Bisignano, le sette meraviglie di Umile Laqualunque e dei suoi sodali – atto primo –

Umile Bisignano
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LE SETTE MERAVIGLIE DI UMILE LAQUALUNQUE E DEI SUOI SODALI

Umile Laqualunque Bisignano e i suoi sodali continuano a  imperversare lungo le rive del fiume Crati.

Nelle puntate precedenti vi abbiamo raccontato di “Maruzzu Mazzetta” e della gestione a dir poco scellerata dei servizi sociali.

Questo episodio (che ci prenderà questa ed un’altra puntata per… non stancarvi troppo) è dedicato ai lavori pubblici e al buco nero del bilancio comunale di Bisignano.

A fronte della disastrosa condizione dei conti pubblici della cittadina del Crati che ha indotto la maggioranza guidata da Cetto/Umile Bisignano a chiedere l’avvio delle procedure di riequilibrio decennale dei conti (tradotto in italiano significa pre-dissesto), a causa di un buco nero di nove milioni di debiti (noti) e forse del doppio di debiti fuori bilancio (ancora da accertare), non si è vista alcuna opera pubblica utile, concreta e ragguardevole realizzata in questi dieci anni a guida Umile Bisignano.

In giro solo degrado, tariffe salate e le “grandi incompiute”.

Le “SETTE MERAVIGLIE” incompiute di Umile/Cetto.

Ma andiamo per ordine.

PRIMA INCOMPIUTA: Sulla collina Castello svetta il capolavoro del fallimento politico-amministrativo di Umile Laqualunque, il museo della liuteria. Pensato e realizzato in parte dalle amministrazioni che lo hanno preceduto, avrebbe dovuto essere il simbolo della rinascita culturale della città.

primaSe completato, avrebbe dovuto contenere le opere dei maestri liutai De Bonis, un percorso multimediale sull’arte della liuteria, una piccola sala cinema/teatro, diventando un polo di attrazione turistico culturale per le scuole e per tutti coloro interessati alla cultura e a questa particolare forma di artigianato artistico di illustre memoria.

Tutto questo avrebbe potuto costituire un  volano di crescita e sviluppo. Nulla di tutto questo. Una scatola vuota in preda ai vandali e alle intemperie fa brutta mostra di se in un contorno di degrado.

SECONDA INCOMPIUTA: un orribile scheletro di cemento armato mostra la sua cattiva figura proprio a ridosso del “salotto buono” della cittadina, a poche decine di metri dalla casa natale dell’Umile Santo di Bisignano.

secondaUna struttura, nelle parole, multifunzionale, che avrebbe dovuto essere utilizzata per iniziative culturali, come sede di convegni, incontri e iniziative varie o come sede di organizzazioni e attività sociali e culturali. Allo stato, un mostro di cemento armato in balia dell’usura degli agenti atmosferici, pericoloso e inutile come altro esempio concreto del fallimento.

TERZA INCOMPIUTA: l’isola ecologica per la raccolta differenziata dei rifiuti.

Bisignano è forse l’unico comune della provincia di Cosenza che non si è ancora dotato di una struttura di raccolta e smistamento dei rifiuti a servizio dei cittadini e delle aziende a completamento del servizio erogato dalla ditta che si occupa della raccolta differenziata. La regione Calabria aveva a suo tempo erogato un finanziamento ad hoc per la realizzazione di questa opera che non ha mai visto la luce.

terzaSi era parlato del sito di Contrada Campovile (centro COMAC) come adatto alla bisogna ma tutto è rimasto lettera morta ed ora questa struttura viene utilizzata come deposito di mezzi e materiali, spesso usata come discarica improvvisata.

QUARTA INCOMPIUTA: La rete fognaria. Molte contrade a valle ed alcuni quartieri del centro storico non sono ancora allacciati alla rete fognaria, ancora da completare (siamo nel 2016!). L’Ing. Roberta Straface, addetta al settore urbanistica è stata coinvolta in una vicenda di presunte false attestazioni che sempre a giudizio della procura avrebbero indotto la Regione Calabria in errore, erogando un finanziamento non dovuto. E’ in corso il processo presso il tribunale di Cosenza. Nel frattempo non è infrequente imbattersi, nel territorio comunale, in scarichi fognari a cielo aperto.