Calabria Verde, tutta la verità su concessioni e tagli boschivi di Pignanelli, l’uomo di Palla Palla

Palla Palla e Pignanelli

La verità sulla faida tra Regione e Calabria Verde inizia a venire fuori. 

Quasi un anno fa – il 4 maggio 2016 per la precisione – la Calabria si svegliava con la notizia di perquisizioni in abitazioni e uffici di dirigenti e consulenti di Calabria Verde da parte della procura di Castrovillari, che si avvaleva della collaborazione del Corpo Forestale.

A Catanzaro, le perquisizioni sono avvenute negli uffici della Cittadella regionale, in particolare quelli del capo di gabinetto di Mario Oliverio, Gaetano Pignanelli, e nell’area del dipartimento Agricoltura occupata dal dirigente Mario Caligiuri.

Pignanelli sarebbe indagato, insieme ad altre sette persone, per truffa in concorso, secondo quanto risulta dal decreto di perquisizione recapitato stamattina dagli uomini del Nipaf del Corpo forestale dello stato e del comando di Cava di Melis.

Non ci sono avvisi di garanzia, si tratta, come comunque specificava bene all’epoca il comunicato del Corpo Forestale, di iscrizioni nel registro degli indagati. Oltre a Pignanelli, ci sono l’ex direttore generale Paolo Furgiuele, due dirigenti di Calabria Verde, Leandro Savio e Gennarino Magnone, Aurelio Pio Del Giudice, Ivo Filippelli, l’ingegnere Caruso e l’imprenditore Marino De Luca, titolare della ditta De Luca Marino di San Giovanni in Fiore.

E’ soltanto una parte della verità, naturalmente. La partita di Calabria Verde si gioca su più fronti: dalle concessioni illegali su cui indaga la procura di Castrovillari alla mancata rendicontazione di 102 milioni di euro, alla dissennata gestione del fondo economale per concludere in bellezza con il mega appalto di 32 milioni cucito su misura a Luigi Matacena, campione assoluto degli appalti ormai da anni. 

Materie per le quali sono in campo la DDA di Catanzaro e la DDA di Reggio Calabria, che il 21 settembre 2016 procedeva all’arresto – per i reati sopra menzionati – dell’ex direttore generale Paolo Furgiuele e del dirigente Alfredo Allevato. E pochi giorni fa ha arrestato il faccendiere Giuseppe Speziali e i suoi compari per la vicenda della truffa alla Protezione civile sugli elicotteri antincendio.

Quello di Palla Palla e del suo braccio destro, dunque, è soltanto il primo tassello di questa storia. Quello meno “scottante”. Nel quale l’obiettivo politico è Mario Oliverio insieme al suo fido scudiero Gaetano Pignanelli. Che di queste cose è maestro.

LA CRONISTORIA

Il 16 luglio 2015 il geometra Luigi Rizzo viene nominato da Calabria Verde per la direzione dell’Ufficio Foreste del Distretto numero 5 nel quale ricadono San Giovanni in Fiore, Bocchigliero e Longobucco.

E’ una nomina che cala dall’alto ed è maldigerita all’interno di Calabria Verde. Tant’è vero che il geometra Rizzo non fa neanche in tempo ad insediarsi che si dimette, il 6 agosto scorso. E’ evidente che Rizzo era funzionale a una serie di obiettivi ma chi deve raggiungere i suoi obiettivi cambia soggetto e inizia a tampinare un altro dirigente di Calabria Verde, Leandro Savio.

L’uomo che deve raggiungere i suoi obiettivi è il capo di gabinetto del presidente Mario Oliverio. Si tratta di quell’avvocato Gaetano Pignanelli del quale abbiamo scritto diffusamente per il pasticcio della clinica dentro l’Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore. Un affare andato in porto grazie al suo decisivo “parere legale”. Clamorosamente falso.

Palla Palla e Pignanelli: la coppia più bella del mondo
Palla Palla e Pignanelli: la coppia più bella del mondo

Gaetano Pignanelli è sangiovannese come Oliverio e ormai i due fanno coppia fissa dal lontano 2007, quando Palla Palla lo prelevò dall’Ufficio legale di San Giovanni dove aveva fatto il “danno” della clinica nell’Abbazia. Da allora, sette anni alla Provincia e via, insieme a Mario, anche alla Regione.

Pignanelli caldeggia in particolare tre concessioni, tutte a beneficio della ditta De Luca Marino di San Giovanni in Fiore.

Sono la n. 12304 del 17 giugno 2015; la n. 13157 del 1° luglio 2015 e la n. 13997 del 13 luglio 2015.

Il 28 agosto Calabria Verde emette un provvedimento di sospensione per le tre concessioni e dispone un accertamento tecnico. Una delle tre concessioni viene rilasciata anche su un fondo per il quale non era neanche stata effettuata la richiesta. 

Oltre a queste concessioni, arriva anche la “scoperta” di un taglio boschivo illegale. Che può essere addebitato solo alla volontà della Regione, visto che Calabria Verde non può autorizzare nessun tipo di tagli boschivi.

Inizia il viavai dei titolari della ditta sangiovannese negli uffici di Calabria Verde e della Regione.

bosco

L’avvocato Pignanelli capisce che è il momento di riproporre un suo uomo di fiducia all’interno di Calabria Verde e il 2 settembre nomina l’ingegnere Caruso al posto del geometra Rizzo a responsabile dell’Ufficio Foreste Distretto n. 5.

ARRIVA L’ANTICORRUZIONE

Passano appena cinque giorni e il 7 settembre il dirigente Leandro Savio di Calabria Verde invia una nota all’Autorità Anticorruzione, la nota n. 16689.

L’ingegnere Caruso è comprensibilmente preso tra due fuochi e prova a far valere le ragioni della Regione rispetto alla denuncia del dottor Savio. Ormai siamo in piena guerra.

Il 23 settembre l’Autorità Anticorruzione risponde al dottor Leandro Savio con una nota nella quale viene messo in luce un articolato sistema elusivo delle procedure per il rilascio di concessioni e di una serie di errori grossolani a tutto beneficio delle ditte ai danni dell’azienda.

AREA INTERVENTO

Non solo: il controllo di gestione il 13 ottobre rilascia una nota a firma della dottoressa Zurzolo nella quale si evidenziano aspetti altamente negativi della gestione delle concessioni nell’ambito del settore foreste.

Da lì lo scatenarsi definitivo della faida. Con l’intervento della procura di Castrovillari e del Corpo Forestale dello Stato che il 1° marzo 2016 hanno sequestrato tutta l’area boscata e hanno iscritto cinque persone nel registro degli indagati.

Pignanelli è stato ancora protetto dal suo “capo” e da tutti i consiglieri regionali che se la fanno sotto. Ma adesso sono arrivate anche le perquisizioni e poi addirittura gli arresti. Che si fa? Ai posteri l’ardua sentenza…