Calabria Verde, l’azienda Matacena getta la maschera per salvare ‘O Principale e tutti i politici corrotti

Matacena, alias azienda napoletana
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Per la gioia di tutti gli appassionati del caso, stamattina torniamo a scrivere del tormentone Calabria Verde.

La notizia è di un certo spessore e in un certo senso rappresenta un colpo di scena. Per la prima volta l’azienda che avrebbe dovuto vincere il mega appalto di 32 milioni per la fornitura di automezzi speciali antincendio, la stessa che aveva già vinto altri appalti per una trentina di milioni, getta la maschera. L’unica ad aver presentato domanda, l’azienda sulla quale il bando era stato cucito su misura.

E’ la gara d’appalto per l’acquisto con fondi comunitari (Por Fesr 2007/2013) di automezzi speciali per contrastare il dissesto idrogeologico e di attrezzature per l’antincendio boschivo, da destinare alla Protezione Civile. Calabria Verde è stazione appaltante, vale a dire l’ente che deve gestire la selezione per l’affidamento dell’appalto di, ripetiamo, 32 milioni.

La sua revoca ha scatenato persino recriminazioni sulla presunta perdita di fondi per la comunità.

tar

Come vi abbiamo ampiamente anticipato nelle settimane scorse, l’azienda in questione è la Piemme&Matacena. Eppure nessuno ancora lo dice e lo scrive. Neanche quando la stessa azienda deposita al Tar della Calabria, che ovviamente informa la Regione (e quindi un posto dove le fonti sono praticamente infinite) un decreto ingiuntivo (tra l’altro neanche il primo) contro Calabria Verde per la gara sospesa in autotutela.

Richiede in particolare un risarcimento danni e indennizzo a seguito della delibera di revoca del bando di gara.

Per com’è messa la situazione, con la DDA in piena azione, sembra un atto molto strano. Perché fare un decreto ingiuntivo per una gara sospesa da 32 milioni? Un risarcimento danni, con tutto il casino che si sta muovendo, sembra quasi un miraggio da ottenere, eppure Matacena sceglie questa strada.

Calabria-Verde

La sensazione immediata che scaturisce dal decreto ingiuntivo è una sola: un pesante j’accuse contro il Responsabile unico del procedimento ovvero Alfredo Allevato. Nell’atto depositato dall’azienda di Matacena si mette in evidenza che esisteva la copertura finanziaria per dare il via alla gara, a differenza di quanto affermava Allevato nella revoca del bando. E se fosse così, la colpa ricadrebbe su di lui e non su qualcun altro.

Il bando era viziato da una non copertura finanziaria al momento della pubblicazione perché, essendo somme derivanti da finanziamenti europei non potevano essere presenti in bilancio.
Perciò il RUP Allevato ha sbagliato clamorosamente è l’annullamento è atto dovuto.
Viene da dire che Calabria Verde ma anche la Regione hanno uno staff in presidenza ai limiti del favoloso…

Il capitolato presenta una serie di modalità discutibili ma il colmo lo si raggiunge quando si prevedono requisiti specifici, tali da alimentare il sospetto che si voglia favorire un’azienda in particolare. E non è finita qui. Perché sembrava davvero originale la necessità di acquistare soprattutto autobotti e materiale per intervento nelle foreste anziché per il dissesto idrogeologico. Anche i bambini, insomma, capiscono che quel bando era stato fatto su misura per l’azienda di Luigi Matacena.

Paolo Furgiuele
Paolo Furgiuele

E qui passiamo al secondo obiettivo: salvare il direttore generale Paolo Furgiuele, alias ‘O Principale, la cui caduta determinerebbe lo sconquasso totale anche del livello politico.

Sì, perché quando la Regione impone la revoca in autotutela del bando, è chiaro come il sole che Furgiuele deve trovare un colpevole dentro a Calabria Verde. Così si salvano capre e cavoli.

Una volta che i soldi sono evaporati, si tratta solo di trovare un capro espiatorio qualsiasi e tutelare tutto l’ambaradan che vi abbiamo raccontato in questi mesi. E Allevato, secondo i calcoli di questi faccendieri, sarebbe l’ideale.

‘Sto Furgiuele, in sostanza, è una sorta di banderuola al vento. Da Trematerra passa a Nicola Adamo ma quando è proprio chiaro a tutti che questo appalto è attenzionato dalla magistratura e dall’AntiCorruzione, non esita un attimo ad avallare la revoca del bando voluta da Oliverio. E rimane incredibilmente al suo posto fino a quando non gli viene imposto di dimettersi, con il patto di salvare il culo. Quantomeno di provarci…

Giancarlo Pittelli
Giancarlo Pittelli

Il regista dell’operazione? Un pezzo grosso. L’avvocato Giancarlo Pittelli, penalista di grido, ex senatore del Pdl, pesantemente coinvolto nella fuga di notizie per l’inchiesta Why Not. Si credono onnipotenti: dove si presentano, devono vincere. Hanno sempre la verità in tasca, anzi la costruiscono direttamente. Loro sono “la legge”. O almeno credono di esserlo.

Non ci vuole molto a capire che Pittelli o chi per lui è anche l’avvocato di Furgiuele. Tranquilli, è tutto a posto. Due più due fa… truffa.

Luigi Matacena non è uno qualunque. Tra il 2010 e il 2011 è finito nella chiacchieratissima inchiesta P4, quella dei servizi segreti o meglio dell’associazione segreta che avrebbe ruotato attorno all’uomo d’affari, ex braccio destro di Andreotti e intrallazzatissimo con i servizi (per usare un eufemismo…) Luigi Bisignani e al parlamentare del Pdl ed ex magistrato Alfonso Papa.

Papa era finito nel tritacarne e gli uomini di Bisignani se la cantavano allegramente per metterlo in croce.

Il gruppo di Matacena si è specializzato negli ultimi anni nella gestione delle emergenze e ha contatti anche con la Protezione Civile.  I magistrati avevano interrogato altri imprenditori come Stefano Ricucci, Vittorio Casale e Alfredo Romeo.

Luigi Matacena al lavoro
Luigi Matacena al lavoro

Luigi Matacena era uno degli accusatori più spietati di Alfonso Papa. Diceva che gli pagava tangenti, alberghi, persino prostitute. Di tutto, di più…

Morale della favola: non sarà ritenuto attendibile, tanto era chiaro il complotto, anche giudiziario, ai danni dell’ex parlamentare ed ex magistrato. Eppure c’è chi ha lanciato una campagna per non far andare al macero i fondi comunitari ma invece… nelle capienti tasche di Matacena.

La politica nella sua essenza è evaporata. Non si rendono conto o fanno finta oppure vogliono che Azienda Calabria Verde chiuda. Si  rischia seriamente che ciò avvenga entro fine luglio (l’unica preoccupazione che hanno sono gli operai forestali che gli metteranno sottosopra l’intera regione).
Con buona pace di chi, come quel faccendiere di Paolo Pollichieni, ancora sostiene che quei fondi dovevano andare al suo amico Matacena. Perché Pollichieni e i suoi prodi giornalisti la verità non solo non la dicono e non la scrivono mai, ma non sanno neanche che cos’è. Nonostante facciano capire di averla sempre in tasca. Come i soldi di Matacena…