Call center, lavoratori pagati 2,50 euro ad ora: la Cgil insorge contro Assocall

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“Quella che sta per concludersi, per il mondo dei lavoratori dei call center nel settore outbound, sarà una settimana da ricordare, un punto fermo da cui partire ma anche forte un campanello d’allarme, un monito per non tornare indietro a prima dell’introduzione di quelle norme che provano ad evitare lo sfruttamento dei giovani nei call center”.

Lo afferma, in una nota, il coordinatore del sindacato SLC Cgil calabria settore Call Center, Alberto Ligato.

“Da una parte – scrive – Asstel e le segreterie generali e nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom UIL che sottoscrivono un accordo che consente agli oltre 35.000 lavoratori precari del settore call center l’accesso a prestazioni sanitarie integrative del Servizio sanitario nazionale, per quanto riguarda grandi interventi e prestazioni legate alla maternità.

Da un’altra, presso la sede di Confcommercio di Roma, Assocall che, vista l’esigua rappresentanza sia datoriale che sindacale, prova a dare dignità e continuità a un accordo che fissa retribuzioni indecenti e inaccettabili per un Paese che si dichiara civile. Un accordo che – sottolinea – fissando una retribuzione oraria di 2,5 euro l’ora, rischia di destabilizzare l’intero settore mettendo praticamente fuori mercato quelle aziende più strutturate che garantiscono compensi in linea con i valori previsti dalla legislazione italiana.

cgil1E’ inaccettabile che giocando nei meandri delle norme di legge, approfittando dell’assenza di una legge sulla rappresentanza – afferma ancora Ligato – si provi con la furbizia ad arricchirsi alle spalle dei giovani lavoratori italiani.

L’accordo Assocall non solo permette alle aziende che applicano questo contratto “pirata” di sfruttare i lavoratori con paghe orarie intorno alle 2,50 euro – prosegue il sindacalista – ma mette fuori mercato, attraverso chiari fenomeni di dumping e concorrenza sleale, tutte quelle aziende che invece provano attraverso la stipula di contratti nazionali a dare dignità, in Italia, a circa 35 mila lavoratori precari.

In Calabria sono circa 6 mila i lavoratori che operano nel settore outbound della vendita telefonica, del recupero crediti, del teleselling e telemarketing – ha dichiarato il rappresentante della Slc Calabria – e tanti di questi operano per aziende che rispettano il contratto nazionale di settore, pagando retribuzioni orarie secondo la normativa vigente, e vanno difesi e tutelati da accordi stipulati da pseudo associazioni datoriali e organizzazioni sindacali con esigua rappresentanza”.

“Avevamo chiesto aiuto al governo, nei vari tavoli di crisi presso il ministero, affinchè si dichiarasse nullo il contratto collettivo nazionale di lavoro Assocall, il Ministero del Lavoro si era impegnato ad avviare controlli ispettivi in tutta Italia e ad effettuare delle verifiche vista l’esigua rappresentanza delle parti – ha affermato Alberto Ligato – invece ci ritroviamo con un sottosegretario che addirittura partecipa all’assemblea nazionale di questa pseudo associazione datoriale.

Come Slc Cgil Calabria coinvolgeremo subito tutti gli enti preposti denunciando a tappeto tutte le realtà calabresi – ha concluso il dirigente Slc – che attraverso l’applicazione di questo contratto condannano una intera generazione alla precarieta’ oltre che contrattuale anche salariale”.