Berardi, il calvario è finito: il talento cosentino sta per tornare

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L’attesa potrebbe essere finita. Il mistero, come era stato definito, potrebbe aver trovato una soluzione. Domenico Berardi, il talento cosentino, è tornato ad allenarsi il 30 dicembre, nella doppia seduta che ha chiuso il 2016 del Sassuolo. Lo ha rifatto all’inizio di quest’anno, a conferma che il momento del ritorno in campo per il talento classe 1994 (con 40 gol in Serie A) potrebbe finalmente essere arrivato.

“Sarà il nostro acquisto di gennaio”, ha detto il patron Giorgio Squinzi. “È come se lo avessimo mandato in prestito per sei mesi”, ha ironizzato Di Francesco. “Lo aspettiamo, ad agosto lo avevo visto cambiato, anche a livello di personalità, pronto a un ulteriore salto”, ha confidato Acerbi.

Già, perché Berardi si è visto ad agosto, quando ha segnato in quasi tutti gli appuntamenti del suo Sassuolo, che ha cominciato presto al stagione causa Europa League. E poi non si è visto più. Lo ferma uno stiramento al legamento collaterale del ginocchio sinistro, che all’inizio doveva essere risolto in due-tre settimane. Settimane che poi sono diventate mesi, perché il problema era stato forse sottovalutato.

Ora ci siamo, Berardi pare recuperato. Deve ritrovare solo il ritmo partita e la forma, dopo 4 mesi di assenza. Il rientro potrebbe scalare da domenica 8 gennaio, contro il Torino, alla settimana dopo, contro il Palermo. Un altro rinvio, ma decisamente meno grave.

Di sicuro il Sassuolo ha bisogno di lui: Mimmo lo ha lasciato in Europa League e lo ritrova fuori; lo ha lasciato “possibile rivelazione della A” e lo ritrova quint’ultimo, a 17 punti, non invischiato nella lotta per non retrocedere solo perché dietro vanno piano come non mai.

Il suo infortunio è stato il primo di una serie infinita, in neroverde: serie che ha contribuito a rendere questo inizio di campionato, tutto sommato, orribile. Il 2016 resta un anno storico, per il Sassuolo, con la prima partecipazione in Europa. Nel 2017, con Berardi, l’obiettivo è riavvicinarsi a quelle vette.

Fonte: Gazzetta dello Sport