Calabria, sanità mafiosa: i giocatori cambiano ma i croupier restano uguali (di Saverio Di Giorno)

di Saverio Di Giorno

Cosa insegna l’indagine che ha scosso il sistema sanitario lucano? Un sistema di conoscenza e di deviazioni istituzionali il cui deus ex machina è rappresentato dal governatore della regione in quota Pd Marcello Pittella, ora sospeso dal suo incarico. Il governatore si interfacciava direttamente con i direttori. Venivano influenzate le nomine, i concorsi, le assunzioni e così via, non a caso è finita al centro del ciclone anche la direttrice dall’Asl.

Al di là del caso specifico e dell’esito giudiziario delle indagini, tutto questo dimostra come il Pd si sia appoggiato a potentati locali. E che ci sia un asservimento della pubblica amministrazione a una logica di consenso. Funzione pubblica e amministrativa fuse attraverso legami e connivenze. Lo scrittore Roberto Saviano su facebook ha commentato la vicenda dicendo che “il Pd ha preferito vincere più che convincere”.

Questo modo di gestione del potere non è una cosa nuova dalle nostre parti. L’annosa questione dell’Ospedale di Praia a Mare è l’esempio lampante. Una vicenda che è stata seguita con attenzione da questo giornale. Le lotte intorno all’ospedale sono di lunga data: sin dal 2011 quando si parlò per la clinica di chiusura del Pronto soccorso, di mancato inserimento nella rete Emergenza/Urgenza della Regione e di mancata valorizzazione delle eccellenze nel campo della Cardiologia. L’ex Presidio di Praia a Mare è rimasto escluso “dai protocolli operativi regionali e di area in un’ottica di supporto ed integrazione alla rete pubblica dell’emergenza-urgenza” contrariamente a quanto stabilito dalle sentenze del Consiglio di Stato. Ad essere inclusa, invece, è stata la clinica Tricarico di Belvedere. Ogni volta che la clinica ha dichiarato il dissesto minacciando la chiusura il Pd si è sempre prodigato in aiuti e salvataggi e non a caso tra i finanziatori della campagna elettorale 2013 della deputata Pd Enza Bruno Bossio si trovava proprio la clinica Tricarico, che da allora – guarda un po’ il caso… – è stata abbandonata al suo destino e finita all’asta.

L’Ospedale e la sua riapertura sono state anche utili passerelle elettorali grazie alle mediazioni di Tonino Gentile meglio conosciuto come il Cinghiale con la sua ormai ex “amica” Lorenzin; una vittoria che avrebbe dovuto dare i numeri a Gentile (secondo i militanti) per riallacciare i rapporti con FI in vista delle elezioni del 4 marzo. E ancora adesso la farsa va avanti tra annunci e boutade.

Tutto questo è più o meno conosciuto; cosa insegna, quindi, la vicenda Basilicata? Che bisogna inserire la questione dell’ospedale nel torbido sistema della sanità calabrese, allora molti tasselli andranno al loro posto. Nella sanità calabrese ed in particolare in quella cosentina ci si muove continuamente tra nomine imposte soprattutto da Raffaele Mauro – direttore generale dell’Asp di Cosenza -, concorsi oscuri e corsie preferenziali e la vicenda tra Praia e Belvedere non fa eccezione; tempo fa il consigliere regionale Giuseppe Aieta ha parlato di “parlamentari del Pd che erano al centro di indagini per assidue frequentazioni con un boss della sanità privata sospettato di essere intestatario di cliniche per conto dei Muto”. Anche in Calabria dunque il Pd e tutti gli altri partiti della pappatoia si sono appoggiati ai potentati locali per vincere. Una eterna campagna elettorale sulla pelle dei pazienti non più tanto pazienti…

In Basilicata il colpo a Pittella ha aperto la corsa a M5s e Lega, in Calabria la partita è già aperta e pare che sia anche truccata. I giocatori cambiano, ma i croupier restano gli stessi.