Bergamini, 20 anni di omertà. L’anima nera: il brigadiere Barbuscio

cadavere bergamini
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L’ANIMA NERA: IL BRIGADIERE BARBUSCIO

Dire che il brigadiere Francesco Barbuscio (oggi defunto) sia stato determinante per insabbiare le indagini è quasi un eufemismo. Diciamo pure che questo carabiniere è l’anima nera dell’omicidio di Denis Bergamini.

Le sue gravissime responsabilità emergono in maniera addirittura grottesca già nell’immediatezza dei fatti, eppure nessuno o quasi le mette in discussione.

Anzitutto, dichiara di essere stato avvisato alle 19,30 da un collega di Rocca Imperiale (tale maresciallo Bagnato) che “c’era un morto in mezzo alla strada ai confini con Montegiordano”. A suo dire (ma vedremo che si tratta di un’altra spregevole menzogna), sulla scorta della testimonianza di Isabella Internò (che però si era addirittura dimenticato di riportare), Bergamini sarebbe morto intorno alle 19,15.

Nella sua “comunicazione in merito al rinvenimento del cadavere di persona di sesso maschile identificata in Bergamini Donato”, trasmessa alla Procura di Castrovillari il giorno dopo, si conferma in pieno la testimonianza del camionista.

“… Davanti la cabina, sul margine destro, giaceva il corpo di una persona di sesso maschile, in posizione bocconi, con gli arti inferiori verso il guard-rally (!!!) e il tronco parallelo all’autocarro. Il cadavere, dalla visione di una patente di guida e dalla testimonianza della sua ragazza, risultava essere Bergamini Donato…”.

Il manto stradale al momento era bagnato… E’ stata rilevata una traccia di strisciamento del cadavere misurata in metri 59 dal punto in cui si trova il cadavere. Il disco del cronotachigrafo nel tratto di strada dell’evento segnava una velocità di 40-45 chilometri orari”.

Quanto al presunto posto di blocco, scrive che “alle ore 17.30 a un posto di blocco situato a Roseto Marina sud (cioè a poca distanza dal luogo della tragedia), avevano fermato l’auto Maserati di Bergamini “con a bordo  due giovani di ambo i sessi”, i quali avevano proseguito in direzione di Taranto.

Barbuscio intima l’alt alla Maserati, prende nota della targa e li lascia andare in direzione Taranto. Successivamente, vedremo che non era un posto di blocco ma soltanto un “segnale” a chi stava attendendo l’arrivo della macchina.

Ma l’aspetto più grottesco o tragicomico dell’omicidio di Denis è la posizione della sua Maserati. Scrive Barbuscio: “Sul luogo del sinistro, l’autocarro era preceduto dall’auto Maserati controllata in Roseto Marina”. E poche righe dopo: “Ci siamo portati in Roseto Marina ove, nel locale pubblico gestito dal signor Infantino Mario, abbiamo trovato la ragazza che prendeva posto sulla Maserati di cui sopra”.

Nel suo verbale il brigadiere riesce addirittura a vederla in due posti diversi, lui stesso e contemporaneamente. Prima dice che la Maserati è davanti all’autotreno e ancora non c’è traccia della ragazza. Poi apprende non si sa bene come che è nel bar-ristorante, a qualche chilometro dal luogo dell’omicidio. Non si sa bene chi glielo dice perché non ce lo spiega…

Arrivato lì, si ritrova la stessa macchina che ha visto tre chilometri prima sulla quale, come per incanto, sta salendo Isabella Internò…

Ma su questo aspetto torneremo a breve.

LA SECONDA DEPOSIZIONE DI ISABELLA

Se il brigadiere Barbuscio è quello che è, non si può certo dire che Isabella Internò e Raffaele Pisano siano meglio, diciamo pure che sono tutti e tre complici di un disegno preordinato. Quanto a Isabella e al camionista, lo abbiamo scritto e detto mille volte: due testimoni e due versioni diverse.

Questa è la seconda deposizione rilasciata da Isabella Internò agli inquirenti qualche giorno dopo la morte di Denis, per la precisione il 23 novembre.

Mentre eravamo fermi sulla piazzola alle 19,10 (mi ricordo la circostanza perchè guardai l’orologio) Denis è sceso dall’auto intenzionato a fare l’autostop. Denis si buttò sotto le ruote tuffandosi nella stessa posa che si usa quando si fanno i tuffi in piscina. Le braccia protese in avanti, la testa leggermente reclinata in avanti e il corpo teso orizzontalmente.

Poi, nell’illusoria speranza che poteva essere ancora in vita mi precipitai alla guida dell’autovettura nel punto in cui si era arrestato l’automezzo”.

Rispetto al primo verbale la ragazza ricorda con più particolari quegli attimi terribili ma, ancora una volta, non combaciano per niente con quelli riferiti dal camionista.

Ecco la ricostruzione di Pisano. “Quando giunsi in prossimità della piazzola, mi attraversò repentinamente la strada con uno scatto improvviso. Credo di aver urtato la persona alla spalla e di averla presa con la ruota anteriore destra”.

Certo, vedere una persona che si tuffa in avanti di testa o vederne invece un’altra che tenta di attraversare la strada è un po’ diverso…

Quella sera di novembre piovigginava ed erano le sette passate, secondo la loro fantasiosa ricostruzione.

Il buio e il riverbero dei fari sul manto stradale bagnato possono aver giocato un brutto scherzo alla vista.

Ma al processo il camionista sottolineò ulteriormente: “Come l’ho preso è cascato per terra, escludo che si sia buttato a tuffo sotto il camion”.

Ancora gli stessi due testimoni, ancora due versioni diverse. Solo su una cosa concordano: Denis un attimo primo di morire si trova nella piazzola sterrata nei pressi della sua Maserati.

L’ex fidanzata arriverà addirittura a smentire se stessa. In un primo momento dice di aver guidato la Maserati fino al camion per soccorrere Denis sperando di trovarlo in vita. Poi ci ripensa:Non ho mai guidato la Maserati di Bergamini, avevo la patente da due-tre mesi. Dopo l’incidente sono scesa dalla macchina e poi mi hanno soccorsa. Sono scesa dalla macchina e ho incominciato ad urlare”.

Successivamente, Isabella sparisce dalla scena. Quando arriva il brigadiere Barbuscio, la ragazza non c’è. C’è solo il camionista.

Barbuscio chiede a Pisano dov’è finita la ragazza, che non è più sulla scena. Pisano risponde che la ragazza si è recata a Roseto Marina “con un’auto di passaggio” per telefonare.