Business migranti: i Morrone già operativi col nuovo prestanome. Caos a Rossano

Lo scrivevamo appena qualche giorno fa.
Un centro Cai (Centro accoglienza immigrati) nel centro storico di Rossano e uno in un vecchio albergo in rovina a San Marco Argentano per mano dei soliti “prenditori”. 
Il business migranti prolifera e prospera in provincia di Cosenza, dove la Prefettura è complice di questi maiali (credeteci, non riusciamo a trovare altra definizione), la magistratura dorme sonni tranquilli e si espone a figure imbarazzanti senza battere ciglio. Tanto è la prassi.
A Rossano, come abbiamo documentato ieri pomeriggio, la gente è scesa in piazza e si è opposta con estrema decisione al trasferimento di 200 migrantri nel Parco dei Principi, dove qualche prestanome del patron della Simet, Gerardo Smurra, aveva già pronta la “baracca”.
Maggioranza e opposizione al Comune di Rossano si sono coalizzati e, pur senza mai fare il nome del potente imprenditore, gli hanno fatto saltare l’affare. Almeno per ora.
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foto-1“Non era e non è pensabile di ubicare – ha spiegato il sindaco Stefano Mascaro ribadendo che resta comunque alta l’attenzione dell’Amministrazione Comunale sulla vicenda, non affatto conclusasi – un centro di accoglienza migranti in un’area che risulta essere separata, attraverso un solo viottolo di appena un metro di larghezza, da altre zone contigue a destinazione e fruizione turistiche, sia stagionale con presenze extra regionali, sia con diversi investimenti in seconde abitazioni”.

Ed eccoci a San Marco Argentano.

La Prefettura di Cosenza ma soprattutto la dottoressa Marisa Manzini, procuratore aggiunto della Repubblica sempre a Cosenza, dovrebbero spiegarci com’è possibile che sia stato autorizzato un Centro accoglienza nell‘ex hotel “L’Incontro” a San Marco Argentano (con tanto di autorizzazione per la riconversione della struttura!!!) ad una società che fa capo alla famiglia di Ennio Morrone, in particolare a Luca Morrone, figlio di Ennio, titolare della “Villa Sorriso”, che risulta intestataria dell’affare.

Ennio e Luca Morrone
Ennio e Luca Morrone

Tutti sanno che proprio una cooperativa riconducibile alla famiglia Morrone, la cooperativa “Sant’Anna” (il presidente è Marco Morrone, fratello gemello di Luca), ha gestito il Centro di accoglienza di Spineto di Aprigliano attraverso il prestanome Carmelo Rota da Pedace. E tutti sanno, la dottoressa Manzini in particolare, che questo Centro è stato sigillato per gravissime inadempienze della cooperativa Sant’Anna.

Bene, nonostante tutto questo, apprendiamo che si dà il via libera alla stessa famiglia per un’altra colossale truffa ai danni dello stato. Incredibile, ma vero.
Manzini-MarisaEd è impossibile, a questo punto, non pensare che la Prefettura di Cosenza e la procura stessa siano complici della famiglia Morrone in tutto questo vorticoso “traffico di migranti”. Che porta bei soldini ai rampolli di uno dei tanti “mammasantissima” della politica cosentina ovvero Ennio Morrone.

A San Marco Argentano, i Morrone sono stati molto più furbi e hanno già messo a segno metà business, senza dare nell’occhio.

Il Centro accoglienza ha già aperto la settimana scorsa con un nuovo prestanome del “mammasantissima” e al momento sono ospitati 15 eritrei. Dalle prime notizie che abbiamo, i Morrone hanno l’autorizzazione per 24 profughi. Il Centro, per ironia della sorte, sorge proprio di fronte alla caserma dei carabinieri di San Marco.

Il nuovo prestanome si chiama Carlo Verta, imprenditore edile caduto in bassa fortuna. Tocca a lui gestire questo Centro per conto dei potentissimi Morrone, che grazie alla figlia giudice Manuela, hanno messo la sordina all’inchiesta del magistrato che pettina le bambole dentro la procura di Cosenza.

Che il signor Verta sia vicino ai Morrone lo sanno anche le pietre in mezzo alla strada. I suoi figli William e Jessica, tra l’altro, lavorano in una delle cliniche del “mammasantissima” e non fanno mistero della loro fede morroniana, come si vede benissimo dalle fotografie.

ennio1Il loro obiettivo è far arrivare un’altra decina di migranti, arrivare a quota 24-25, beccarsi 35 euro al giorno a cranio per la loro permanenza senza spendere un solo euro, portare a termine l’affare entro qualche mese e… via. Tanto la Giustizia per queste cose non si muove e se si muove poi fa tornare tutto come prima.

Insomma, a Cosenza e provincia questi “prenditori” (i Morrone hanno anche l’aggravante di fare politica!) vogliono solo spremere questa terra fino all’ultimo centesimo senza mai dare.

E il procuratore Spagnuolo, il “regista” del pentimento di Franco Pino, l’uomo che ha mandato a puttane il processo Garden, sta lì per continuare l’opera dei suoi predecessori Nicastro, Serafini e Granieri.
Altro che speranza, qui siamo ancora in pieno Medioevo!
luca