Cariati e le bufale de iGreco

Dopo aver condotto e vinto le amministrative (2016) all’insegna delle promesse e della sicura realizzazione di un nuovo ospedale a Cariati, da allocare nella struttura dell’ex ospedale pubblico, chiuso nel 2012 dal “camerata” di merende don Peppino Scopelliti, iGreco ritornano sull’argomento.

Questa volta l’ospedale (sempre lo stesso) lo vogliono realizzare nella struttura di loro proprietà sita a Cariati sulla strada statale 106. Si tratta di un vecchio e fatiscente palazzo realizzato negli anni 70 dal defunto padre Tommaso.
In pratica stanno facendo passare un’opera di ristrutturazione di un immobile fatiscente, per l’avvio e la prossima apertura di una struttura ospedaliera.

I furbastri della sagrada familia iGreco si sono attivati nel richiedere ed ottenere pareri favorevoli, compiacenti e di massima, dal Dipartimento alla salute della Regione Calabria. Pare che in Regione avrebbero espresso parere favorevole a trasferire due delle tre cliniche in loro proprietà a Cariati. Mentre l’amico/nemico Palla Palla dorme sonni tranquilli, a Cariati si assiste ad una sorta di transumanza delle mucche, anzi delle bufale; possibile che ‘ste benedette cliniche migrano di giorno in giorno, prima a Rende e mo a Cariati?

La verità è un’altra: la sindaca di Cariati, socia in affari delle tre cliniche, dovrebbe dare parere positivo al fratello Saverio, o chi per lui , all’avvio dei lavori. Possibile che iGreco sono così sprovveduti? Ma non lo sanno che esiste un conflitto di interessi o interesse privato e/o abuso grande quanto una clinica privata?

Ma la verità pare sia altra ancora: la sindaca iGreco, lo sanno pure le pietre a Cariati e dintorni, è una incapace di prima categoria, la Raggi al suo cospetto appare come la Merkel, e ben 4 consiglieri di maggioranza sono pronti a mandarla a casa avendo creato un gruppo autonomo.

Ormai a Cariati “unna po’ vidir chiù nessunu”, la sua popolarità è ai minimi termini ed ecco allora la trovata dell’ospedale privato per salvare la sua poltrona di sindaca. Insomma, un’altra triste storia sulla pelle degli ignari cittadini che aspettano “u post” aru spitali de bufale.