Caso Melito. “Ministra Boschi, venga ad aiutarci”: l’appello dei Centri antiviolenza

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L’hanno cercata. L’hanno cercata per due anni. L’hanno cercata per violentarla in continuazione. Aveva tredici anni. L’hanno cercata fino a quando ne ha compiuto 15. Sempre in gruppo.

La notizia è saltata agli occhi di tutto il Paese. Una di quelle notizie di cui non ti capaciti, anche se sai come va il mondo, quelle notizie che ti ricordano le atrocità del mondo.

Nel gruppo degli stupratori la rappresentanza dei poteri forti: il figlio di un boss, il figlio di un maresciallo dell’esercito e il fratello di un poliziotto.

E’ saltata agli occhi dell’intera nazione anche la scarna partecipazione della gente di Melito Porto Salvo alla manifestazione di protesta e solidarietà nei confronti della ragazzina.

Ma oggi iniziano le dichiarazioni al vetriolo.

Sul piede di guerra centri antiviolenza, associazioni contro le mafie e finanche l’amministrazione comunale di Melito con l’apertura di uno Sportello antiviolenza.

Un primo passo importante è l’invito rivolto alla ministra Maria Elena Boschi di recarsi al più presto a Melito Porto Salvo. La richiesta è firmata da Titti Carrano, presidente di Dire, Rete nazionale dei Centri Antiviolenza, e sta già girando sui social.

melitoAltro passo fatto è quello dell’associazione Libera, associazione contro le mafie, che chiede di ritrovarsi tutti il 7 ottobre per avviare una discussione e un lavoro di sensibilizzazione per i minori del territorio insieme ai dirigenti scolastici e al Forum del terzo settore dell’area grecanica.

E altro passo rilevante è quello del Centro contro la violenza alle donne Roberta Lanzino che innanzitutto comunica vicinanza e sostegno alla ragazzina, “sia nel confronto con la giustizia che nel difficile e doloroso percorso di consapevolezza, ricostruzione e rafforzamento dell’ identità, duramente provata dalla violenza subita”.

Inoltre le donne del Centro Lanzino precisano, in un documento, che affiancheranno le istituzioni impegnate a rilevare, nel tessuto socioculturale calabrese, le dinamiche della violenza di genere e a contrastare, con azioni simboliche e reali, la mentalità maschilista e mafiosa.

collagericattoProprio per questo unendosi con l’amministrazione comunale di Melito e con le donne della Fidapa di Melito hanno programmato un percorso formativo finalizzato all’apertura di uno Sportello antiviolenza.

“Tale progetto è stato richiesto e programmato in risposta al bisogno di sollecitare e favorire un cambiamento culturale ormai imprescindibile”.

Il Centro Lanzino sarà presente alla manifestazione indetta da Libera.

“Il nostro auspicio – si legge nella nota – è che la rottura del silenzio, su queste vicende, favorisca l’ampliarsi della coscienza della responsabilità collettiva, sia di quanto è avvenuto che del suo necessario superamento”.

Riportiamo integralmente la dichiarazione di Titti Carrano, Presidente di D.i.Re, Rete nazionale dei Centri Antiviolenza indirizzata alla Ministra Maria Elena Boschi.

“Ministra Boschi, vada a Melito Porto Salvo più presto che può, nel paese italiano dove una ragazza di 16 anni di un metro e 55 per 40 chili è stata violentata da un branco di nove giovani maschi fin da quando era una bambina di 13.

Lei è appena andata andata a Milano al Tempo delle Donne a dire che le importa delle donne, che farà fruttare a vantaggio di tutte la delega al Ministero delle pari Opportunità. Allora adesso vada a Melito Porto Salvo, dove fra gli stupratori c’erano il figlio di un maresciallo e il fratello di un poliziotto, oltre al figlio di un uomo di cui tutti in paese hanno molta paura.

Le donne della Fidapa di Melito – artiste, professioniste, imprenditrici – preoccupate per il clima di violenza e intimidazione, pochi mesi fa hanno convocato le operatrici del Centro Antiviolenza Roberta Lanzino di Cosenza per un corso di formazione, volendo aprire al più presto uno sportello di ascolto e sostegno alle donne.

Anche la scuola ha fatto il suo dovere, accorgendosi della tragedia che accadeva alla ragazzina violentata dal branco, a ascoltarla, a crederle, a denunciare. Eppure queste cittadine e questi cittadini ora rischiano l’isolamento.

Il sindaco insulta i giornalisti, il parroco consiglia di tacere, e viene biasimata da molti una fiaccolata di solidarietà con la bambina stuprata cui hanno partecipato 1000 persone, molte venute dal resto della Calabria. Questi orrori succedono dappertutto, non solo a Melito.

Qualche anno fa, nel 2007, a Montalto di Castro, c’è stata una vicenda simile e il paese ha difeso gli stupratori invece della ragazza stuprata.

A Melito la delegittimazione della denuncia non è solo sessuale: c’è chi ha interesse a mettere i cittadini di questo territorio sotto il tallone della criminalità. Ma se lei va a Melito Porto Salvo le cittadine e i cittadini che hanno a cuore la legalità, quelli che sono inorriditi dell’accaduto, che sospettano non si tratti di un caso isolato, avranno il coraggio di uscire di casa per venire ad ascoltarla. Le attiviste, le associazioni, le femministe, le donne dei Centri Antiviolenza come noi saranno tutte con lei”.