Caro e inutile Ordine dei Giornalisti, ora sbattimi fuori! (di Gianluigi Paragone)

Advertising

Gianluigi Paragone è un giornalista. Lavora a La 7 da “indipendente” e conduce una trasmissione, “La Gabbia”, che ha un buon seguito e, per quello che può, denuncia malaffare e corruzione.

Ma oggi Paragone non si occupa di politica. Oggi il giornalista scrive apertamente quello che pensa dell’Ordine dei Giornalisti, che sta obbligando migliaia di persone a seguire corsi di aggiornamento professionale senza nessuna utilità brandendo la “solita” minaccia di radiazione dell’Albo.

Condividiamo dalla prima all’ultima parola tutto l’intervento di Paragone. Che pubblichiamo integralmente. 

CARO E INUTILE ORDINE, ORA SBATTIMI FUORI…

Forse a fine anno l’(inutile) Ordine dei Giornalisti mi caccerà per mancanza di aggiornamento professionale. Spero che lo faccia prima di mandarmi il bollettino di pagamento della quota annuale, uno dei rari momenti in cui l’Ordine si appalesa. Per il resto, ti confesso: mai visti.
La routine si è rotta con l’avviso riguardante la formazione obbligatoria. Un avviso che si chiude con la seguente frase: “Con buon senso ma anche con la dovuta responsabilità invito quindi gli iscritti a non incorrere nell’inadempienza dell’articolo 20 dell’ordinamento”.

Lo dico al presidente dell’Ordine: non mi sono iscritto alla piattaforma informatica, né ho preso parte ad alcun corso di aggiornamento obbligatorio. Né infine ho tenuto seminari o altro genere di fantasticherie oratorie utili a cumulare crediti. Ho zero crediti. Zero. Certo, potrei dire che di contro ho al mio attivo due ore al giorno di radio (con relative riunioni preparatorie), una trasmissione settimanale in tv (con relative riunioni per organizzare temi, servizi e interviste agli ospiti) o una decina di articoli al mese; tutte attività che richiedono studio, letture, riflessione, tempo.

Sono per l’abolizione degli Ordini professionali, come per il superamento del valore legale del titolo di studio, sono per oltrepassare la frontiera della burocrazia se non laddove fosse indispensabile. I corsi di formazione obbligatoria con relativo creditificio non lo sono. Quindi io mi oppongo. In attesa di essere sanzionato.
Anzi, inviterei il presidente a provvedere già in tal senso. Si faccia vivo. Mi chiami. Mi indichi già la via dell’esilio. Sempre che si ricordi il mio nome, visto che non abbiamo mai avuto il piacere di parlarci per mezzo secondo, impegnati come siamo su due fronti diversi: lui a difesa della corporazione, io a difesa del buon senso.

Perché questa ribellione è la ribellione alla sclerotizzazione burocratica. Basta, porcaccia miseria! Basta! Passiamo il tempo a raccontare di carte, di bolli, di corsi, di firme; e poi di ricorsi, controcarte, avvocati e via dicendo. Raccontiamo le odissee degli imprenditori e degli artigiani; spesso le commentiamo indignandoci per la taranta che lo Stato obbliga a danzare. Ecco, ora che tocca a me, dico no. Per coerenza.

Mi oppongo al fantastico mondo dei crediti, al club di amicizie che rivela la nervatura castale dell’Ordine (perché noi siamo una casta quanto le altre!); mi rifiuto di compilare la triennale tessera a punti della formazione, l’ennesima fidelity card della burocrazia italiana.

Gianluigi Paragone