Affari&Informatica, il fallimento di Tesi: paga sempre Pantalone

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di Fulvio Mazza

Fonte: Quotidiano della Calabria – 7 ottobre 2004 – 

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

… C’è da chiedersi quale motivo possono avere uno o più imprenditori, se non votati al suicidio, a risanare Tesi. Chi realmente dovesse farlo, difatti, dovrà sborsare un sacco di quattrini, visto che la legge vieta categoricamente a Fincalabra (che la “vox populi” indica quale agnello sacrificale) di effettuare ripianamenti di perdite e ogni altro intervento che non fosse chiaramente produttivo.

In materia abbiamo da registrare le dichiarazioni di Enza Bruno Bossio, amministratrice di Cm Sistemi Sud. Si tratta di un personaggio che da molti anni svolge un non trascurabile ruolo nella vita economico/politico regionale. Ieri in qualità di leader emergente della sinistra calabrese, oggi personaggio manageriale che non esita a nascondere simpatie verso il centrodestra. Quello che dice va registrato soprattutto nella sua qualità di presidente del Consorzio Clic ma non va dimenticato il suo fondamentale ruolo (positivo? Negativo? Valutino i lettori, sulla base degli esiti che sono sotto gli occhi di tutti) svolto nel citato contesto regionale. E’ stata, difatti, in tempi diversi, amministratore delegato di Intersiel e direttore generale di Telcal.

Abbiamo letto con grande attenzione le dichiarazioni da lei recentemente rilasciate alla stampa. Ma in verità – strano a dirsi – racconta moltissimo fumo e pochissimo arrosto. Da tali dichiarazioni notiamo difatti come affermi che la nuova gestione di Tesi condurrà a grandi risultati imprenditoriali e occupazionali con sensibili ricadute sulla Calabria e sui calabresi. Ma senza minimamente dire in che modo e con quali costi privati e pubblici.

TERZA PUNTATA

La stessa cosa sostanzialmente dicasi per l’altro principale attore della vicenda in questione, il presidente di Fincalabra, Antonio Gargano. In una dichiarazione diretta – eludendo qualsiasi nostra richiesta di affermazioni specifiche – ci ha difatti affermato solo che “i privati che stanno per entrare in Tesi – la Lutech e il Clic – hanno presentato un progetto produttivo convincente che permetterà alla stessa Tesi di competere sul mercato” aggiungendo poi che “Fincalabra e i futuri soci stanno determinando le modalità di subentro nella titolarità delle azioni e di superamento della situazione debitoria di Tesi”.

Quanto dice Gargano, lo si sarà ben compreso, appare poco convincente. Se prima Tesi andava malissimo, come farà ad andare bene ora? E poi, chi coprirà il baratro del bilancio? Ed ancora, come si riuscirà a rendere produttivo un insieme di lavoratori – certamente bravissimi – ma altrettanto certamente poco motivati, scarsamente orientati al mercato e un tantino folti e costosi?

E – in questa situazione tutt’altro che rosea – come si fa a prevedere persino l’assorbimento di quegli oltre 100 altri lavoratori ex Telcal ed ex altro ancora (professionalmente ancora meno orientati al mercato rispetto ai precedenti) che, in altre dichiarazioni e documenti pubblici, si è detto che saranno inseriti nella Tesi medesima?

Qui dovremmo aprire un altro discorso sulle previste ricadute occupazionali della Telcal. Forse dovremmo anche aprire un diverso versante ancora circa lo stato di salute di un altro dei protagonisti di questa intrecciata faccenda: l’Intersiel, che è anche in cattive acque. Ma i lettori avranno certamente già compreso da soli. Ci limitiamo esclusivamente a sottolineare che del sogno produttivo dell’informatica pubblica calabrese degli anni Ottanta/Novanta, l’unica ad emergere bene è la sola Pitagora spa.

La soluzione che dunque temiamo è che – come spesso accade – paghi Pantalone e cioè noi tutti.

Ma torniamo all’asse centrale di queste brevi riflessioni problematiche.

Un’interpretazione più convincente rispetto a quella di Gargano ci proviene dal direttore di Tesi, Lillino Citrigno, che ci anticipa che sarà la stessa Fincalabra ad azzerare il debito di Tesi tramite un proprio prestito. “Esso – continua Citrigno – verrà concesso a condizioni di favore e verrà restituito tramite gli utili della nuova società”.

E, come si sarà visto, già Pantalone comincia a pagare. Perché “condizioni di favore” significa che Fincalabra (ovvero noi tutti) ci rimetterà certamente qualcosa. Al di là della legittimità giuridica, o meno, dell’operazione, certamente rimaniamo poi perplessi su come mai farà un carrozzone improduttivo a divenire tutto ad un tratto un’azienda che produce così tanti utili. Ma se così sarà, saremo ben contenti.

Ma probabilmente nei progetti inconfessabili, ce n’è anche e soprattutto un altro. Quello della realizzazione di bandi di commesse “orientati” verso Tesi grazie ad opportune elusioni delle norme. In verità – al di là del fatto che leggi regionali, nazionali e comunitarie vietino interventi siffatti – è lo stesso presidente Gargano a negarci decisamente la questione. E, conseguentemente, siamo tenuti a credergli. Però, sulla stessa stampa, qualche giorno fa ha dichiarato anche che tra promittenti acquirenti e Fincalabra si è stabilito che i campi di lavoro prioritari della nuova Tesi saranno la gestione di una serie di servizi pubblici regionali. Al che, da “cattivi pensanti” quali siamo, ci vengono in mente due dubbi.

Il primo è il seguente: ma allora è vero che la Tesi – alla faccia delle leggi e della concorrenza che serve ad abbassare i costi – avrò delle belle commesse dalla Regione (a costi, immaginiamo, non proprio di mercato)?

Il secondo è che la Tesi medesima, sin da ora, si prospetta come un’azienda votata all’assistenzialismo pubblico.

A chiarirci qualcos’altro in merito è ancora il direttore della Tesi. Ci premette, innanzitutto, che comunque l’azienda rimarrà ancora in mano pubblica (Fincalabra 30%; l’azienda Iam, collegata all’Asi di Reggio, 11,5%; Comuni di Rende e Cosenza e Provincia di Cosenza 9,5%; contro il 49% che si divideranno pariteticamente Lutech e Clic). Conseguentemente, ci fa capire che la Regione concederà alla nuova azienda – grazie ad opportune elusioni – un trattamento di favore. Nulla di nuovo sotto al sole, a quel che sembra. La solfa è sempre la stessa, la storia si ripete: privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Eh sì. Ci sembra già di vederci, tra qualche anno (dopo una – magari anche formalmente legittima – nuova “spremuta” di finanziamenti pubblici) ad assistere ad un nuovo stato di crisi con i lavoratori nuovamente a rischio occupazione, con la Regione pronta a sborsare i soldi eccetera.

Nulla di strano, insomma. Semmai risulta strano il fatto che l’opposizione – Democratici di sinistra in testa – pare che, e non da ora, non veda, non senta, non parli. Ma, dato che a pensare male si fa sempre peccato, preferiamo prendere in parola il presidente Gargano ed attendere fiduciosi l’annunciato piano industriale.

Solitamente, in questi casi, si conclude segnalando che, per eventuali approfondimenti, ci si può basare su quanto emerge dal relativo sito internet. Trattandosi di un’azienda informatica eravamo ceri, certissimi che tutto ciò sarebbe emerso con maggiore e migliore chiarezza. Ma – si segga chi sta leggendo in piedi – la Tesi non ha un sito funzionante e lo stesso direttore ne disconosce l’indirizzo. Ci chiede a tal proposito di cercare su google. Ma, nonostante la ricerca, non abbiamo fatto molti passi avanti. Il sito è in costruzione www.tesi.cs.it. Inutile cliccare, non troverete niente.

Ma visto che, come dice il direttore, i dipendenti stanno quasi senza far nulla, non potrebbero almeno realizzare il loro sito?

3 – (continua)