Carcere di Rossano, la “Guantanamo” italiana. Ecco chi sono i terroristi islamici reclusi

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Supersorvegliati, ma tutto sommato trattati meglio degli altri reclusi. Oggi i 21 condannati per terrorismo internazionale presenti in Italia si trovano tutti nel carcere di Rossano: una struttura moderna, formata da tanti edifici cubici di cemento. I reclusi legati al jihad sono rinchiusi in una sezione speciale chiamata “Alta sicurezza 2”. E quattro di loro appena hanno saputo delle stragi di Parigi non hanno potuto fare a meno di “esultare”.

Fino al 2012 i detenuti condannati per rapporti con le cellule di al Qaeda erano 80 divisi fra Benevento, Asti, Macomer e l’istituto calabrese, dove poi sono stati concentrati quelli rimasti.

Alcuni dei 21 detenuti ritenuti appartenenti alla cellula di Al Qaeda sono, effettivamente, considerati soggetti attivi del terrorismo.

Sono cioè ritenuti membri dell’ organizzazione terroristica creata da Bin Laden. La chiamano la ‘Guantanamo italiana’ questa prigione moderna di Rossano e da qui sono passate molte guide dell’ estremismo islamico: per esempio Khalil Jarraya, il 46 enne tunisino, detto il ‘colonnello’ per i trascorsi di combattente nelle milizie bosniache, durante la guerra nell’ ex Jugoslavia. E ora, espulso su sua richiesta, ha scelto il carcere di Rossano per finire di scontare la sua pena.

E prima di lui, il 42 enne pakistano Hafiz Muhammad Zulkifal, l’ imam di Zingonia arrestato a Pognano, in provincia di Cagliari lo scorso 24 aprile, con l’ accusa di terrorismo.
La presenza di tale detenuto fa dell’ istituto di pena di Rossano un obiettivo sensibile; misure di controllo straordinarie che, però, secondo la denuncia del sindacato degli agenti penitenziari, sarebbero soltanto ‘teoriche’ perché – spiegano- all’aumento dei servizi di sicurezza non sarebbe corrisposto un aumento nella pianta organica.

Considerazione che, qualche tempo addietro, aveva fatto anche il segretario regionale del Sappe, Damiano Bellucci. Negli ultimi anni c’ è stato un aumento considerevole del numero dei detenuti, con conseguente carico di lavoro, aggiunto dalla sezione di terrorismo internazionale, non seguito però, dal personale di polizia penitenziaria e comparto ministeri, che continua a rimanere carente.