Alvaro Soler, ma chini sì?

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Finalmente è ufficiale: l’artista di punta del Capodanno cosentino sarà Alvaro Soler.

Chi è? Sono in molti a chiederselo; il popolo che non segue i talent fa fatica a memorizzare il nome per chiedere notizie a nipoti o amici, i più giovani o i teledipendenti sono forse più sorpresi che contenti.

Di certo Alvaro è una star della televisione, al momento almeno, perché è uno dei quattro giudici di XFactor, lo show che su Sky ha riaperto i battenti da qualche settimana. Soler è un ragazzone spagnolo, classe 1991, che ha al suo attivo niente di meno che quattro singoli (uno con Emma Marrone) e sulla mensola della cucina espone addirittura un premio Coca Cola Summer Festival.

Il suo tormentone dell’estate, “Sofia”, ha girato parecchio ma la destinazione del brano è stata comunque, ripiegati gli ombrelloni, il fondo di un cassetto.

Ma perché chiamare un cantante senza passato (leggi senza repertorio), con un breve presente e un futuro al massimo di un paio di stagioni? Cosa canteranno i cosentini a squarciagola, con la bottiglia di spumante in mano, e gli occhi verso il palco? Niente, o meglio, cover.

Già, perché l’unica chance che l’affascinante spagnolo ha di intrattenere il pubblico di Capodanno per più di dieci minuti, è tuffarsi su un repertorio altrui. Dunque il Comune pagherà, profumatamente vista la ribalta tv, un ragazzo affascinante (niente da dire) perché salga sul palco a cantare cover di altri.

Perché? Perché non puntare, visto che il tempo non è ancora tiranno, su ben altre voci e personalità? Forse perché Soler è un volto televisivo? Forse perché, si spera, abbia una risonanza mediatica sui siti nazionali? Forse perché un suo selfie a piazza dei Bruzi vale un migliaio di like e questo è ritenuto sufficiente?

Forse perché è bello? Un dollaro per chi riuscirà solo a intuire il baffetto di Alvaro da lunga distanza. La verità è che la piazza si riempirebbe ugualmente anche se davanti al microfono ci fosse Topo Gigio: nella prima notte dell’anno la città e i suoi dintorni si riverserebbero comunque sulle strade del centro per brindare, ballare, organizzarsi per andare altrove.

Il pienone non è un termometro di piacere. Il godimento della musica è ben altra cosa. Soprattutto se a cantare “Sarà perché ti amo” è un barbuto spagnolo e non la brunetta dei Ricchi Poveri.

Lea Abate