Amantea, caporalato: i fratelli Arlia Ciommo millantavano conoscenze con le forze dell’ordine

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Millantavano conoscenze con le forze dell’ordine per evitare che i lavoratori da loro sfruttati potessero ribellarsi, i due fratelli Francesco e Giuseppe Arlia Ciommo di Amantea posti agli arresti domiciliari con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravati dalla discriminazione razziale visto che la paga ‘a nero’ variava a seconda del colore della pelle

I due fratelli arrestati, già noti alle forze dell’ordine impiegavano dai 5 agli 8 immigrati al giorno nella loro azienda di Amantea. I caporali li arruolavano nei pressi del centro d’accoglienza per migranti della cittadina tirrenica, i cui gestori, comunque, secondo quanto precisato dagli inquirenti, risultano estranei ai fatti.

I due fratelli, uno dei quali titolare dell’azienda di localita’ Chiaia della cittadina balneare, e l’altro dipendente, andavano personalmente a prelevare la manodopera ad una certa distanza dal centro d’accoglienza, al fine di non destare sospetti. Ma le precauzioni non sono bastate, perché i carabinieri di Amantea hanno comunque avviato le indagini proprio perché insospettiti dai movimenti dei richiedenti asilo verso le aree rurali della cittadina. I migranti erano sottoposti a minacce ed angherie. In particolare, millantando conoscenze istituzionali, i due fratelli minacciavano le persone sfruttate di rimpatriarli.

I carabinieri della Compagnia di Paola, nell’operazione condotta stamani per l’esecuzione dei provvedimenti del gip, hanno sottoposto a sequestro preventivo l’azienda ed altri beni per un valore di circa 2 milioni di euro. Sequestrati anche 80 mila euro in contanti trovati nel corso dell’operazione.