Calabria, la Corte dei Conti certifica il fallimento della giunta Oliverio (di Matteo Olivieri)

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La Corte dei Conti ha analizzato il bilancio della Regione Calabria ed ha evidenziato errori, arbitri e danni erariali, nonché un “disallineamento” dei conti statali da quelli regionali. Chiesta la “pulitura” dei bilanci per eliminare i “disavanzi occulti” legati a possibili sovrastime delle entrate e sottostime della spesa. I dati contabili registrano un peggioramento rispetto all’anno precedente. E, alle controdeduzioni della Regione Calabria, la Corte dei Conti risponde che «quanto affermato non trova riscontro nelle scritture amministrative e contabili». Ai calabresi il conto da pagare.

di Matteo Olivieri

Si è riunita ieri a Catanzaro la Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti per il pronunciamento sul “Giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione Calabria per l’esercizio finanziario 2016”. La riunione, presieduta dal Presidente Tommaso Salamone, ha visto svolgere la requisitoria del Procuratore regionale Rossella Scerbo. Impietoso il giudizio della Corte dei Conti sul bilancio regionale e sulle attività amministrative e contabili della Regione Calabria. «La Regione – si legge nella requisitoria – non ha ancora adottato un nuovo regolamento di contabilità adeguato alle modifiche apportate dal dlgs. n. 118/2011 e dal successivo dlgs. n. 126/2014, la cui adozione era stata auspicata già l’anno precedente e sollecitata dal collegio dei revisori.»  Il disallineamento riscontrato tra i conti statali e quelli regionali è esposto a possibili “discrasie” per la «diversa disciplina contabile del bilancio statale che non è ancora “armonizzato” e si confronta con una applicazione diversa del principio della competenza finanziaria».

Foto del Collegio
Durante la requisitoria è emerso tra l’altro che le «entrate, che risultavano riscosse nel 2017, non trovano, in realtà riscontro nelle scritture contabili; non sono cioè stati rinvenuti ordinativi di incasso a valere sugli accertamenti dell’esercizio 2016. Tale circostanza è stata ammessa dalla Regione nella sua memoria che I’ha giustificata con “l’affrettato esame delle estrazioni presenti sul sistema contabile della Regione”.

Da ciò – secondo la Corte – deriva la «necessità di una verifica rigorosa» per «non essere costretti nel futuro più o meno prossimo a scontare gli errori valutativi del passato», visto che si tratta «prevalentemente di contributi in conto capitale a rendicontazione», i cui negativi riflessi gestionali si potrebbero esprimere nel futuro «in termini di condizionamento dell’attività di programmazione e realizzazione degli investimenti.» Il principale imputato a finire sotto la lente della Corte dei Conti è stata «la non corretta imputazione di entrate e spese nelle partite di giro che si traduce in altrettante violazioni di principi contabili (chiarezza, comprensibilità, veridicità).» Al riguardo, il Procuratore regionale Rossella Scerbo ha portato dei casi specifici di gestione allegra delle finanze regionali. Infatti, tra gli episodi più gravi emersi durante la requisitoria, vi è anche «l’irregolarità riscontrata in un’operazione contabile finalizzata alla regolarizzazione di sospesi di tesoreria per assegni non pagati agli aventi diritto nell’esercizio 2015» a fronte dei quali «il tesoriere ha incassato somme relative a n. 44 assegni emessi nell’esercizio finanziario 2015 e non pagati ai beneficiari per l’importo di euro 139.937,94» ma transitati su un altro conto. La Corte, «pur nella consapevolezza della (relativa) modestia dell’importo» non di meno asserisce che «l’irregolarità è censurabile», considerato che «i comportamenti elusivi soprattutto se non isolati possono generare un’espansione di spesa priva di una copertura sostanziale».

Foto del Procuratore regionale Rossella Scerbo
Il Procuratore regionale Rossella Scerbo ha parlato della «necessità di una verifica rigorosa, per non essere costretti nel futuro più o meno prossimo a scontare gli errori valutativi del passato».

Non mancano le censure anche alle controdeduzioni della Regione Calabria ai rilievi sollevati dalla Corte – definite «apodittiche», «sostanzialmente generiche» o «non condivisibili» – e che certificano il livello di approssimazione con cui è gestita la macchina burocratica e amministrativa regionale. Addirittura, il Procuratore Scerbo ritiene «non soddisfacente la spiegazione contenuta nella memoria con la quale la Regione riconosce che non è stata valutata adeguatamente la necessità di fornire specifica evidenza alla scrittura contabile, che l’estinzione anticipata di mutui non era conveniente, addirittura foriera di responsabilità erariale, in quanto avrebbe comportato l’esborso di circa 19 m euro per ridurre l’indebitamento di circa 14,4 m euro e che l’operazione è stata implicitamente tracciata nella legge di bilancio e consiste nell’eliminazione del fondo accantonato sul capitolo di spesa U820l043501 e nella contestuale destinazione dello stesso al pagamento della rate dei mutui in sede di predisposizione del bilancio di previsione 2016/2018.»

Le verifiche a campione svolte durante la fase istruttoria da parte della Sezione di controllo ha consentito poi di rilevare una serie di errori di contabilizzazione, tra cui quelli relativi alla “assegnazione di fondi dello Stato per il completamento del processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari”. In questo caso, il competente Dipartimento regionale della Salute in sede istruttoria ha affermato «che la maggior somma è stata iscritta per errore e sarà cancellata dai residui attivi iscritti nel bilancio regionale a chiusura esercizio 2017», sebbene «la Procura non concorda sul rinvio della necessaria rettifica alla chiusura
dell’esercizio 2017». La Sezione di controllo ha formulato dei rilievi anche in merito ai «profili di criticità in ordine alla gestione contabile del riconoscimento dei debiti fuori bilancio sotto il profilo della mancata copertura finanziaria in relazione ad importi per cui era intervenuto il riconoscimento del debito ovvero il mancato impegno di somme relative a debiti per i quali esisteva uno stanziamento». La gravità di ciò è rappresentata dal fatto che «la mancata assunzione dell’impegno ha l’effetto sostanziale di alterare il risultato di amministrazionerelativamente a passività riconosciute con legge regionale ed è potenzialmente lesiva per l’Erario regionalepotendo comportare il pagamento di interessi moratori e ulteriori danni per spese processuali nell’eventualità dell’instaurazione di un giudizio di ottemperanza da parte del creditore insoddisfatto».

Foto del Presidente Tommaso Salamone
Secondo la Corte dei Conti, «Il bilancio della Regione Calabria presenta una situazione strutturale di squilibrio» poiché il fabbisogno di spesa presenta un importo costantemente superiore alle entrate. Il disavanzo ha raggiunto la cifra di euro 140 milioni di Euro nel 2016.

Nel complesso, «Il risultato d’amministrazione  determina un saldo finanziario netto negativo». Tale peggioramento è riconducibile – secondo la Corte – “almeno in parte” all’operazione di riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi, cioè a possibili sovrastime delle entrate e a sottostime della spesa che conducono ai c.d. “disavanzi occulti”. Pertanto, non si esclude che gli effetti di tali squilibri si riflettano sul bilancio regionale, visto che «la verifica istruttoria condotta dalla Sezione del controllo ha consentito di riscontrare indicazioni non veritiere in relazione ai residui attivi esigibili nel 2016 relativi a crediti per trasferimenti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.» Tra le altre criticità rilevate vi è «l’applicazione della contabilità economica-patrimoniale con riferimento ai contributi derivanti da fondi Fas per la costruzione della cittadella regionale», la capienza dei fondi di accantonamento (tra cui il “fondo rischi legali”). e il problema del mancato rispetto del limite per le assunzioni per lavoro flessibile rappresentato dal 50% della spesa sostenuta per il personale, punto sul quale «permane il contrasto interpretativo» tra Regione Calabria e Corte dei Conti. In particolare, la spesa per il consiglio regionale è passata dal 66,5 del 2015 al 60,45 del 2016, che – in termini assoluti – si è tradotta una riduzione rispetto all’anno precedente di appena 519.631,43 euro. Infine, la Corte esprime un giudizio negativo sulla gestione dei fondi comunitari, vista la «palese difficoltà della Regione a sfruttare a pieno le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea». In particolare – si legge nella relazione – tale giudizio «appare pienamente fondato considerato che sul FSE si è registrata una perdita di 41.824.352,55 che non ha consentito la chiusura del programma al 100%.»

La Corte dei Conti ha espresso un «giudizio di carenza di progettualità ed incapacità di incrementare la spesa comunitaria con progetti originariamente inseriti nel programma». Sono state inoltre «rilevate criticità nel funzionamento del sistema di gestione e di controllo».

«La gravità della perdita si coglie appieno ove si consideri, da un lato, che il FSE ha l’obiettivo globale di “aumentare l’adattabilità e la produttività dei lavoratori e delle imprese, potenziare il capitale umano e migliorare l’accesso all’occupazione e la partecipazione al mercato del lavoro, rafforzare l’inclusione sociale delle persone svantaggiate e combattere la discriminazione, incentivare le persone inattive ad inserirsi nel mercato del lavoro». Inoltre, «la dotazione finanziaria iniziale di 860.498.754,00 Euro è stata ridotta ad 573.665.836,42 Euro a seguito di riprogrammazioni dovute sempre a ritardi nell’assuzione degli impegni e nella effettuazione della spesa». Anche in questo caso, non mancano le parole forti, considerato che «debolezza dei controlli chiave che incide sull’affidabilità della rendicontazione finanziaria e non del programma, mette a rischio l’efficacia ed efficienza di alcune operazioni e fa dubitare del rispetto delle norme nazionali e comunitarie.» Di tale «debolezza dei controlli» la Procura dice di aver avuto «riscontro diretto in molte istruttorie di propria competenza incentrate su comportamenti illeciti posti in essere dai beneficiari dei contributi ma che entro certi limiti riflettono carenze di controlli a monte». E, in questo quadro assai preoccupante, la Corte dei Conti rileva pure che «negli ultimi cinque anni il tasso di occupazione nella regione Calabria è sceso, attestandosi a un livello assai lontano dalla media italiana e da quella europea e quindi con un aggravamento del ritardo iniziale.»