Calabria Verde, i retroscena. Furgiuele garantisce i clienti di Madame Fifì, Sebi Romeo e D’Acri

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A Calabria Verde, la società in house che ha sostituito l’Afor nel 2014, il caos è totale. I giornali di regime stamattina ci hanno informato che la Regione ha chiesto e ottenuto da quasi tutti i dirigenti le dimissioni. Il fatto anomalo è che solo un soggetto è riuscito a farla franca nonostante la faida di questi ultimi mesi. Ed è il direttore generale, il partenopeo Paolo Furgiuele, che con una piroetta degna del miglior Leo Messi ha scaricato i colleghi e si è riallineato all’asse Cinghiale-Palla Palla-Madame Fifì, che ormai governa indisturbato facendo le peggiori porcherie in tutta la Calabria.

L’unico che non ha accettato di dimettersi è Alfredo Allevato. Quest’ ultimo è il responsabile della procedura per il mega appalto di 32 milioni di euro, che sarebbe stata “cancellata” a sua insaputa. Prova ne è il fatto che, mentre il direttore generale Furgiuele stava redigendo la delibera di annullamento in “autotutela” del bando di gara, Allevato stava procedendo al secondo interpello per la formazione della commissione giudicatrice, dopo che il primo era andato a vuoto.

Insomma, il classico caso della mano destra che non sa cosa fa la mano sinistra. Perché, evidentemente, Furgiuele, dopo aver eseguito gli ordini dei potenti, ha ricevuto anche preciso mandato di, con decenza parlando, pugnalare alle spalle Allevato.

Calabria-Verde

Ma cerchiamo di capire come mai Furgiuele si salva. Almeno per il momento.

Forse il direttore generale ha qualche santo in paradiso? I maligni dicono che Furgiuele sa un sacco di cose che non dovrebbe sapere e quindi, se rimosso, diventerebbe molto pericoloso. Per esempio, l’autista di Madame Fifì (e in passato del marito) Feliciano D’Alessandro è un dipendente di Calabria Verde e rimane a disposizione della stessa pur avendo un contratto da sorvegliante idraulico che lo obbligherebbe a stare in cantiere. E invece il mitico Feliciano gira per l’Italia (e qualche volta anche all’estero) insieme a Madame Fifì con uno stipendio pagato direttamente con il budget del direttore generale napoletano. Bello, no?

Ma, con tutto il rispetto per Feliciano, non può essere solo questo il motivo per cui Furgiuele non viene fatto fuori.

Il dottore Nicita viene nominato Responsabile del Distretti di Bovalino (stesso paese di Speziali, quello che vince la gara degli elicotteri). Nulla di strano, a prima vista: sembra comunque una nomina come tante altre. Ma non è cosi. Il dottore Nicita non ha la posizione contrattuale richiesta (categoria D) ma risulta essere un ex operaio passato nei quadri di dipendente appena una settimana prima della nomina.

Sebi Romeo
Sebi Romeo

Sarà bravo, pensano tutti. Ma la “gola profonda” Campanaro, che ormai non ha nulla da perdere, racconta tutto. In realtà Nicita è un cugino di Sebi Romeo, capogruppo del PD in consiglio regionale, che lo impone pur avendo i sindacati contro. Sebi Romeo risulta sempre presente in azienda e anche lui, oltre a Madame Fifì, è vicinissimo al direttore generale di Calabria Verde. Del resto, lo stesso Campanaro, davanti a molti dipendenti, aveva urlato che quell’appalto degli elicotteri interessava direttamente a Sebi Romeo. E già così, la situazione appare decisamente chiara.

Furgiuele, dunque, oltre a far da accompagnatore e consulente di shopping agli amici politici, fa pure delle nomine di altissimo spessore.

Il dottore Gennarino Magnone, agrotecnico, non agronomo, viene assunto per redigere i piani di gestione (che però possono essere sottoscritti solo da agronomi iscritti all’albo professionale).

Calabria Verde ha decine di figure professionali abilitate a svolgere tale funzione. Ma il dg Furgiuele preferisce Gennarino. Perché? Forse perché è l’uomo di fiducia del consigliere regionale Mauro D’Acri, oliveriano di ferro? Forse perché è indagato per truffa per reati connessi a fondi concessi dalla Comunità Europea insieme a Furgiuele? Forse perché risulta indagato per il caso Sarlo ed essere stato autista di Franco Morelli?

Sarà per questo, sarà per quell’altro, fatto sta che il professionista ormai siede alla destra del direttore generale e non sembra più un consulente ma un dipendente vero e proprio e tiene i rapporti con la presidenza come vuole il suo padrino politico Mauro D’Acri.

Chiaro, no?