Calabria, per non dimenticare: ecco chi sono (e quanto prendono) i 22 “papponi” dei vitalizi

I teatrini televisivi dell’ultima settimana in quello che rimane della trasmissione di Giletti (che ormai non supera più neanche i 250mila spettatori dopo essere passata dalla Rai a La7) hanno riportato comunque alla ribalta il tema dei vitalizi, che era esploso in tutta la sua forza tre anni fa.

E’ doveroso, dunque, da parte nostra riepilogare il tutto e ricordare alla gente chi sono e quanto “guadagnano” questi papponi della politica che la gente dovrebbe prendere a pernacchie appena li incontra in mezzo alla strada.

Alcuni sono stati “trombati” alle ultime elezioni regionali del 2014; altri non si sono nemmeno sottoposti a un nuovo giudizio degli elettori, come per esempio il più impresentabile di tutti ovvero Nicola Adamo; tutti, invece, nessuno escluso, dal 2015 appunto, stanno ricevendo mensilmente un bel gruzzoletto, amorevolmente dispensato da Mamma Regione. Una bella consolazione, per i bocciati alle urne e per quelli che hanno deciso di seguire altri sentieri lontano dalla politica.

Sono 22 gli ex consiglieri regionali a cui è stato riconosciuto l’assegno vitalizio per i loro anni passati a Palazzo Campanella. Chi più, chi meno, sono in tutto e per tutto “pensionati di lusso”, che – con puntualità svizzera (precisione sconosciuta in relazione a molti altri stipendi calabresi) – potranno godere del frutto del loro “duro lavoro” nelle stanze dei bottoni. Saranno loro gli ultimi ex rappresentanti istituzionali a usufruire di questo speciale trattamento. Da questo quinquennio in poi, infatti, i consiglieri regionali non avranno più diritto a emolumenti post-mandato, cancellati da una legge approvata nella scorsa legislatura.

Ecco chi sono (non in rigoroso ordine alfabetico) i “sopravvissuti del vitalizio”: Agazio Loiero, Nicola Adamo, Peppe Bova, Sandro Principe, Piero Amato, Mario Franchino, Luigi Fedele, Francesco Sulla, Giulio Serra, Ottavio Gaetano Bruni, Gesuele Vilasi, Giovanni Nucera, Candeloro Imbalzano, Damiano Guagliardi, Rosario Mirabelli, Emilio De Masi, Gianpaolo Chiappetta, Aurelio Chizzoniti, Pasquale Tripodi, Giuseppe Caputo e Francesco Pugliano. Riconosciuto il diritto all’indennizzo anche all’attuale senatore Emanuele Bilardi, che però rimarrà in una sorta di “aspettativa senza assegni” per tutto il tempo in cui sarà parlamentare.

LE CIFRE

Come nella vita “reale”, quella lontana dal Palazzo, non tutti gli assegni mensili sono uguali. L’entità del vitalizio dipende dal numero di anni che gli ex consiglieri hanno passato a Palazzo Campanella. I veterani guadagneranno di più, questa è la regola. Tra i pensionati d’oro (le cifre che troverete di seguito sono tutte al lordo) ci sono i decani del regionalismo calabrese. Su tutti l’ex presidente del Consiglio Peppe Bova e l’ex vicepresidente della giunta Nicola Adamo. Entrambi hanno sul groppone cinque legislature a testa; ed entrambi ogni mese percepiranno una cifra di tutto rispetto: 7.490,33 euro. Centesimi inclusi, che sono importanti.

Ma non bisogna per forza “lavorare” in Astronave per 25 anni di fila per ottenere lo stesso indennizzo. Riceveranno il medesimo trattamento previdenziale anche l’ex numero uno di Palazzo Campanella Gigi Fedele (4 legislature) e Giovanni Nucera (3). Un po’ meno consistente, ma si parla di poche centinaia di euro, il vitalizio di Pasquale Tripodi. Per lui la Regione farà partire ogni mese un bonifico di 7.265 euro. La giusta ricompensa per i suoi 15 anni nella massima assemblea regionale.

Ovviamente, i meno scafati, cioè quelli che lo scranno lo hanno detenuto per meno tempo, beneficeranno di emolumenti (solo un tantino) più scarsi. È il caso dell’ex capogruppo di Ncd Gianpaolo Chiappetta (6.175 euro dopo tre legislature) e di Damiano Guagliardi e Gesuele Vilasi (entrambi 6.366 euro dopo 10 anni in Consiglio).

Un gradino (economico) sotto e troviamo altre vecchie conoscenze della politica calabrese. C’è l’ex capogruppo del Pd e parlamentare Sandro Principe, l’ex vicepresidente del Consiglio Piero Amato e il già segretario questore Ciccio Sulla. Per loro la cifra è identica: 6.085 euro per due legislature. Tra i “pensionati” illustri è presente anche l’ex governatore, Agazio Loiero, che potrà placare l’amarezza per la sua sconfitta alle elezioni del 2010 con un emolumento superiore ai seimila euro al mese. A Giulio Serra, invece, i due lustri passati nell’Astronave gli hanno fatto maturare il diritto di ricevere 5.149 euro ogni 30 giorni.
E poi ci sono gli “sfortunati” che in Consiglio ci sono stati solo per una legislatura, peraltro ridotta dalla prematura decadenza del governatore Peppe Scopelliti. I servigi prestati alla Calabria garantiranno 3.745 euro mensili a Giuseppe Caputo, Mario Franchino, Franco Pugliano, Ottavio Bruni, Emilio De Masi e Candeloro Imbalzano. Uniche cifre dissonanti quelle di Rosario Mirabelli (2.808 euro per una legislatura) e Aurelio Chizzoniti (4.681 per due).

LA LEGGE

La norma che istituisce il vitalizio risaliva al ’96 (la numero 3) e garantiva l’assegno mensile ai consiglieri regionali cessati dal mandato «che abbiano compiuto 60 anni d’età e che abbiano corrisposto il contributo per un periodo di almeno cinque anni». Si obietterà: ma come fanno i rappresentanti in carica solo durante l’ultima legislatura a percepire la “pensione”, se il mandato è scaduto in anticipo? Hanno infatti totalizzato solo 4 anni, 7 mesi e 25 giorni, un periodo di tempo arrotondato a 5 anni per effetto della stessa norma del ’96. Come dire: il legislatore ha pensato pure ai casi di ritorno anticipato alle urne e ha voluto tutelare anche i consiglieri con minori “presenze”.

Naturalmente non fidatevi del consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea, meglio noto come il comunista col culo degli altri, che – a parola – sta facendo chiasso per far vedere alla gente che lui è contro questa legge e vorrebbe abolirla. Si tratta della solita “sceneggiata” per alzare il prezzo col suo partito ovvero il Pd, l’associazione a delinquere dei politici impresentabili. Perché in Calabria, come tutti sapete ormai, nulla è come appare.