Affari&Informatica: Tesi, ascesa e crollo di un carrozzone politico

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di Fulvio Mazza

Fonte: Quotidiano della Calabria 5 ottobre 2004

Che strana l’informatica pubblica in Calabria. Sembra di ricordare Napoleone. Quando sugli altari, quando nella polvere.

Sugli altari quando i finanziamenti pubblici sono pingui e, dunque, non si avverte l’esigenza di confrontarsi con il mercato. Nella polvere, quando tali finanziamenti scemano e quel mercato, ignorato in precedenza. diventa l’unica – ma quasi impossibile – ancora di salvataggio.

Questo è, quantomeno, quello che emerge da quel che abbiamo appurato allorché abbiano pensato di effettuare una, seppur breve e necessariamente approssimativa, storia dell’informatica calabrese.

“In principio” era Telcal. Si trattava di un consorzio ideato alla fine degli anni Ottanta per favorire l’informatizzazione di base della Regione Calabria. Una regione intesa tanto sotto l’aspetto di ente istituzionale, quanto sotto quello di tessuto imprenditoriale regionale. Fra i suoi obiettivi indiretti vi era indubbiamente anche quello di determinare significative ricadute in termini occupazionali nel comparto informatico calabrese.

Ma, sempre “in principio” (non ce ne voglia l’evangelista Giovanni) era qualcos’altro ancora: era anche il Crai. Anche in questo caso evitiamo digressioni fuorvianti. Ci limiteremo a dire che si trattava di un centro di ricerca di buon livello scientifico che tuttavia (fra carenze di interesse pubblico universitario e non, annacquamento di risorse interne meno qualificate e difficoltà di inserimento nel mercato) non riuscì poi a decollare. Anche in questo caso le ricadute occupazionali erano quantomeno ben auspicate.

Qui nasce il vero soggetto di queste nostre righe: la Tesi. Si tratta di una società nata nel 1996 con l’obiettivo di salvare l’occupazione (un centinaio di unità), a seguito della messa in liquidazione proprio del Crai. Come spesso accade nella nostra regione (un po’ ovunque – in verità – ma particolarmente in Calabria) politici assistenzialisti e sindacalisti pressati dal “ricatto della tessera” privilegiarono l’aspetto della salvaguardia del reddito puro e semplice rispetto a quello della produttività (e, dunque, della generazione di un maggior reddito, anche se non a brevissimo termine).

Che la soluzione fosse di basso profilo lo si evinceva anche dal fatto che i migliori degli ex dipendenti Crai preferirono riconvertirsi in aziende private (del settore e non) o addirittura crearne di nuove, pure di successo.

Per andare incontro a tali ex dipendenti Crai, comunque, si creò una nuova società. In tal senso la Regione autorizzava, con la legge regionale 14/96 la Fincalabra a partecipare al capitale della Tesi. Poneva nel contempo all’articolo 2 la misura massima della partecipazione ad un tetto del 30% del capitale della Tesi stessa.

Tra i privati facenti parte del Crai, subito si defilavano la Sirfin (un’azienda informatica di Mario Cozza) e l’Intersiel (un ramo informatico del Ministero delle partecipazioni statali). In positivo, il primo passo lo fecero invece un certo gruppo di dipendenti. Con un senso di responsabilità e di imprenditorialità tanto encomiabile quanto purtroppo malposto, essi decisero di sottoscrivere una parte del capitale sociale. Un’altra parte, più consistente, ma non determinante, venne sottoscritta dal Comune di Cosenza, da quello di Rende e dalla Provincia di Cosenza.

Ma mancava ancora un forte socio privato. Ed ecco apparire quasi dal nulla e per incanto, l’Ised, una società informatica di Roma. Che l’affare, per la Ised, fosse appetibile lo si intravide subito: si trattava di “gestire” le pingui commesse regionali. Nei primi anni, difatti, la Tesi andò avanti a gonfie vele. Le commesse non mancavano perché la Regione Calabria, senza che risultino gare o altro, decise di affidarle una serie di lavorazioni per diversi miliardi delle vecchie lire.

Nel contempo Tesi, per ottemperare alle notevoli commesse, si trovava nella necessità di effettuare numerosi acquisti di prodotti e servizi. Da chi? Dalla stessa Ised, ovviamente. Tale azienda in un batter d’occhio si trovò, dunque, a beneficiare doppiamente dell’affare giuntole per via diretta dalla Regione.

A partire dal 1999, a seguito di opposizioni proposte in sede amministrativa avverse al conferimento di commesse senza gara, il Tar della Calabria eccepì la non correttezza delle procedure. Conseguentemente, la Tesi si trovò senza avere più le commesse bell’e pronte. Poteva sempre partecipare, come in effetti partecipò, alle varie gare che la Regione incominciò a varare. Però, non essendo abituata a confrontarsi col mercato, risultò spesso perdente. Il baratro si apriva anche e soprattutto perché altre commesse non pubbliche praticamente non ne avevano.

L’Ised programmava così la sua fuoriuscita da una Tesi che oramai era diventata non più redditizia. Somigliava praticamente a quel punto ad una zavorra della quale liberarsi al più presto. E chi trova disponibile per prendersi tale zavorra? La Regione Calabria, ovviamente.

Il socio Fincalabra decideva, difatti, di acquistare il pacchetto dell’Ised giungendo ad infrangere platealmente ben due leggi regionali in più suoi punti. Per uscire dall’assai anomala situazione in cui si venne a trovare, nel corso del 2003 Fincalabra pensò ad un privato cui cedere una parte delle quote del capitale di Tesi da essa possedute e bandiva una manifestazione di interessi per selezionare un partner.

1 – (continua)