Ad Acquaformosa l’accoglienza vien mangiando

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In principio erano i forestali. Poi arrivano gli LSU/LPU. A loro si aggiunsero i corsisti di ogni cosa, e i sovvenzionati di professione. Tutte categorie lavorative costruite su un insano principio: rendere il lavoratore un questuante. Un precario a vita. Un perenne assistito che dipende dalla politica. O meglio, da certa politica. Quella che ha reso il “contributo pubblico” una mera forma tribale per acquisire consenso elettorale. Il tutto ammantato sotto la retorica del bisogno di lavoro, sfruttando, in maniera abietta, l’estrema miseria che vige nei nostri territori.

Oggi che molti di questi “strumenti” sono venuti meno, ecco che arriva, per i politici amorali calabresi, la nuova manna dal cielo: i profughi, i migranti.

Squallidi personaggi politici che pur di mantenere il consenso politico attraverso la distribuzione di un obolo, si scoprono accoglienti, antirazzisti, umani, quando fino a ieri di questi “piddrizzuni” che arrivano nei barconi, non gliene fregava niente.

Anzi, se avessero potuto, li avrebbero presi pure a cannonate. Ma oggi che c’è qualcuno che paga per “accoglierli”, è meglio mettere dei fiori in quei cannoni.

Questo è quello che da un po’ di anni a questa parte succede nei nostri territori: tutti i politici, quasi tutti i sindaci vogliono il loro progetto SPRAR. Che tradotto significa: creare cooperative, associazioni, in tempi di magra, con centinaia di soci lavoratori (la categoria lavorativa più sfruttata in assoluto), impiegati nell’accoglienza e nella logistica, che alla prima tornata elettorale utile si trasformeranno in migliaia di voti.

Niente di nuovo sotto questo cielo. Solo che adesso non si stratta di fotocopiare carte come fanno gli LSU, o inventarsi la finta festa paesana, qui siamo di fronte a persone vive in carne ed ossa. E le responsabilità sono ben più grandi. Ma andiamo per ordine.neri

Che cos’è lo SPRAR

Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) costituisce una rete di centri di “seconda accoglienza” destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale, e si propone due obiettivi principali: offrire misure di assistenza e di protezione al singolo beneficiario; favorirne il percorso di integrazione attraverso l’acquisizione di una ritrovata autonomia.

Lo SPRAR è stato istituito ai sensi dell’art. 32 l. n. 189/2002, e in seguito a un protocollo d’intesa del 2001 stipulato dal Ministero dell’Interno, dall’ANCI e dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR), che hanno cercato di razionalizzare i programmi di accoglienza in precedenza gestiti a livello locale.

L’intera rete è coordinata e monitorata da un Servizio Centrale, gestito dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), in seguito ad una convenzione stipulata con il Ministero dell’Interno. Il Sistema è attualmente finanziato attraverso il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA) anche se nel corso del tempo ha potuto contare su diverse fonti di finanziamento straordinarie.

Questa forma di “accoglienza” va messa in campo indipendentemente dal colore politico del governo nazionale. Quindi, diffidate di chi vi dice rimandiamoli tutti a casa. Non si può. Lo dice la Convenzione di Ginevra e la nostra Costituzione.

Abbiamo l’obbligo di accogliere chi scappa da guerre e discriminazioni. Ed è su questo insindacabile principio che iene ed avvoltoi politici si sono buttati senza ritegno. La fetta da spartirsi è grossa. Specie al sud dove, a differenza del nord che protesta, tutti, oggi, vogliono fare accoglienza. Al nord non hanno bisogno di questo sussidio che deriva dal lavoro dell’accoglienza. Al sud, sì. E figuriamoci se non c’è, da noi, chi ci specula, come vedremo.

Ma quanto costa lo SPRAR?

I costi giornalieri nei progetti SPRAR sono diversificati in relazione al grado di vulnerabilità delle persone. Si passa da una spesa media di euro 32,40 per i posti ordinari, di euro 61,30 per i posti riservati ai minori, di euro 73,04 per i posti riservati a persone con disagio mentale.

Il valore medio ponderato dei costi giornalieri di accoglienza nello SPRAR è pari a 35 euro. Complessivamente, nel 2015 per tutti i centri SPRAR sul territorio nazionale si sono spesi 242,5 milioni di euro.manoccioIn questo mese di agosto, su incarico del direttore, ho visitato diversi di questi progetti, che sono sorti sul nostro territorio come i funghi, per “testarne” il reale grado di funzionamento.

Fino ad arrivare a quello che più di altri, persino della “storica Kasbah”, ha fatto parlare di se: lo SPRAR di Acquaformosa. Che ha posto sin dal primo momento l’accento al suo messaggio di accoglienza sulla provocazione politica a partiti e movimenti dichiaratamente razzisti e xenofobi, del nord. Su tutti Salvini.

Del resto, l’ex sindaco di Acquaformosa, il compagno Giovanni Manoccio, animatore principale dell’accoglienza in paese, non é nuovo ad “imprese di tal genere”. Infatti Acquaformosa è stato il primo comune italiano a dirsi  deleghistizzato.

La provocazione, ad Acquaformosa, corre sul filo. E non è la sola cosa a correre sul filo. Perché a guardare la situazione che si è venuta a creare in paese, a seguito dall’avvio del progetto SPRAR, mi sento di poter dire, dopo aver ascoltato, che anche ad Acquaformosa l’accoglienza vien mangiando.

GdD

1 – (continua)