Calabria Etica, il “credito sociale” di Ruberto: 2 milioni ai suoi clienti invece che ai poveri

Pasqualino Ruberto
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Continuano ad affluire in redazione i dati e le notizie riguardanti l’operazione della DDA dii Catanzaro che ha scoperchiato gli affari della politica con il clan Mancuso.

Tra gli arrestati, com’è noto, c’è l’ex assessore al Lavoro della giunta Scopelliti, Nazzareno Salerno, che è stato arrestato ieri mattina a Verona dove si trovava per seguire un grosso appalto vinto nei mesi scorsi dalla sua impresa di costruzioni. Pur essendo ancora in carica come consigliere regionale, era da tempo che non svolgeva attività politica.

Anche perché sapeva di essere indagato dalla Procura di Catanzaro. L’inchiesta che oggi ha portato al suo arresto, infatti, è il seguito dell’indagine su “Calabria Etica”, la società in-house della Regione Calabria che si sarebbe dovuta occupare di progetti di assistenza alle famiglie disagiate e che – stando ai pm – era diventata un “assumificio” funzionale all’ex candidato a sindaco di Lamezia Terme Pasqualino Ruberto, nominato presidente di “Calabria Etica” dall’ex governatore Giuseppe Scopelliti.

Nazzareno Salerno: un nome una garanzia

Quella storia era solo la punta dell’iceberg di ciò che avveniva all’interno dell’assessorato al Lavoro guidato da Nazzareno Salerno che nei mesi scorsi stava rischiando di essere nominato coordinatore provinciale di Forza Italia di Vibo Valentia.

La Procura della Repubblica di Catanzaro il 13 giugno dello scorso anno aveva chiesto il rinvio a giudizio delle 12 persone coinvolte nell’inchiesta sui presunti illeciti nella gestione della Fondazione Calabria Etica, ente in house della Regione Calabria ora in liquidazione.

La richiesta, firmata dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e dal pm Graziella Viscomi, riguardava l’ex presidente della Fondazione Pasquale Ruberto; l’ex direttore generale del dipartimento Lavoro della Regione, Vincenzo Caserta; i componenti delle commissioni esaminatrici dei progetti, Tadiana Gabriele, Sonia Libico, Ulisse Mancari, Michele Parise, Patrizia Nicolazzo e Maria Francesca Cosco, e del collegio dei Revisori dei conti, Antonello Catanese, Domenico Pisano e Maurizio Scerra, e Caterina Ferrante, consulente dell’ente e socia di Ruberto in un’azienda privata.

Bombardieri

Tutti gli indagati sono accusati di abuso d’ufficio in concorso. Al centro dell’inchiesta l’assunzione di 251 collaboratori per quattro progetti “tutti – secondo il capo d’imputazione – dal contenuto fumoso, privi di concretezza e di riferimenti alle modalità di attuazione, nonché carenti di accordi con le autorità collegate cui i lavoratori erano destinati”.

Assunzioni che per la Procura avrebbero avuto fini “clientelari” perché avvenute in concomitanza con le elezioni regionali del 2014 e quelle comunali a Lamezia del 2015. Per queste ultime, Ruberto, tra l’altro, era candidato a sindaco.

L’ex presidente Ruberto deve rispondere anche di peculato per aver distratto parte dei fondi del “credito sociale”, utilizzandoli per il pagamento degli stipendi dei collaboratori, “assunti illecitamente – secondo l’accusa contestata dalla Procura di Catanzaro – e funzionali esclusivamente ai propri interessi personali di natura clientelare”.

In questo modo Ruberto avrebbe arrecato un danno alla Regione Calabria di oltre due milioni e 219 mila euro.