Bergamini, 20 anni di omertà: Denis e il Cosenza Calcio

DENIS BERGAMINI E IL COSENZA CALCIO

Denis Bergamini, come abbiamo accennato, è stato seguito personalmente dal direttore sportivo Roberto Ranzani, che ne è rimasto entusiasta per le doti di corsa ma anche per come “tocca” il pallone.

Per lui, quello della Serie C è un “doppio salto”, con la prospettiva di fare la panchina agli esperti Alberto Aita, Vittorio Petrella e Damiano Morra, che sono i titolari delle maglie di centrocampo. Mister Montefusco, reduce da un bel campionato concluso tra le “grandi”, ha tutta l’intenzione di costruire una bella miscela tra giovani e anziani ma tutto girerà per il verso storto.

L’esordio di Bergamini con la maglia rossoblu arriva già alla prima giornata, al San Vito contro la Salernitana, il 22 settembre 1985. Un quarto d’ora, quello finale, al posto di Rovellini, per contenere gli avversari e mantenere il vantaggio siglato da Tivelli.

La prima gara da titolare, con la maglia numero sette, a Brindisi, qualche settimana dopo. Ma tutti, e forse anche Denis, sono convinti che c’è ancora un po’ di tempo da aspettare per diventare stabilmente un pilastro del Cosenza. E invece la decisione della società di mettere ai margini della prima squadra Petrella e Morra dà la possibilità proprio a Bergamini e al talento locale Bruno Russo di mettersi in mostra e di conquistare la fiducia dell’allenatore napoletano Enzo Montefusco. E’ alla dodicesima giornata che Denis indossa per la prima volta la maglia numero otto proprio per prendere il posto di Petrella, spedito in panca. E poi ancora una decina di partite con la maglia numero sette fino alla conclusione del campionato.

Non è una grande stagione per il Cosenza, beninteso. Nonostante la cessione “miliardaria” del bomber Gigi Marulla al Genoa, la società non allestisce una squadra competitiva e meno male che quel “vecchio diavolo” di Costante Tivelli segna sedici gol che, alla fine, valgono una sofferta salvezza proprio all’ultima giornata in casa contro il Monopoli. Una stagione così stentata che provoca anche l’esonero di Montefusco a otto giornate dalla fine del torneo e il ritorno a Cosenza di quel tecnico argentino, Oscar Montez, che era stato protagonista di memorabili campionati negli anni Sessanta e Settanta.

Ma per giovani come Bergamini, Simoni, Lombardo, Marino e Russo è comunque un’annata positiva e per i tre ragazzi del Nord, ai quali si unisce l’indigeno Ciccio, quel campionato significa una conferma a furor di popolo per la stagione 1986-87.

Denis, che doveva essere riserva delle riserve, gioca ben 24 partite e si ritaglia, insieme a Simoni e Lombardo, il ruolo di “rivelazione” di quella stagione così avara di soddisfazioni.

STAGIONE 1986-87

Per la stagione successiva la società si decide finalmente a costruire una squadra competitiva per il salto di categoria. L’allenatore prescelto, Franco Liguori, aveva portato con se da Cava de’ Tirreni un giocatore esperto e grintoso come Tonino Rocca, castrovillarese, a fine carriera e reduce anche da esperienze in Serie A e Alberto Urban, un fantasista peperino che aveva giocato una stagione fantastica in Campania.

Ma non solo: per la prima linea si decide di puntare su un attaccante di categoria come Gabriele Messina, un lusso per la C1 e su un giovane promettente cresciuto nel vivaio, Walter Mirabelli. E in difesa arrivano ancora altri giocatori di livello come lo stopper Schio, il libero Sassarini e il terzino Giansanti.

Tra i giovani, come accennavamo, Ranzani ha “pescato” due piemontesi, Sergio Galeazzi, un esterno di grande corsa e Michele Padovano, attaccante di movimento. Simoni, Marino, Lombardo e Bergamini, dopo la bella stagione precedente, partono da titolari in una formazione che è un mix di esperienza e gioventù e che sembra destinata a far esplodere il Cosenza.

Ma non andrà così. Dopo una buona partenza, la squadra, dopo la sconfitta interna contro il Catanzaro di Palanca, entra in crisi e costringe la dirigenza a dare il benservito a Liguori. I giocatori, capitanati dai “fedelissimi” Rocca e Urban, si oppongono con forza all’esonero e solo la grande capacità diplomatica del presidente Carratelli sarebbe riuscita a compiere il miracolo del via libera al nuovo allenatore, Gianni Di Marzio.

Il rendimento della squadra migliora ma non al punto di rientrare in lotta per la promozione. Alla fine il Cosenza è quarto ma pone le basi per il ritorno in Serie B.

Bergamini disputa 28 partite e segna anche due gol pesanti e decisivi al San Vito contro Sorrento e Benevento. Il gol contro il Benevento, in particolare, è un capolavoro balistico. Gran tiro da oltre venti metri, di destro, e palla all’incrocio dei pali. Per di più a quattro minuti dalla fine, quando il risultato sembrava ormai bloccato sull’uno a uno.

Quel ragazzino biondino e apparentemente timido e scontroso, si rivela un mediano di spinta coi fiocchi, bravo sia nella fase di interdizione che nella costruzione del gioco. A vederlo fuori dal campo non diresti mai che sia in grado di svolgere tutto quel lavoro. Denis gioca proprio in mezzo a Rocca, che fa il playmaker davanti alla difesa e Urban, che fa il trottolino tra le linee.

Tocca a lui assicurare il collegamento tra i reparti e, soprattutto, correre e recuperare palloni. Il biondino non si risparmia e gioca una partita più bella dell’altra risultando titolare fisso sia con Liguori che con Di Marzio. Salterà solo sei partite, una per squalifica e le altre per un problema muscolare smaltito senza troppi assilli.