Capodanno al Grand Hotel, la vergogna dei figli di papà continua

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Molti lettori ci stanno chiedendo novità rispetto al gran casino del Capodanno al Grand Hotel. Come molti di voi ricorderanno, gli organizzatori del veglione di fine anno all’Ariha Hotel di Rende hanno venduto oltre 2mila biglietti per un locale che ne conteneva a stento 800. Con il risultato di lasciare un migliaio di persone fuori dalla festa e con la conseguenza di vedersi piombare dentro la “discoteca” la polizia. Che ha fatto aprire le porte e ha fatto entrare tutti, anche molti che non avevano pagato il biglietto. Mentre, nel frattempo, dopo oltre due ore di fila, parecchia gente se n’era tornata a casa smoccolando contro i truffatori.

Non siamo a conoscenza degli sviluppi delle indagini della polizia ma uno degli organizzatori, Attilio Scarpelli, figlio prediletto dell’indimenticato Gianfranco, ex direttore generale “cinghialesco” dell’Asp di Cosenza, titolare per conto di papino dello “Scarpelli Caffè” a piazza Riforma, è arrivato al punto di disconoscere la sua attiva partecipazione all’organizzazione del veglione affermando che lui era lì soltanto in qualità di deejay.

Ora, noi non vogliamo demonizzare a tutti i costi né Scarpelli e né il suo fido compagno Antonio Totera (a sua volta nipote di Franco Totera, patron del Bar Due Palme di via Alimena), ma come si fa ad assumere atteggiamenti del genere quando in realtà tutti sanno che il veglione è stato organizzato da loro due? E lo sanno soprattutto il direttore dell’Ariha Hotel e i dirigenti della stessa struttura. Che per quanto ne sappiamo hanno regolarmente proceduto a denunciarli.

E’ probabile che ad assumersi la responsabilità della firma sul contratto di affitto (peraltro illegittimo non solo per il pasticcio dei biglietti ma anche perché l’Ariha Hotel è nelle mani di un curatore fallimentare) sia stato direttamente Totera ma defilarsi dalle responsabilità come fa Scarpelli è davvero ridicolo. Oltre che da vigliacco.

E per dimostrare che quanto va dicendo il rampollo di Gianfranco Scarpelli è falso, ci sono, proprio sulla sua bacheca di Facebook, le prove che il buon Attilio si prodigava per l’organizzazione, ospitando i post dei suoi “pierre” che invitavano la gente a contattarli per acquistare i biglietti. Ma se lui è contento così, faccia pure. Tanto sappiamo anche che resterà impunito, visto che il Tribunale di Cosenza dovrebbe autoindagare su se stesso per spiegare com’è possibile che un albergo sotto una curatela fallimentare affitti locali per un veglione e tra l’altro in maniera palesemente irregolare.

Roba che il giudice delegato Manuela Morrone (altra grande figlia di cotanto padre cioè il politico Ennio Morrone) e il curatore Alessandra Petrillo dovrebbero essere state già convocate, rampognate e indagate da un magistrato che appena appena fa il suo dovere. Ma a Cosenza, si sa, ci sono cose che si possono fare a danno di chi non ha santi in paradiso e (molte) cose che non si possono fare per non urtare la suscettibilità dei soliti poteri forti.

rifatto

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