Caso Riina: il delirio fascista di Gratteri

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Ricordo che quando Napolitano negò l’ingresso nel governo Renzi a Gratteri, come ministro della Giustizia, il magistrato gliene disse di tutti i colori. A Napolitano, si intende. Ma dopo aver ascoltato per mesi e mesi il Gratteri pensiero, quasi mi viene di ringraziare Napolitano per aver negato l’ingresso al governo, al reazionario Gratteri.

Ed oggi più che mai tremo alla sola idea che uno come Gratteri, con le sue proposte da ventennio, possa diventare governatore della Calabria o ministro di questa Repubblica. Ci mancano solo i nostalgici.

Diciamolo chiaro: Gratteri è un fascista. Io questo l’ho già scritto tra mille critiche, ed oggi lo riscrivo, sicuro di ricevere altre mille critiche. Il suo modo di intendere la Giustizia si avvicina più al modello “sudamericano” che a quello indicato dalla nostra Costituzione. Che Gratteri utilizza a convenienza. Quando gli conviene la cita, quando non gli conviene no.

Le parole pronunciate nei confronti del detenuto Totò Riina, da parte di Gratteri, sono inaccettabili, e non solo da un punto di vista umano, ma soprattutto da un punto di vista costituzionale. La stessa Costituzione sulla quale Gratteri ha giurato e che all’articolo 27 recita così: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato [cfr. art. 13 c. 4]. Non è ammessa la pena di morte”.

Che Totò Riina è un assassino mafioso e merita di stare rinchiuso in una cella e lontano dalla società, è pacifico. Ma va anche detto che prima di essere arrestato lo stesso stato che oggi vorrebbe vederlo morire in carcere, lo ha lasciato, consapevolmente, latitante per quasi 30 anni, permettendogli di portare a termine stragi e carneficine. Per poi addirittura cercare un accordo con lui. Non dimentichiamo questo.

I morti ammazzati dalla cieca violenza di Riina meritano Giustizia, su questo non ci piove. E sono quasi 30 anni che Riina sconta la sua pena a regime 41 bis. Mi pare giusto.

Ma andare oltre quello che dice la Costituzione non si può: non si può torturare il detenuto con “trattamenti” contrari al senso di umanità. Lo dicono anche i giudici della Cassazione che a differenza di Gratteri tengono conto di quello che dice la Costituzione. Perché la Costituzione va rispettata ed osservata, specie dai giudici, sempre, e non solo quando ci conviene. Riina oggi ha 86 anni, ed è gravemente malato: permettergli di finire i suoi giorni in un regime carcerario meno afflittivo del 41 bis (che si configura come una vera e propria tortura) non è solo un aspetto umano, ma soprattutto significa rispettare la legge e la Costituzione.

Capisco i tanti che si accodano a Gratteri che vorrebbe che Riina finisse i suoi giorni in cella, ma bisognerebbe avere il coraggio di dire apertamente che l’articolo 27 della Costituzione va abolito.

Dica questo chiaramente Gratteri, e non istighi la gente con discorsi populisti che francamente lasciano il tempo che trovano. Mi piacerebbe che Gratteri usasse la stessa determinazione con cui si spende in questa campagna fascista per reintrodurre la pena di morte, anche per i tanti delinquenti politici che continua a difendere con la scusa dei riscontri che mancano, quando sa benissimo che non è così.

Per i politici che hanno affamato migliaia e migliaia di persone e ridotto alla miseria una intera regione ci vogliono le garanzie, le giuste tutele e il rispetto della Costituzione. Vedi il caso Cosenza, arrivato oramai ai limiti della sopportazione sociale. Mentre chi non appartiene alla classe politica o imprenditoriale può tranquillamente finire in cella, secondo Gratteri, anche senza garanzie e si possono pure buttare le chiavi.

Nel nostro stato di diritto c’è un principio che è fondamentale: la legge è uguale per tutti. E da questo principio tutti gli operatori della Giustizia non possono prescindere. Invece per Gratteri esistono personaggi che sono più uguali degli altri. Le sue velleità politiche lo portano a cavalcare queste battaglie retrograde pur di far breccia nella pancia della gente.

Tutto questo ci può anche stare se Gratteri avesse il coraggio di dire chiaramente e pubblicamente che la legge non è uguale per tutti. Ma se così non è la Legge che ci piaccia o no, è uguale anche per Totò Riina.

GdD