Cafiero de Raho resta a Reggio. Sarà Melillo a guidare la Procura di Napoli

Cafiero De Raho, procuratore della DDA di Reggio
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Il nuovo capo della Procura di Napoli è Giovanni Pio Luciano Melillo, nato a Foggia il 16 dicembre del 1959. I voti favorevoli sono stati 14 per Melillo, nove per Cafiero de Raho, mentre Zaccaria si è astenuto e il vicepresidente del Csm Legnini non ha partecipato al voto. Come da previsione, alla vigilia del voto, non è stato trovato un accordo sul nome del procuratore di Napoli e si è andati alla conta. Al termine di una discussione protrattasi per oltre otto ore, il plenum si è spaccato, preferendo alla fine Melillo con 14 voti su Cafiero de Raho.

Per l’ex capo di gabinetto al ministero della Giustizia hanno votati i laici, ad eccezione di Zaccaria, appunto, indicato da Cinquestelle che si è astenuto, così come Aldo Morgigni, togato del gruppo di Piercamillo Davigo. Hanno votato per Melillo il primo presidente Giovanni Canzio e il Pg della Cassazione, il togato di Magistratura Indipendente Claudio Galoppi e cinque su sette consiglieri di Area. Per Cafiero tutti i consiglieri di Unicost e quelli di MI e gli altri due di Area.

Melillo è stato capo di gabinetto del ministro Andrea Orlando dal marzo 2014 fino ad aprile di quest’anno. Pronostico centrato, dunque, ma Melillo è stato eletto non senza polemiche.

Uniti sulla sua nomina sono stati tutti i componenti laici, tranne Zaccaria. Pierantonio Zanettin, componente laico di centrodestra, ha accennato anche al caso Consip durante l’esposizione delle intenzioni di voto: «Parliamo di una Procura, quella di Napoli, che negli ultimi tempi si è spinta a ostentare la fiducia al Noe quando la Procura di Roma, poco dopo, avrebbe indagato proprio sul Noe. Per questo auspico una leadership forte». Luca Forteleoni ha parlato addirittura di «zona d’ombra di questa consiliatura del Csm se viene preferito Melillo».

A stemperare gli animi, l’intervento del primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio: «Basta a fatwa interna e a tentativi di delegittimazione di magistrati che decidono di contribuire al buon funzionamento dello Stato senza entrare in Palazzi o caste di alcun tipo, si parla di bagno giurisdizionale dopo le esperienze fuori ruolo, ma andassero al bagno quelli che si arruolano e si avvicinano alla politica rimanendo in magistratura», ha dichiarato Canzio che ha criticato la pretesa sostenuta da altri di un necessario  “bagno di giurisdizione”, ovvero un periodo di decantazione in ruolo dopo la parentesi fuori ruolo, in settori strettamente legati alla giustizia. «Le accuse di carriere parallele come tutte le fatwe  e i pregiudizi ideologici – ha concluso il primo presidente – sono affetti sempre da una  qualche ottusità. Come in passato è avvenuto per Falcone e Loris D’Ambrosio, mi è sembrato di avvertire la stessa retorica. Falcone e D’Ambrosio hanno dimostrato che pur lavorando nei palazzi erano magistrati con la schiena dritta. E questi magistrati non meritano di essere delegittimati, ma ne va rispettata la dignità personale e la storia professionale».

«Allora evitiamo questa deriva culturale» e «chiediamoci, invece, di che cosa ha bisogno la più grande procura d’Italia investita da inchieste e problemi di straordinaria portata». «Magistrati come Melillo vanno incoraggiati e non chiamati a dirigere un tale Ufficio accompagnati da una strisciante e ingiusta delegittimazione. Essi hanno di fronte sfide davvero difficili per le quali hanno sempre dimostrato una forte vocazione». Per il  Primo presidente della Cassazione, inoltre «la situazione di incompatibilità parentale di Cafiero è chiara, univoca e preclusiva».

Così, la maggioranza ha scelto lui: Gianni Melillo. La data di immissione in ruolo di Melillo è il 12 giugno del 1986. Prima a Napoli poi a Roma, nel ’99 ha un collegamento fuori ruolo e lavora negli uffici del presidente della Repubblica, ma nel 2001 torna nelle aule di giustizia. Rientra a Napoli come procuratore aggiunto e nel 2009 rimette a nuovo i vari pool che si occupano della città di Napoli. Apre un’indagine da una semplice denuncia di sparizione di testi storici dalla biblioteca dei Girolamini: ne deriva un’inchiesta dettagliata che coinvolge anche Marcello Dell’Utri, anche se non è ancora iniziato il processo a suo carico. Nella relazione di Valerio Fracassi e Paola Balducci a favore di Melillo viene descritto come «il magistrato più idoneo per attitudini e merito, al conferimento dell’ufficio messo a concorso» per l’altissimo «grado di conoscenze e di capacità organizzative».

fonte il Mattino.it