Blitz a Reggio: al vertice del comitato d’affari c’erano Paolo Romeo e l’architetto Cammera

Paolo Romeo
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A Reggio Calabria la DDA ha dichiarato guerra aperta a corruzione e malaffare.

I magistrati hanno appena concluso la conferenza stampa con la quale hanno offerto i particolari del blitz di stamattina inquadrato nell’operazione “Reghion”.

“L’indagine – scrivono i magistrati -, mirata a verificare il buon andamento del settore lavori pubblici del comune di Reggio Calabria, ha dimostrato l’esistenza di un “comitato d’affari” capace di gestire la “macchina amministrativa comunale”, nell’interesse della ‘ndrangheta: posizione verticistica è occupata dall’Avv. Paolo ROMEO, di recente coinvolto in altra operazione (“Fata Morgana”, ndr), e dal dirigente pro tempore del settore “Servizi Tecnici” del comune di Reggio Calabria Arch. Marcello CAMMERA, a cui viene contestata l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa e le cui condotte si sono sostanzialmente concretizzate in una serie di azioni poste in essere al fine di consentire a imprese mafiose l’ottenimento di appalti, aggirando o eludendo la normativa antimafia, veicolando contratti multimilionari in favore di alleanze imprenditoriali nelle quali l’Avvocato ROMEO aveva significativa influenza e co-interessenze, creando condizioni pretestuose per orientare, illecitamente, l’aggiudicazione di appalti pubblici.

Marcello Cammera
Marcello Cammera

Il modus operandi dell’Arch. CAMMERA si sostanziava nella capacità di creare, artatamente, veri e propri stati di necessità e urgenza, tali da porre chi si trovava nella posizione di dover decidere innanzi a una situazione in cui le alternative erano la sospensione dei lavori col rischio di vedere perduti milioni di euro di investimenti, oppure la loro prosecuzione che finiva con l’assecondare il piano criminale fraudolento, congegnato dal dirigente.

In tale scenario – reso ancora più ostico dalla pressione mediatica e politica creata ad arte da componenti dell’associazione segreta coordinata da Paolo Romeo – tra la possibilità di creare un danno a un’economia locale già indebolita, attuando scelte ortodosse che avrebbero potuto generare gravi ripercussioni, anche sociali, chi aveva la responsabilità delle decisioni finiva per prediligere necessariamente la seconda ipotesi.

Tra le numerose opere pubbliche oggetto di indagine, particolare attenzione è stata riservata all’aggiudicazione della gara d’appalto pubblico integrato, in project financing, avente ad oggetto il completamento e l’ottimizzazione del sistema di  depurazione delle acque, nonché la gestione delle risorse idriche nella città di Reggio Calabria, del valore di oltre € 250.000.000, il cui coordinamento era demandato al settore progettazione ed esecuzione LL.PP del Comune di Reggio Calabria.

Le vicende connesse dapprima alla predisposizione del bando di gara, quindi all’aggiudicazione, infine alla stipula della conseguente convenzione tra l’ente pubblico e l’aggiudicatario del predetto appalto per la  gestione pluriennale del servizio idrico a Reggio Calabria, hanno costituito esempio paradigmatico del mercimonio delle pubbliche funzioni e della sottomissione dell’interesse pubblico a quello privato che sono gli elementi emergenti in maniera tanto disarmante e desolante, quanto eclatante dall’intera indagine…”.