Asp, la scelta del nuovo dg Mauro è un patto tra politica e massoneria

(foto corriere della sila)
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L’Asp di Cosenza ha il suo “nuovo” direttore generale. Finalmente. Alla fine la montagna ha partorito il suo topolino legale.

Dopo una disumana fatica seconda solo a quella di Sisifo, sostenuta più a rottamare Filippelli che a nominare Mauro, la classe politica calabrese ha trovato la quadra.

Il commissario Filippelli
Il commissario Filippelli

La dismissione per Filippelli è un boccone amaro e duro da ingoiare e suona come una bocciatura difficile da sopportare. Una uscita senza gloria e onore.

La verità è che da tempo, l’oncologo di Paola, era ostaggio di quella classe politica che, dopo la nomina, lo ha accerchiato e manovrato. In verità il Commissario, non sostenuto da adeguate capacità, da subito ha dimostrato di essere inadeguato per gestire l’Asp più complicata d’Italia, purtuttavia bisogna riconoscergli l’attenuante che ha avuto sin da subito le mani legate.

Non è riuscito a smarcarsi dai suoi padrini politici e il suo cammino si è dimostrato un percorso ad ostacoli sui carboni ardenti. Ha sbagliato su tutto e in tutto. Praticamente un pugile suonato messo al tappeto dal suo stesso allenatore.

A Filippelli, pur consapevole di essere ostaggio dei suoi mentori, rimproveriamo soprattutto la mancanza di autonomia gestionale, da subito dimostratasi, accettando remissivamente i dioscuri di Oriolo come direttore amministrativo e direttore sanitario. Evanescente è stata la sua azione di legalità che invece avrebbe dovuto aggredire le molte contraddizioni che esistono nell’organismo dei dirigenti e del comparto. Proprio su questo campo Filippelli ha fallito.

Ed è su questo terreno che valuteremo il medico legale Mauro oggi promosso a direttore generale. Non che vogliamo dettare la sua linea, ma i tanti dirigenti e i molti dipendenti seri e preparati, unitamente ai molti cittadini onesti della provincia (esclusi quanti si sono cinghializzati), si aspettano dal dottore Mauro una ventata di cambiamento che segni un profondo solco di discontinuità dalla pessima gestione del salumiere di piazza Riforma e di quella di Filippelli.

Tonino Gentile e Gianfranco Scarpelli
Tonino Gentile e Gianfranco Scarpelli

In sostanza ci chiediamo se sarà capace di rivendicare quella necessaria autonomia gestionale, propria di un direttore generale, per risolvere le molte questioni illegali che da mesi stiamo denunciando.

Ovvero Mauro sarà in grado di risolvere la questione Magnelli? Come pure la pelosa questione Sosto? O quella del dottore Borselli? Sarà in grado di mettere in riga la pletora di dipendenti di via Alimena che sono qui solo per curare i propri interessi personali dopo aver garantito quelli del Cinghiale?

Sarà capace Mauro di abolire tutti quei privilegi che quotidianamente si consumano fra le mura dell’ex Inam? Qualche dubbio lo abbiamo, forse più di uno.

I nostri dubbi, non riconducibili alle capacità professionali del dottore Mauro, che sono indiscutibili, trovano fondamento nei metodi e nei modi con i quali il nuovo direttore generale è stato individuato e selezionato.

Invero, la sua nomina sembra un pannicello caldo, una minestra riscaldata o peggio il risultato di una alchimia incappucciata figlia di un compromesso di una certa classe politica oggi molto influenzata dai gruppi di potere dei clubs altolocati più noti come massoneria.

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Pertanto la scelta praticata non è altro che il riproporsi di un metodo già altre volte sperimentato. Una scelta non certamente generata da uno slancio di altruismo a buon mercato, come lascerebbe pensare la decisione di preferire un dirigente interno, bensì maturata sull’asse trasversale Palla Palla-Cinghiali-Madame Fifì che, dopo aver disegnato l’identikit del dg con il filo a piombo e il regolo, si orientano verso le indicazioni provenienti dall’occhio divino.

Consci che l’ottimismo non è una virtù, noi che aspettiamo il cambiamento della discontinuità annunciata da Oliverio, mai ci rassegneremo alla consapevolezza dei più che la sventura a cui non c’è rimedio debba essere sopportata.

Fino a quando questa voce libera non verrà soffocata, noi saremo sempre a denunciare e poco importa che l’Asp di Cosenza sia diventata un brodo in cui ormai tutti nuotano.
Buon anno a tutti i “nuotatori”.