro cosa gliene può fregare dell’onestà e della buona politica?