Calabria 2019, il Veglionissimo di Palla Palla (di Vito Barresi)

Sotto accusa per corruzione, creando imbarazzo e sconcerto all’interno di quel che resta nel Partito Democratico calabrese, il Presidente Oliverio, senza alcun ritegno politico, rilancia le sue usurate carte da gioco sul tavolo di una politica regionale che mai ha toccato il fondo come adesso, mettendo in mostra il peggio di se stessa con dichiarazioni e posizioni di prono servilismo, a favore di un ‘dittatorello’ bolso e di paese che oltraggia le regole della buona condotta, ostentando il suo comando ‘legibus solutus’ sull’intero territorio della Calabria, tra le province, i circondari, i mandamenti persino, in mezzo alle più oscure e sommerse frazioni municipali, non a caso per esempio Palla Palla e Papanice.

di Vito Barresi

Per cui verrebbe da sorridere se, a mo’ di ‘candid camera’ dietro le quinte, si guardassero i passi di danza degli ipocriti di coorte, gli affettati salamelecchi delle finte dame di carità, dei cicisbei e dei guitti che popolano i boudoir della Cittadella regionale, sovrapporsi coordinati nella scena conclusiva del Veglionissimo di Palla Palla, un atto unico e raro sul palcoscenico tipico della bassa commedia all’italiana da cinepanettone.

Una festa possibile, forse immaginaria, che manca poco la Giunta Regionale attualmente in carica (Vice presidente il catanese Francesco Russo, il castrovillarese Roberto Musmanno assessore alle infrastrutture, il romano Francesco Rossi, la crotonese Antonella Rizzo, la cosentina Maria Francesca Corigliano, la sidernese Mariateresa Fragomeni e la non pervenuta per curriculum vitae Angela Robbe, insomma, Madamina il catalogo è questo…), potrebbe anche deliberare all’ultimo dell’anno di dare sostegno e promozione materiale e finanziaria, ad una manifestazione coram populo di piazza, per dare giusta rianimazione e il relativo tasso di allegria silana, a favore non del migliore ma, purtroppo per tutti, del peggior uomo dell’anno della Calabria, ossia il Presidente della Regione.

Peggiore non per dispregio quanto per il reale risultato che porta a casa trattandosi qui di personaggio, che dire politico stride con il più elementare e schietto concetto platonicoaristotelicogioachimita, ecc., ossia lo stesso che il super magistrato, anzi la Magistar più mediatica del mondo, Nicola Gratteri, ha ridotto miseramente all’umiliante stato “laicale” di un quasi fermo domiciliare, togliendoli dalla testa pelata quella falsa aureola di potere ostentata da un politicante presunto corrotto, da lui con baldanza portata davanti alle più alte istituzioni nazionalicomunitarieeuropee e, persino, considerate le sue numerose trasferte oltre oceano, anche universale.

Ma Oliverio oggi è quello che è, quello che vediamo e che sappiamo dai fatti implacabili della sua vicenda giudiziaria di cui ancora non conosciamo le minute dei brogliacci processuali.

Vale a dire un uomo accusato dalla Legge di aver utilizzato il potere di tutti i calabresi solo per favorirne pochi, esclusivamente per il proprio tornaconto e carrierismo politico.

Tutto ciò altro non è che l’intonazione di un Miserere, lo stralcio di un verbale d’ufficio, il sermone di una messa solenne, un Te Deum di fine anno, in suffragio della trucidata democrazia calabrese, uccisa barbaramente dalla corruzione, dalla tracotanza, dal tornaconto di uomini e donne che intrigano e tramano, tutti, indegnamente, tutti, ivi compresi populisti a Cinque Stelle, contro le istanze reali di milioni di giovani e donne calabresi che in questi giorni tornano mestamente al Natale nella casa dei loro padri e delle loro madri, dopo essere stati cacciati via dal loro mondo senza colpa.

Che cosa volete che sia il confino assegnato ad un Oliverio di fronte all’espatrio, allo sradicamento, all’emigrazione e all’addio dalla propria terra di intere generazioni divelte dal solco di crescita di questa terra e di questa regione, costrette ogni inizio d’anno a prendere d’assalto le tradotte, le corriere e i pullman che partono stracolme di intelligenzetalentisentimentinostalgieamoredelusioni, proprio dalla piazza che sta esattamente sotto la lussuosa casa del Presidente, gli eleganti balconi in stile countrySilashireBritish, il compagno comunista Maruzzo Oliverio?

Cosa volete che produca lo sprezzante rifiuto di dimettersi dalla propria carica di Presidente della Regione, e con lui dei sussiegosi assessori ai rami, davanti a questi giovani, il tracotante orgoglio e l’alterigia di un siffatto sicofante della politica di nome Oliverio?

Lo stesso Oliverio che dichiara di volere effettuare uno sciopero della fame, magari sotto il controllo dell’Onu, mentre la sua Giunta gli si inchina al cospetto e lo ossequia con un inverecondo baciamani di maggioranza e di appoggio?

Quale giudizio morale si deve esprimere allorquando Mattarella nomina Cavaliere della Repubblica il calabrese Mustafà, un generoso, onesto, non corrotto, uomo ricco d’umanità, altruismo, solidarietà, cioè tutto il contrario delle pecche che infettano i capi istituzionali e non del brigantaggio politico calabrese, migliore calabrese dell’anno, se non sdegno, riprovazione, rabbia verso un esempio tanto negativo quale quello di Oliverio e della sua ormai scaduta e squalificata Giunta Regionale?

Si brindi pure al Veglionissimo di Palla Palla ma non si confonda il Capodanno con il ballo mascherato nella Valle dell’Inferno. Non fosse altro che tra festa e farina, per approvare le delibere e le determine il negletto Maruzzo non era mai da solo ma sempre in qualificata, competente e autorevole compagnia di qualche assessore fin troppo svogliato e disattento.