Antonio Provenzano, il “ras” della Polizia Stradale

Advertising

Siamo un nutrito gruppo di poliziotti della Polizia Stradale di Cosenza, tutti esausti per aver subito o per subire ancora le malefatte del comandante Antonio Provenzano (che nessuno ha il coraggio di denunciare) e che vorrebbero un po’ di giustizia, almeno all’interno della stessa amministrazione.

Antonio PROVENZANO, arrivato alla questura di Cosenza negli anni ’80, viene assegnato all’Ufficio Volanti allorquando rivestiva la qualifica di agente-assistente. Vince il concorso da ispettore e nell’anno 1988 viene subito trasferito all’Ufficio DIGOS dove rimane sino al ‘98/’99.

Vince il concorso da vicecommissario e, nel 2003/2004, transita nella qualifica dei funzionari (grazie ad un “aiutino” da parte di una dominante sigla sindacale) e, in prima assegnazione, viene trasferito al Compartimento Polizia Stradale Calabria di Catanzaro, dove gli viene affidato l’incarico di funzionario addetto.

Polizia stradale, Potenza

Nel 2007/2008, storicamente in netto contrasto col dottore MARTORANO, allora dirigente, giocando sotto banco e stimolando la denuncia sulle manomissioni che venivano perpetrate in quell’ufficio verbali, riesce ad eliminare l’antagonista e farsi assegnare alla direzione della Sezione Polstrada Cosenza.

Era riuscito, in un periodo appena precedente, a farsi aggregare in quest’ultimo ufficio, appunto la Sezione Polstrada Cosenza (da sempre molto ambito anche, e non solo, per comodità logistiche …). Nell’ambito di questo periodo di temporanea assegnazione, causa l’assenza del dirigente in carica, MARTORANO, viene promosso per meriti straordinari, grazie ad una grande forzatura, da commissario capo a vicequestore aggiunto per aver rappresentato “ad hoc” di essere stato capace di sventare una rapina durante un intervento di routine.

Già dai tempi della questura, Provenzano si è subito contraddistinto per la poca diplomazia e per i metodi prepotenti utilizzati nell’ambiente esterno e, principalmente, all’interno (dov’è più facile con il grado fare il duro con i suoi sottoposti) e per i metodi vendicativi e ritorsivi che da sempre lo hanno caratterizzato.

Tridico

Nel ‘98/’99, quando rivestiva la qualifica di ispettore venne anche rinviato a giudizio su formale denuncia del suo dirigente (vicequestore aggiunto RAFFAELLA PUGLIESE) per il reato di truffa all’amministrazione d’appartenenza per aver percepito indennità da foglio di viaggio non dovute, nonché essersi dedicato alla pratica forense in orario di servizio: giudizio conclusosi favorevolmente all’indagato grazie all’insabbiatore dei potenti per eccellenza, il pessimo Bruno Antonio TRIDICO. 

Nel 2008, a seguito di una consistente raccomandazione da parte della sua sigla sindacale d’appartenenza di allora, diviene dirigente della Polizia Stradale di Cosenza e subito, appena arrivato, denuncia all’Autorità giudiziaria l’ispettore capo Franco ALPINO, che fino al suo insediamento era stato il responsabile dell’Ufficio segreteria Sezione Cosenza, ossia il braccio destro dell’uscente dirigente nonché “antagonista alla poltrona”, MARTORANO.

Letteralmente “fuggito” dalla Stradale di Cosenza, oggi ALPINO presta servizio al Commissariato di Castrovillari distaccato alla locale Procura nel prestigioso incarico di responsabile dell’ ufficio PG. Da tale procedimento penale ALPINO fu assolto.

Tra il 2010 e il 2011 arrivò alle mani e/o spintoni nell’ufficio archivio della Sezione Polizia Stradale Cosenza con il vicequestore aggiunto Salvatore VARTULI (funzionario addetto Sezione Polstrada Cs), che ebbe la peggio senza però denunciare l’accaduto.

Nel 2012, e più precisamente il 4 di gennaio, in occasione del cambio di guardia della Direzione del servizio di Polizia Stradale presso il Ministero dell’Interno, con l’avvento della dottoressa PELLISARIO che si insediava successivamente a Roberto SGALLA (allora suo protettore al Ministero per essere entrambi appartenenti storici della sigla sindacale Siulp), gli è stato notificato immediatamente, dopo pochissimi giorni, un art. 55 D.P.R. 335/1982 (incompatibilità ambientale).

Granieri
Granieri

Provenzano è uscito da quest’altro casino grazie alla lettera “d’accompagnamento” richiesta ed ottenuta dal procuratore GRANIERI (e che ve lo diciamo a fare?), nella quale, sostanzialmente, veniva “protetta” la sua presenza in sede perché ritenuta strategicamente, ma falsamente, fondamentale per la prosecuzione di alcune indagini di P.G. che di fatto venivano invece condotte da qualche altro suo sottoposto Comandante.

Negli ultimissimi mesi del 2012, serpeggiava nell’ambiente della Sezione Polstrada Cosenza, la notizia di una lite verbale furibonda fra il solito PROVENZANO e l’ispettore capo Francesco MORELLI, responsabile allora della squadra di P.G. della stessa Sezione, in servizio in quella sede da oltre 30 anni. Entrambi palesarono l’estrema determinazione nel volersi vicendevolmente querelare.

Quel trombone di un Cozzolino
Quel trombone di un Cozzolino

Solo a seguito di un estremo intervento nell’ufficio del magistrato COZZOLINO, si evitò il reciproco scontro giudiziario. Dopo tale vicenda il MORELLI ha dovuto subire, guarda caso, 2 sanzioni disciplinari conclusesi con altrettante pene inflitte. Lo stesso ispettore è scappato dalla Stradale chiedendo ed ottenendo, nel dicembre 2012/gennaio 2013, il trasferimento nella questura di Cosenza, ufficio di Gabinetto, con un distacco temporaneo presso la Procura della Repubblica di Cosenza.

Un altro ispettore, stavolta una donna, ha avuto la “fortuna” di essere assegnata all’Ufficio P.G. della Sezione di Cosenza e di succedere quindi all’ispettore MORELLI, parliamo di Ornella QUINTIERI, ma è scappata presto via anche lei, appena possibile, giurando di non mettervi più piede in quell’ufficio per colpa del solito Provenzano.

Al momento, essendo girata la voce e non essendovi quindi più ispettori disposti ad avere a che fare, per la Polizia Giudiziaria, con questa dirigenza, c’è da poco una figura tampone, un Sovrintendente, Gianluca VENNERI, che testualmente “disgustato”, ha già fatto domanda di trasferimento, volendo scappare dalla Stradale, per altro reparto della provincia.

Altro ispettore infine, giunge trasferito alla Stradale di Cosenza e assegnato alla polizia stradale di Rende mediante un atto ingannevole. L’ispettore Gianni RICCARDO chiede di essere trasferito, dopo soli tre mesi e nonostante sia prossimo al pensionamento, dalla Stradale ad altro ufficio della stessa provincia ed è ancora in attesa che giunga il miracolo.

E ancora altri Comandanti di reparto, suoi sottoposti, per loro stessa ammissione, resistono a tale personaggio per il solo fatto di essere a capo di uffici per loro fortuna collocati agli estremi confini della provincia. Ciononostante, qualcuno di questi, in perfetta coerenza col proprio “apparato digerente”, ha formulato comunque domanda di trasferimento per le “indigeste ingiustizie” che è costretto a sopportare quotidianamente.

1 – (continua)