Capu i liuni, Madame Fifì e la vergogna della prescrizione

Advertising

Al processo Eolo, quello della maxi tangente da 2 milioni 400 mila euro per le pale eoliche incassata dai prestanome di Nicola Adamo, come da scontatissimo copione è andata in scena la vergogna della prescrizione.

Il sistema giuridico italiano fa acqua da tutte le parti e grazie alla sua lentezza butta il solito salvagente ad una classe politica corrotta e impresentabile.

Nicola Adamo ormai da tempo rappresenta l’emblema della politica corrotta. Coinvolto in decine di processi, additato al pubblico ludibrio come simbolo del malaffare, si salverà dal processo Eolo solo perché il sistema giudiziario è lento e non certo perché è innocente.

Il trascorrere del tempo (in Italia la prescrizione arriva allo scadere dei 7 anni e 6 mesi) ha già cancellato dal procedimento il reato di corruzione, nel quale rientrava anche la maxi tangente da 2 milioni e 400mila euro per favorire la realizzazione del parco eolico. Prescritti anche l’abuso d’ufficio, i reati in materia urbanistica e gli illeciti amministrativi.

Contro Nicola Adamo erano rimasti ancora in piedi i reati di associazione a delinquere e falso ma stanno per andare in prescrizione anche questi e Capu i liuni o il signor Bruno Bossio come lo sfottono ormai i suoi avversari politici, gongola.

Le prescrizioni massime per questi due reati sono previste rispettivamente per settembre 2017 e settembre 2018. Sarebbe potuta anche arrivare una condanna di primo grado per Nicola Adamo e neanche questa è arrivata ma anche se fosse arrivata, sfruttando tutte le lentezze successive, non ci sarebbe stato nessun dubbio sul fatto che la prescrizione lo avrebbe salvato anche negli altri due gradi di giudizio.

Intanto, nel corso dell’ultima udienza, con lo stesso stratagemma della prescrizione, è stato assolto una delle tante meteore della politica calabrese, quel Diego Tommasi che aveva cominciato in modo promettente con i Verdi e che è finito indecorosamente a fare affari con il simbolo della corruzione in Calabria ovvero Nicola Adamo.

E tanto per non farci mancare niente anche la terribile Madame Fifì, sì insomma la dott.ssa Enza Bruno Bossio è uscita definitivamente, ovviamente per intervenuta prescrizione, dall’inchiesta di Lecce nella quale era stata indagata per avere redatto insieme ad altri ispettori del Ministero dell’Industria, una relazione falsa a favore di un’azienda pugliese beneficiaria della 488.

Auguri e soldi a Londra… Così ormai si dice nelle cricche della prescrizione, che sguazzano liberamente nel verninaio della politica calabrese.