Bastardi senza gloria, da Calabria Ora a Le Cronache: il giro di soldi da una società all’altra

Piero Citrigno

IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO

BASTARDI SENZA GLORIA

DA CALABRIA ORA A LE CRONACHE

QUELLO CHE NESSUNO VI HA DETTO

SULLA STAMPA CALABRESE

FINANZIAMENTI PUBBLICI, AUMENTI DI CAPITALE SOSPETTI, BILANCI BALLERINI, EMAIL COMPROMETTENTI, INTERCETTAZIONI SHOCK. DALL’EDITORE CHE CHIAMA I GIORNALISTI BASTARDI ALLA VALORIZZAZIONI DI UNA TESTATA FALLITA IN POCHI MESI PER INCASSARE I SOLDI DI STATO. E LA STORIA CONTINUA

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RIASSUNTO DELLA PUNTATA PRECEDENTE

Questa storia coinvolge tre giornali (Calabria Ora, Il Garantista, Cronache delle Calabrie), e ne lambisce un quarto, la Nuova Provincia, in fase pre-iGreco, che vide la luce grazie ai soldi che Ivan Greco, pubblicitario e marito di Simona Gallo (all’epoca riverita editrice de La Provincia), non versò mai nelle casse di Calabria Ora nel periodo febbraio-aprile. In quei tre mesi, sulla scia dei fatti del “cinghiale” il quotidiano ebbe una ripresa delle copie e della pubblicità. Ma nella confusione creata dal caso mediatico Gentile-De Rose e dalla confisca dei beni a Citrigno, Greco riuscì a svignarsela con i soldi che sarebbero serviti a pagare i Tfr dei lavoratori (che ancora restano in attesa). I quattrini vennero destinati alla start up de La Nuova Provincia che poi chiuse i battenti dopo soli tre mesi a causa delle poche copie vendute. Altri giornalisti finirono nuovamente a spasso. Il liquidatore Bilotti, oggi, assicura che è in corso un procedimento contro Ivan Greco proprio per quei soldi spariti. Si vedrà.

In uno stralcio di una conversazione tra Piero Citrigno e il figlio Alfredo, intercettata dalla Guardia di Finanza, l’imprenditore condannato per usura manifesta la sua volontà di chiudere il giornale entro gennaio 2014 e passare la patata bollente a De Rose liquidando le sue quote per 250mila euro. Il proposito di Citrigno è quello di scampare al rischio di vertenze dei lavoratori e lasciare De Rose, che avanza da Citrigno una bella sommetta per la stampa, a bocca asciutta e col fiato dei dipendenti addosso. A proposito dei giornalisti, Citrigno, non ha peli sulla lingua:

«Alfre’, io ho il timore a ni impelaga’ cu chisti cca, cioè nua ami continuà a teni su giurnale per da a campa’ a sti quattro cornuti (…) u giurnale mi ha esaurito perché tu ti vai a trovare in mezzo a questi quattro bastardi che ti fanno quattromila azioni legali quando hai chiuso (…) tieni vertenze, tieni l’ira di Dio, ecco perché ami essa bravi a nu fa chiudi ancun’atru stu cazz’i i giornali… chiudimu nua Alfre’?”.

SECONDA PUNTATA

Citrigno confida al figlio le sue perplessità e manifesta, come alternativa, la fondazione di un nuovo giornale.

«C’è quella cosa che dici tu, se a pigliare, ad assumerci questo rischio per portarci dietro tutti sti vacabunni, sti cornuti a da a campa’ e Scopelliti n’adda da’ cinquecento/seicentomila euro, ma chi cazzo na fa’ fa’… u chiudimu tra tre mesi, quattro mesi, cinque mesi, u facimu un altro giornale Alfre’»

schermata-2016-10-29-alle-17-02-04«Alfre’, tu ti vai a trovare in mezzo a questi quattro bastardi che ti fanno quattromila azioni legali quando hai chiuso»

Piero Citrigno si rammarica che non ci siano disposizioni di legge che gli possano permettere di licenziare i giornalisti senza tante storie. Concorda con Alfredo che conviene aspettare gennaio, per sbrigare alcune faccende, e chiudere la faccenda del giornale magari predisponendo un piano che motivi i tagli. Magari con un direttore scelto apposta per proporre un’edizione del giornale unica (invece delle tre edizioni), la chiusura di diverse redazioni e il licenziamento della metà del personale. Un piano che non è riuscito né con Sansonetti né con Luciano Regolo.

Il Premio "Cultura dell'Umanità" ad Alfredo Citrigno
Il Premio “Cultura dell’Umanità” ad Alfredo Citrigno

«Se andiamo sulla linea che dobbiamo cacciare tutto quel personale senza un progetto…».

«Nun u fannu caccia’» conclude il padre seccato.

Ad Alfredo Citrigno, nel marzo scorso è stato consegnato il premio “Cultura dell’Umanità” a San Pietro a Maida (Catanzaro) ideto dal presidente dell’associazione Nico Serratore e dalla stilista e direttrice artistica Cristina Medaglia.

Fausto Aquino
Fausto Aquino

Intanto, ad oggi, la vicenda delle scatole editoriali di Piero Citrigno è finita in tribunale. Sul banco degli imputati, accanto all’ex socio in affari Piero Citrigno, anche Fausto Aquino, per un’estate anche direttore di Calabria Ora nel passaggio Pollichieni-Sansonetti, e tre amministratori delle società “Cooperativa editoriale calabrese – Cec” e “Paese Sera editoriale” (entrambe fallite): Rosanna Grillo, Tommaso Funari e Massimo Zimbo. Tutti dovranno spiegare i giri di denaro spostati, secondo l’accusa, al solo scopo di frodare i creditori, soprattutto i giornalisti dipendenti.

«Citrigno e Fausto Aquino dovranno rispondere in aula del giro di soldi effettuato da una società editoriale all’altra» 

L'articolo sulla bancarotta uscito su L'Espresso
L’articolo sulla bancarotta uscito su L’Espresso

Ma lo show deve andare avanti. E così i giornali cambiano nomi ma non la crew e, soprattutto, non si fermano mai. Le rotative di De Rose sono le più attive. Sua fu la stampa della Provincia, di Calabria Ora (poi Ora della Calabria), della nuova Provincia, del Garantista e ora delle Cronache delle Calabrie.

Solo uno stampatore? Difficile crederlo. Certo è che già dai tempi di Calabria Ora, Umberto De Rose ha mostrato un interesse più da futuro editore che da tipografo. Più volte ha tentato di rilevare Calabria Ora senza riuscirvi. Forse intuendo in tempo i progetti di Citrigno. Stessa sonata per il Garantista per il quale pagò di tasca sua quasi 300mila euro per incassare il contributo statale.

Ma andiamo con ordine.

Chi mente a chi.

Il direttore dell’Ora della Calabria, Piero Sansonetti, in una fredda sera invernale, raccoglie la redazione cosentina nella sala principale al secondo piano di un ex call center. È il 20 dicembre 2013. Qualche tempo prima il padre di Alfredo, Piero Citrigno, aveva tentato di avvicinarsi alla testata L’Indipendente prima e Cronache di Liberal poi (anche De Rose partecipò alla fase delle trattative), destinatario di finanziamenti pubblici, redigendo un piano dei costi e del personale.

Condicio sine qua non era, però, la nascita di una cooperativa di giornalisti (la sola forma giuridica che avrebbe permesso l’incasso dei fondi pubblici) ma controllata effettivamente da Citrigno stesso, come più volte ribadisce. L’imprenditore, già condannato per usura, da mesi aveva un solo scopo: tagliare selvaggiamente il personale, portarsi dietro un pugno di giornalisti e lanciarsi a mare grosso ossia su un giornale nazionale, vecchio sogno di Sansonetti. Ma il piano non andò mai in porto.

zampognariA mettersi di traverso fu lo stesso Sansonetti e poi anche Luciano Regolo, chiamato proprio allo scopo di tagliare teste. Alfredo, con un vivace passato da giovane viveur, una solida amicizia con Antonio Caridi (indagato nell’ambito dell’inchiesta Mammasantissima e considerato l’uomo delle ’ndrine) alle spalle e il sogno infranto della presidenza dei Giovani di Confindustria come curriculum, in redazione accoglie Regolo con due zampognari e una decina (contata) di cuddruriaddri fritti e freddi. Regolo, successivamente, definì Piero Citrigno come «un uomo che non riuscirà mai a redimersi e che porterà giù con sé anche suo figlio».

 «La presentazione del nuovo direttore avvenne alla presenza di due zampognari e una decina di ciambelle fredde offerte da Alfredo Citrigno»

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«Regolo: Citrigno non si redimerà mai e trascinerà giù con sé anche suo figlio»

2 – (continua)