Calabria Verde, resa dei conti nell’entourage di Palla Palla

Palla Palla e Pignanelli
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Il gran casino di Calabria Verde sta per arrivare al fatidico redde rationem. Gli arresti del 21 settembre dello scorso anno, come aveva spiegato bene il procuratore aggiunto della DDA di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, sono stati soltanto il primo passo.

Tre procure (Reggio, Catanzaro e Castrovillari) indagano sulla corruzione dilagante in questo “carrozzone” politico e ormai si stanno per tirare le somme.

Il comitato d’affari formato da dirigenti senza scrupoli come Paolo Furgiuele, Giuseppe Campanaro, Alfredo Allevato, Carmelo Salvino (è stato nominato da Adamo in persona, è veramente un burattino nelle sue mani) e Giuseppe Oliva hanno utilizzato la vicenda delle concessioni illegali e dei tagli abusivi di alberi per creare una sorta di “ricatto” al braccio destro di Palla Palla, il sangovannese Gaetano Pignanelli, perché loro erano stati interessati per primi dallo stesso capo di gabinetto di Oliverio per una serie di concessioni palesemente irregolari.

Quindi conoscevano perfettamente i legami tra Pignanelli e l’imprenditore beneficiario, un altro sangiovannese doc, De Luca. La procura di Castrovillari su questo versante ha già fatto piena chiarezza e sta attendendo di incrociare i suoi dati con quelli dei colleghi della DDA di Catanzaro.

Luigi Matacena, l'imprenditore favorito dalla politica
Luigi Matacena, l’imprenditore favorito dalla politica

Quello che non torna è perché il primo bando dell’era Oliverio, vinto come tutti gli altri dall’imprenditore napoletano Luigi Matacena, non è stato sottoposto ai controlli dalla Regione, pur con evidenti irregolarità.

E poi, perché la razzia del fondo economale è stata resa pubblica all’improvviso, dal Quotidiano del Sud, su evidente imbeccata di Pignanelli, dopo più di 9 mesi e lo stesso Salvino (il burattino di Adamo) ha fatto orecchie da mercante?

Ormai tutti sappiamo che nell’entourage di Palla Palla c’è stata una guerra sotterranea e senza esclusione di colpi tra Pignanelli e l’altro fedelissimo di Oliverio, Franco Iacucci, perché il bando (quello da 32 milioni) faceva gola a qualcuno (Pignanelli), che era rimasto fuori a favore di altri. Interessi alti, molto alti. Non può essere una concessione di 6000 euro (sia pure illegittima ed irregolare) a scatenare il casino e far rischiare una caduta di giunta. Ed è evidente che le vere inchieste su Calabria Verde sono quelle delle procure di Catanzaro e Reggio. E se Pignanelli è indagato dalla procura di Castrovillari, Iacucci è indagato dalla procura di Catanzaro e solo qualche giorno fa è stato interrogato per ore dal pm Alessandro Prantera e non certo per concessioni e tagli ma – com’era scontato – proprio sul bando da 32 milioni. Quello che coinvolge direttamente il livello politico.

Paolo Furgiuele
Paolo Furgiuele

Altro punto di domanda: perchè Furgiuele ha goduto ancora di tanta protezione da parte della Presidenza fino a poco tempo fa e pur dopo tutto quello che è uscito a suo carico?

La verità è che si sono scannati per soldi e da quando è entrato nella mischia il magistrato Bombardieri, che ha capito tutto, stanno tremando, perché è chiaro a tutti che gli interessi sono altissimi.

Le concessioni di Pignanelli, dunque, sono un pretesto che del resto è venuto meno presto ed invece tutto l’entourage di Oliverio (e lo stesso Palla Palla) dovranno spiegare nei dettagli tutti i soldi che si sono contesi attorno a Calabria Verde ma soprattutto perché non hanno fatto mettere a nessun altro le mani nelle carte del Settore Amministrativo dove Furgiuele è rimasto fino all’ultimo.

A questo punto Bombardieri avrà le idee chiare sul perché nessun altro che non fosse Furgiuele poteva mettere le mani in quel settore. E c’è chi giura che ‘O Principale abbia già cantato come un usignolo. E Iacucci… lo stesso.