Capodanno al Grand Hotel, i lettori ci scrivono: “Hanno truffato persino Simone Perrotta!”

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C’è chi l’ha presa con filosofia ma sono molti di più quelli che sono incazzati neri.

Stiamo parlando dell’incredibile vicenda del Capodanno al Grand Hotel ovvero della truffa che ha rovinato la festa a un migliaio di persone, che, nonostante avessero pagato regolarmente il biglietto, non sono neanche riusciti ad entrare nei locali dell’Ariha Hotel di Rende dove si svolgeva il veglione. Sì, perché gli organizzatori hanno venduto oltre 2mila biglietti per un posto dove, si e no, potevano starci 800 persone. E’ arrivata finanche la polizia a mettere ordine e ad evitare disastri.

Le responsabilità non sono soltanto dei ragazzi-figli di papà che hanno organizzato il “trappolone”. Ovvero Antonio Totera, nipote di Franco Totera, patron del Bar Due Palme e Attilio Scarpelli, figlio di Gianfranco, medico, ex dg dell’Asp e costruttore “occulto”, titolare dello “Scarpelli Caffè” di piazza Riforma.

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Anzi, diciamo pure, come facciamo spesso noi cosentini, che il pesce puzza dalla testa. E allora, poichè l’Ariha Hotel è sotto curatela fallimentare, è evidente che chi ha dato il via libera alla truffa appartiene addirittura allo stato. Perché la curatrice fallimentare, la dottoressa Alessandra Petrillo, è stata nominata dal Tribunale di Cosenza nella persona del giudice Manuela Morrone, figlia di Ennio, chiacchierato e discutibile politico di lungo corso. Insomma, un’altra figlia di papà…

Dunque, siamo nella paradossale situazione di un Tribunale che dovrebbe autoprocessarsi per aver combinato un disastro.

Detto questo, veniamo alle reazioni. Come dicevamo, c’è chi l’ha presa con filosofia e ha posato per un selfie su Fb sotto l’insegna dell’Ariha Hotel scrivendo: “… Volevo solo dirvi che a distanza di 18 giorni anche io, come voi, signu ancora in fila…”.

Ma c’è anche chi non l’ha presa così. Ecco la testimonianza di un “addetto ai lavori”.

Egregio direttore, faccia luce sulla movida cosentina… Chi ha le licenze? Faccia un’inchiesta sulla sicurezza nei locali…un locale con 800-1000 persone non può avere una sola uscita di sicurezza… E la sicurezza dei locali a chi èe affidata? Che fanno i carabinieri e la questura? Dove sono i controlli? Non ci sono neanche i brevetti per i bodyguard, i “pierre” prendono soldi in nero: l’ Agenzia delle Entrate cosa controlla se i gestori dei locali non rilasciano ricevute, ingressi e scontrini ai tavoli…

Non si fermi. C’è molto da fare, non è solo il singolo episodio del Capodanno all’Ariha Hotel… Prenda il mio sfogo come uno spunto …oppure come una Stiria da verificare e portare a galla.

Interrogativi inquietanti che meritano risposte ma all’addetto ai lavori che ci ha scritto rispondiamo allargando le braccia. Perché la magistratura, il Tribunale e le forze dell’ordine, lo ribadiamo, sono responsabili quanto, come e forse anche di più dei truffatori. E loro, purtroppo, sono la Legge…

Passiamo adesso invece allo sfogo di uno dei truffati del Capodanno al Grand Hotel.

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Salve signor Carchidi, sono stato uno dei truffati la notte di Capodanno all’Ariha Hotel insieme alla mia comitiva di 9 persone. Nonostante avessimo un tavolo (pagato 500 euro) siamo riusciti ad entrare solo alle 4:00 dopo 2 ore e mezza di fila dall’entrata di emergenza dove nessuno controllava e quindi chiunque poteva imbucarsi! Prima che venisse aperta l’entrata principale dove comunque i controlli erano assenti! Doppiamente beffati… Il signore in questione, Antonio Totera, è titolare del “Salon Clip” a Rende ed abita sopra la pizzeria dei fratelli La Bufala, solo che ora per ovvie ragioni è non rintracciabile! Invece di passare alla giustizia privata, perché non si crea un gruppo dove chiunque lo ritenga opportuno possa denunciare Totera e i suoi compari? Vuole che tra i truffati non ci sia qualche pezzo grosso? Persino Simone Perrotta, l’ex calciatore, è rimasto fuori: che vergogna!. Un Campione del Mondo! Lo abbiamo incontrato verso le 5 nella hall dell’hotel! La devono pagare e devono restituire i soldi!