Cassano, Sybaris Hotel: migranti minori allo sbaraglio

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“Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo”. Queste poche parole della nota poesia di Primo Levi, “Per non dimenticare”, ormai di rito ogni qual volta si parla di migranti, dovrebbero far comprendere ad ognuno di noi ciò che dovrebbe stare alla base di concetti come accoglienza, integrazione, solidarietà.

Parole forti, che non lasciano fraintendimenti e che ti inducono a dire: quell’uomo è più sfortunato di me, merita il mio aiuto.

Tuttavia, questa premessa può ritenersi inutile quando quell’uomo diventa merce di scambio e oggetto di interessi economici.

In questi giorni le città di Cassano Ionio e Corigliano, due enormi comuni del cosentino da qualche mese sotto la lente di ingrandimento della commissione di Accesso agli Atti, sono alle prese con un nuovo sbarco di migranti e con le decisioni dalla Prefettura di Cosenza, d’intesa con i Comuni e le altre Istituzioni.

Mille persone sbarcate sabato su quella costa dove da secoli sbarcano popolazioni provenienti dal Mediterraneo, provenienti da quel mare che ancora oggi per molti rappresenta l’ignoto e che per tanti versi, fa paura.

Tra questi circa duecento minori non accompagnati, come li definisce questa legge, che necessitano di cure e attenzioni particolari, cosi come è lecito fare con i minorenni.

Ma a volte le decisioni prese in fretta subiscono effetti contrari e così un gesto umanitario rischia di trasformarsi nella più grande tragedia dei tempi moderni.

A Sibari c’è un hotel, confiscato dalla magistratura circa dieci anni fa perché la famiglia dei titolari era in odore di mafia.

Lo scorso anno correva voce che ci avrebbero fatto un centro di accoglienza per migranti e il consiglio comunale all’unanimità dei presenti si è espresso in maniera nettamente negativa. Nei mesi seguenti il Comune di Cassano scese in campo la Chiesa, l’Associazione Antimafia Libera ed altre istituzioni, con lo scopo di proporre un progetto di gestione capace di ridare il lavoro a quelle cinquantuno persone che dalla sua chiusura non hanno più trovato impiego.

Poi, d’un tratto, la Corte d’Appello di Catanzaro revoca la confisca, lasciando tutti a bocca asciutta, mentre dalla DDA scalpitavano dicendo che ormai il bene era stato assunto al patrimonio dello Stato.

La verità non si è mai saputa, fatto sta che tra venerdì e sabato scorso, la Prefettura di Cosenza ordina la riapertura dell’hotel, proprio mentre i proprietari sono alle prese con carte bollate per riaverlo di nuovo: sono in arrivo circa duecento minori non accompagnati e lo Stato deve garantire loro un tetto sulla testa. Si innesca la macchina organizzativa, alcune cooperative vengono incaricate per la gestione del centro e per la sua manutenzione. Il Comune di Cassano manda i suoi tecnici e la squadra manutenzione per sistemare le utenze.

Ma, all’arrivo dei minori, nessuno sa niente di questa cosa.

Scoppia il caso, la gente di Cassano inizia a mormorare, spinta anche chissà da quale regia occulta, ma dal Comune dicono che la decisione è stata presa dalla Prefettura. Lo stesso Papasso rilascerà questa dichiarazione:

“Informo che sulla vicenda dell’utilizzazione dell’hotel Sybaris per l’accoglienza di migranti il COMUNE NON HA dovuto esprimere alcun parere. Il sig. Prefetto, nell’ambito dei poteri che la legge gli attribuisce, autonomamente, ha disposto l’utilizzazione dell’hotel e il ricovero dei ragazzi che sono sbarcati a Corigliano. Infatti, il sottoscritto del provvedimento è stato semplicemente informato intorno alle 20 della sera precedente, venerdì”.

In pratica, come Ponzio Pilato, il sindaco di Cassano se n’è lavato le mani, mentre a pochi metri da villaggi pieni di turisti e nel pieno centro di una strada statale, soprannominata la strada della morte, duecento ragazzi iniziano a muoversi liberi, senza alcun controllo, senza documenti.

Passano le ore e le pagine dei social si riempiono di foto di migranti in giro per le strade e le campagne di Sibari, i commenti razzisti e discriminatori crescono a dismisura.

Solo qualche cittadino di buona volontà decide di caricarne qualcuno in macchina e riportarli al Sybaris Hotel, trovandosi in una situazione al limite del paranormale.

La struttura, vigilata da una sola guardia giurata, vive nel totale abbandono e dei soci della cooperativa Prosper di Cosenza, incaricata dal Prefetto a gestire il servizio, neanche l’ombra, mentre sul social iniziano a girare foto di migranti in giro per la SS 106 e le principali località turistiche.

Nulla di nuovo e di particolare, verrebbe da dire, se non fosse che quelli sono minori, non accompagnati di cui lo Stato ha delle precise responsabilità.

E così in quell’istante abbandoni ogni sentimento buonista ed inizi a chiederti se è giusto che tutto ciò avvenga, nella totale indifferenza delle Istituzioni.

Dove sta la dignità di un ragazzo lasciato libero di far ciò che meglio crede?

Dove sta la tutela dei minori a rischio, in una terra sempre più aspra, incazzata e crudele verso i più deboli?

Dove sta l’accoglienza di cui tanto si fanno vanto?

Che fine hanno fatto i vari Oliverio, Corbelli, i sindaci e le altre istituzioni che poche ore prima erano andati a farsi i selfie con i fratelli venuti dall’Africa?

Non è questo il mondo possibile che ci eravamo immaginati!

Come si può pensare di creare solidarietà e accoglienza lasciando duecento minori allo sbaraglio, liberi di uscire, senza documenti, e magari non tornare mai più.

È facile fare le statistiche, parlare di 40.000 minori non accompagnati scomparsi nel nulla, se queste sono le modalità di gestire le emergenze.

Non era questo il mondo che avevano immaginato.

Anche perché di questo mondo non facevano parte i mercanti di carne umana, che in nome di un’accoglienza che non c’è, stanno dilapidando le casse dello stato spendendo tutti i soldi destinati ai servizi sociali.

C’è in atto una nuova guerra tra poveri: non era questo il mondo che sognavamo.