Bergamini, 20 anni di omertà: era già tutto chiaro al funerale

La famiglia Internò (che faccia tosta!) al funerale di Denis. In primo piano Dino Pippo Internò

Dopo aver esaminato alcuni aspetti grossolani dei depistaggi messi in atto dall’associazione a delinquere che ha deciso a tavolino l’omicidio di Denis Bergamini, potendo contare sull’appoggio di pezzi deviati dello stato, ritorniamo al racconto dei giorni immediatamente successivi alla morte del nostro Campione.

COSENZA-MESSINA 2-0

Al San Vito, intanto, il 19 novembre, si gioca Cosenza-Messina. Una gara senza senso in un’atmosfera allucinante. Nessuno osa alzare un solo coro e regna sovrano il silenzio. Anche i tifosi messinesi, rispettosi del nostro dramma, non aprono bocca per tutta la durata dell’incontro. E’ evidente che il fatto sportivo è sovrastato dal fatto umano. L’emozione è grande. Che cosa può valere una vittoria davanti all’immagine ancora palpitante di un ragazzo amato e osannato che ora non c’è più?

Nessuno tra gli ultrà e i tifosi del Cosenza crede al suicidio di Denis Bergamini. C’è la sensazione che possa esserci qualcosa di grosso da nascondere alla base della decisione di uccidere Denis ma al suicidio no, non ci crede proprio nessuno.

La partita finirà 2-0 per il Cosenza. Michele Padovano, che indossa la maglia numero otto di Denis, segna il primo gol al 36’ del primo tempo. Nel finale raddoppierà Gigi De Rosa.

IL FUNERALE

Nella tarda mattinata di lunedì 20 novembre 1989 oltre diecimila persone partecipano al funerale di Denis Bergamini nella chiesa della Madonna di Loreto. Isabella Internò è presente ed è accompagnata dai “soliti” cugini. Oggi finalmente sappiamo anche chi sono.

Isabella Internò con il cugino Pippo Dino Internò

Alfredo Internò, detto Pippo o Dino, aspirante guardia giurata (lo diventerà successivamente all’omicidio di Bergamini), cugino di primo grado di Isabella, in pratica la “scorta” in ogni momento della celebrazione.

L’altro è il marito della cugina, che crede di mimetizzarsi con un paio di occhiali scuri. In realtà quegli occhiali non faranno altro che metterlo ancora di più in evidenza. Si chiama Francesco Arcuri. Sono esattamente i due cugini che Tiziana Rota, la moglie di Lucchetti, vede vicino a Isabella quando la incontra a Rende una decina di giorni prima della morte di Bergamini e che sono ritenuti capaci di “ammazzare” Denis se soltanto sapessero come sono andate le cose.

Il particolare colpisce molti cosentini presenti al funerale e si sparge la voce che Isabella sia “scortata” da poliziotti in borghese per proteggerla da eventuali “malavitosi” malintenzionati ma è soltanto una leggenda urbana. A nessuno però viene in mente di chiarire chi fossero questi due “brutti ceffi”.Nella chiesa della Madonna di Loreto ci sono proprio tutti. I compagni di squadra, i dirigenti con in testa il presidente Antonio Serra, il sindaco Giuseppe Carratelli, che fino a pochi mesi prima è stato il presidente del Cosenza, il presidente della Provincia Eugenio Madeo. E ancora: il presidente del Catanzaro Pino Albano, il vicepresidente della Reggina Cuzzocrea, una delegazione dell’Acr Messina, i responsabili di tutti i club organizzati del Cosenza. E naturalmente ci sono anche gli ex compagni di squadra Gigi Simoni, Enrico Maniero, Maurizio Giovanelli e Daniele Simeoni e l’allenatore della Serie B, Gianni Di Marzio.

«Io – dice Di Marzio – lo conoscevo bene. Era un ragazzo pieno di vita, innamoratissimo del lavoro che faceva. Introverso? Balle.  Discreto, riservato, questo sì. Certo, le sue amicizie le selezionava ma amava divertirsi e scherzare. Ricordo che un giorno mi fece sparire un borsone. Me lo restituì dopo avermi fatto ammattire per un paio d’ore. Ma quale suicidio!».

La bara di Denis viene portata a spalla dai compagni di squadra, sgomento e commozione si toccano con mano. «Una morte – dirà don Peppino Bilotta nella sua omelia – avvolta nel più fitto mistero. Sarà interrogata la sociologia, saranno sentiti gli esperti ma le risposte non saranno mai esaurienti».La messa è celebrata da Padre Fedele Bisceglia. Con la voce rotta dall’emozione, il frate cappuccino traccia un breve ricordo di Denis e rivela un particolare. «Un mese fa gli chiesi il favore di far recapitare un libro a Padovano. Lui mi invitò a farlo di persona. Vieni tu, mi disse, siamo tanto soli. Io non andai e questo non me lo perdono. Quel “siamo tanto soli” mi perseguiterà come una maledizione. Forse aveva bisogno di me e io non l’ho capito».

«Caro Donato, non siamo qui per darti l’ultimo saluto, siamo qui per dirti arrivederci. Arrivederci in Cielo per continuare la più bella partita, quella vera della felicità eterna».

Il presidente Antonio Serra: «Interpretando i sentimenti e lo stato d’animo della società, di tutti i cittadini di Cosenza e della provincia, esprimo i sensi delle più sentite e fraterne condoglianze alla famiglia di Bergamini. Questi, tragicamente e immaturamente scomparso, resterà sempre nel ricordo e nel cuore di tutti noi, come amico schietto e sincero, atleta e professionista encomiabile e leale, esempio di correttezza e di equilibrio nella vita come sui campi di gioco».

Dopo la cerimonia, Isabella sarà lasciata libera dalla “scorta” dei cugini. Michele Padovano dirà a Carlo Petrini che il giorno del funerale, dopo la messa, l’ha accompagnata a casa, a Rende. “Una cosa che mi è sembrata strana è che quando siamo arrivati a casa sua, non c’era un clima da funerale ma una certa allegria. Mi hanno perfino invitato a bere…”.

I parenti di Isabella stavano già preparando il tanto atteso matrimonio e il “prescelto” non poteva che essere un uomo in divisa, il poliziotto Luciano Conte.