Caso Cinghiale jr, anche Lerner e Ozpetek si ribellano: “Senza vergogna”

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La nomina di Andrea Gentile (il figlio del Cinghiale) all’Istituto Nazionale Tumori è diventato un caso nazionale nello scorso nese di marzo, quando è stato chiaro a tutti che il Cinghiale, in cambio del suo sostegno al Governo Renzi aveva ottenuto non solo la nomina a sottosegretario ma anche quella per il rampollo parassita.

Oggi il caso ritorna alla ribalta delle cronache perché domani sera su Rai3, nel corso di “Report”, il giornalista Giorgio Mottola (attento, Giorgio, che il Cinghiale si è già segnato il tuo nome!) analizzerà nei particolari questa vergognosa storia da basso Impero.

E noi ne approfittiamo, visto che siamo “cultori” delle prodezze del Cinghiale, per ripercorrere le tappe di quello scandalo.

All’epoca era insorto il PD lombardo (non certo quello calabrese con i politici del quale il Cinghiale mangia insieme da sempre), il M5S, Sinistra Italiana ma anche il mondo degli intellettuali aveva dato chiari segnali di insofferenza.

Il giornalista Gad Lerner, sui social, non c’era andato con mano leggera: “Il governo ha designato l’incompetente figlio del senatore calabrese Gentile, nel cda dell’Istituto dei Tumori di Milano. Un vero scandalo” ha twittato.

Ma siamo andati anche oltre.

Il regista Ferzan Ozpetek (“Le fate ignoranti”, “La finestra di fronte”, “Saturno Contro”) su Twitter ha esternato la sua indignazione senza filtri con un hastag finale eloquente.

“Lorenzin sceglie il figlio del sottosegretario Ncd Gentile per cda dell’Istituto nazionale tumori #senzavergogna”.

Andrea Gentile è il figlio di Tonino, detto “il Cinghiale”, proprio dal giorno in cui attraverso lo stampatore Umberto De Rose impedì l’uscita de L’Ora della Calabria perché c’era in prima pagina la notizia del “ragazzo” indagato per le consulenze d’oro all’Asp.

Il “ragazzo”, che oggi ha 36 anni e non ha mai lavorato un solo giorno nella sua vita, viene piazzato dal padre di solito negli affari legali dell’ASP attraverso il confezionamento di incarichi legali farlocchi.

Così come sua sorella Lory, che invece ha preso 50mila euro dallo stampatore De Rose al tempo in cui guidava Fincalabra.

Non c’è che dire: un bel quadretto familiare…