Caridi sarà salvato dal solito “inciucio”? Il punto della situazione

Jole Santelli e Antonio Caridi
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Il presidente del Senato Pietro Grasso, da ex magistrato antimafia, non vede per niente di buon occhio il fatto che Palazzo Madama non si pronunci subito su un caso di sospetta appartenenza alla ‘ndrangheta.

Ma nonostante questo non è così scontato che l’Aula si pronunci sull’arresto del senatore forzista Antonio Stefano Caridi prima di settembre. Anche perché in Aula, nel frattempo, viene incardinato il ddl sull’editoria che il governo vorrebbe vedere approvato, almeno da Palazzo Madama, prima della pausa estiva. E il tentativo del M5S di chiedere l’inversione dei lavori per votare prima, e quindi oggi stesso, su Caridi viene respinto dal presidente di turno Roberto Calderoli.

Così, è probabile che, in apertura di seduta, i 5 stelle – pronti ad inscenare una bagarre in Aula – tornino a chiedere l’inversione dell’ordine del giorno (possibile da Regolamento, come ricorda Calderoli, “solo in apertura di seduta o quando si passa da un argomento all’altro”) e che la maggioranza respinga la proposta impegnandosi però, come si assicura tra i Dem, “a garantire il numero legale per far votare, dopo il ddl editoria, anche la richiesta di arresto per Caridi”.

A questo punto, però, scatterebbe un’altra incognita, dopo quella del timing: il voto segreto. “Sarà quello, infatti, il nostro vero spazio di libertà”, assicura il senatore Psi Enrico Buemi che non ha preso parte ai lavori di ieri della Giunta per protesta contro “l’accelerazione impressa sul caso Caridi”. E sarebbe davvero “una beffa”, per dirla con i 5 Stelle, se alla fine Caridi venisse salvato, con il solito scambio di accuse tra Pd e pentastellati su chi sia stato ad evitargli il carcere e perché. Soprattutto per le conseguenze che questo potrebbe avere sull’ opinione pubblica.

Insomma, c’è aria di inciucio o “accurduni”. Nonostante le gravissime condotte contestate dalla Dda di Reggio Calabria nell’inchiesta “Mammasantissima”, Caridi potrebbe essere “salvato” dalla politica. E questo, nonostante il fatto che su di lui, oltre all’indagine del pm di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, che gli contesta di essere un elemento chiave della cupola segreta della ‘ndrangheta, penda un’altra indagine, quella “Alchemia”, dei pm reggini Roberto Di Palma e Giulia Pantano, che contestano al senatore connivenza con i clan della Piana di Gioia Tauro.

Gli unici a promettere battaglia sembrano essere i 5 Stelle perché, come osserva Maurizio Buccarella, “Caridi avrà tempo di difendersi in Tribunale, ma il Senato deve rimuovere subito gli ostacoli che alcuni vogliono mettere all’attività dei magistrati. Altrimenti il messaggio sarà gravissimo: si ricorre all’immunità per un caso che non ha precedenti nella storia del Senato. L’accusa per Caridi, infatti, è di associazione a delinquere di stampo mafioso”.