Castrolibero, il mio paese abbandonato

Contatto la vostra redazione per una richiesta alquanto particolare. Sono una ragazza di 21 anni, e oggi si svolgeranno le elezioni comunali presso il mio paese, Castrolibero. Ho scritto una lettera in merito senza alcun interesse e schieramento politico, ma che aspira a far capire ai politici che i giovani sono ormai sfuggiti e non li recupereranno più. Castrolibero diverrà un dormitorio! È possibile pubblicare la lettera?

CASTROLIBERO, IL MIO PAESE ABBANDONATO 

Maggio 2018. Vivo a Castrolibero da circa una decina d’anni, e di anni ne ho 21. Erano belli i primi di anni, quelli dell’ignara coscienza e della spensieratezza, per cui ogni scelta ed ogni giorno erano diversi gli uni dagli altri, e le persone si volevano bene. Sì, si volevano bene. Apparentemente.

Il “paese” era ricco di ragazzini, di bambini, di adulti ed anziani, pullulava di vita e di vitalità. Si ben noti la differenza in quanto i due termini appena indicati non ben coincidono, ma rappresentano due facce della stessa moneta. Si può vivere tanto per “sopravvivere”, e poi si può “vivere”. Ecco il motivo per il quale mi ritrovo quest’oggi a voler scrivere due righe che spero arrivino agli occhi, ma soprattutto al cuore dei castroliberesi.

In piena campagna elettorale sento la necessità di far notare al mio “paese” la grigia coltre di bitume che aleggia sulla propria testa, a partire dal ponte di San Francesco, fino ad arrivare all’ultimo brandello di metro quadrato del centro storico. Vorrei far aprire gli occhi ai potenti del territorio, facendo loro notare quanto gli interessi sui giovani siano diminuiti. Vorrei far notare a chi di dovere che, se a qualcuno urge il bisogno della Polizia Municipale, nessuno risponderà mai al telefono. Vorrei far notare alle persone che vivono il “paese” che le strade si asfaltano solo in campagna elettorale, e che, soprattutto, vengono pulite le villette comunali da animali morti ed escrementi dove giocano continuamente i bambini solo qualche giorno prima delle elezioni.

E, come se non bastasse, quest’anno ne è uscita una nuova, a mio parere visibilmente più grave. La festa parrocchiale, quella celebre e tanto attesa dal volgo, è stata rimandata a causa delle elezioni comunali, o almeno questo è quello che si fa trasparire alle nostre orecchie. Ebbene, nella totale ignoranza di una giovane 21enne, quale sarebbe il motivo legato a tutto ciò? A tal proposito sarebbe meglio tornare indietro al XVI secolo, quando i quaestores di indulgenze promettevano salvezze a pagamento e tutti erano felici e contenti, nella loro ignoranza. Quantomeno il legame fra Chiesa e Politica era consolidato ufficialmente, e non vi erano prese per i fondelli esplicite ed evidenti!

Da un paio d’anni a questa parte è diventato inevitabile non notare le gesta compiute nelle sale ecclesiastiche, persino durante le cerimonie religiose. È tutto estremamente vergognoso, ed io mi vergogno di essere castroliberese. Mi vergogno di vivere in un luogo in cui persino il brigantaggio diventa quasi necessario al quieto vivere, e mi guardo dal chiamarlo “criminalità”, perché a noi cittadini non è concesso esprimere pareri tanto espliciti, quanto veritieri.

Agli occhi di un giovane il “paese” simboleggia un nido, proprio come quello che Pascoli tanto cita nella sua poetica. E per noi giovani cos’è diventato il nido? Basta guardarsi intorno e notare il degrado, la spazzatura per strada, cani abbandonati e randagi, la discarica dietro il liceo S.Valentini, una voragine vicino la scuola media. Il nido adesso è vedere giovani disoccupati costretti a lasciare il “paese” perché le attività falliscono, i bar tradizionali chiudono e persino morire non è più lecito, perché nessuno si ricorderà di te e di quello che hai fatto per il TUO “paese”, ognuno continuerà a guardare gli interessi del singolo e non della comunità, appigliandosi a frasi fatte e leggi scritte che non convincono neanche più a loro stessi.

Cari lettori, cari giovani, cari anziani, cari ragazzi, mi rivolgo a voi tutti. Il paese è anche vostro, nostro, un po’ mio e un po’ tuo. È un nostro diritto vivere nella completa serenità di compiere le azioni quotidiane indispensabili al fabbisogno, ed è nostro dovere rispettare le norme che regolano queste azioni. All’indomani delle elezioni vi auguro di viverlo il paese, e non di sopravvivere nel paese. Vi auguro di votare, di esprimere un parere, e di farlo con la speranza di credere in un ideale, per quanto lontano sia dalla realtà. Ed infine, mi auguro di svegliarmi coi raggi del sole del giorno che verrà, sperando che parte delle mie parole possano fare breccia nel vostro cuore e smuovere le vostre coscienze.

Con affetto e tanta stima, una castroliberese