Asp, Magnelli e Filippelli “regalano” migliaia di euro ai soliti amici grazie ai prestiti con le finanziarie

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Nessuno mai si è preoccupato di ficcare il naso nella gestione “allegra” dei prestiti con gli istituti finanziari in uso presso l’Asp di Cosenza. Una  consuetudine amministrativa eticamente molto discutibile, e perciò censurabile, su cui il Collegio dei Revisori dei Conti dell’Asp avrebbe dovuto soffermarsi, riflettere ed eventualmente porre i necessari rilievi.

Partiamo dalla circolare n. 63 del 16/10/96 con la quale la Ragioneria Generale dello Stato fornisce alle Pubbliche Amministrazioni le giuste istruzioni in ordine alle procedure da adottare circa la possibilità che hanno i dipendenti statali di contrarre prestiti da estinguere in busta paga mediante l’istituto della delegazione.

Al punto C della stessa, il legislatore recita testualmente: “è necessario che venga stabilita PREVENTIVAMENTE una apposita convenzione fra l’amministrazione e gli istituti finanziari, l’onere da porre è a carico degli istituiti finanziari ed è pari al costo delle risorse umane ed informatiche impiegate”.

Fin qui la norma. Nulla da eccepire. Ma quanto accade all’Asp di Cosenza è molto singolare e grottesco.

Il direttore del Personale Remigio Magnelli, già condannato per abuso d’ufficio, viste le indiscusse incompetenze amministrative del direttore amministrativo (il suo terreno è la sociologia non certo il diritto amministrativo), dà alla circolare ministeriale un’interpretazione ad uso “personale” e fa il filantropo con i suoi collaboratori.

Il commissario Filippelli
Il commissario Filippelli

Di grazia il bravo Magnelli, molto gradito al commissario Filippelli, a cui è stato “gentilmente” fatto obbligo di mantenerlo al posto di comando, negli atti che riguardano la materia e di cui oggi parliamo, non fa alcuna menzione di PREVENTIVE CONVENZIONI con gli istituti finanziari.

Ciò, pur essendo il meno, emerge chiaramente leggendo la delibera n. 1105 del 18/6/15 nella quale l’avverbio PREVENTIVO (usato dal legislatore nella circolare n. 63 come conditio sine qua non) come per magia scompare.

In verità con la delibera in questione vengono liquidati in totale, e ciò è l’aspetto grave, più di undicimila euro ad alcuni dipendenti.

Ma il meglio di se il direttore del Personale, affiancato dalla dott.ssa Fabiola Rizzuto nel ruolo di responsabile del procedimento, lo mette in scena quando nell’atto di liquidazione afferma: “in attesa di definire con apposito regolamento le modalità di utilizzo di dette somme, si ritiene opportuno, non interrompere quanto già stabilito in passato e quindi erogare le somme incassate al personale che ha partecipato al procedimento amministrativo”.

A questo punto ci viene da chiedere: ma da quanti anni si consuma questa procedura?

Avete capito bene, le somme recuperate da anni non vengono accantonate in un fondo specifico, com’è giusto che sia, per poi decidere come debbano essere meglio utilizzate, ma vengono invece elargite ai “soliti” dipendenti.

In verità, la circolare ministeriale n.63, a cui il duo Magnelli – Rizzuto fa riferimento, non dice come utilizzare le somme recuperate, ma va da se che restino nelle disponibilità dell’ente. Di certo non dovrebbero essere liquidate ai dipendenti che già percepiscono quanto dovuto per l’attività che esplicano in azienda.

In effetti, per tutto ciò che la circolare n.63 non dice, Magnelli decide autonomamente. Quindi  elargisce le somme recuperate ai dipendenti. I soliti del resto. Così facendo, i dipendenti percepiscono nel totale un indebito guadagno pari a più di 11.000,00 euro annui.

A fronte di questo modus operandi i revisori dei conti che fanno? In un’altra istituzione di certo avrebbero già avviato le procedure necessarie per porre fine a questa ignobile pratica molto diffusa e assai praticata presso l’Azienda Sanitaria di Cosenza… ma l ‘Asp di Cosenza, purtroppo per noi, è un ente “gentile” di un sistema che ruota in una galassia protetta.

Evviva!