Centro Lanzino contro Padre Fedele ma in giunta stanno insieme: pecunia non olet?

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E’ veramente incredibile. Padre Fedele Bisceglia e Matilde Lanzino da qualche giorno sono colleghi nella giunta Occhiuto eppure, a quanto pare, invece di cooperare insieme per il bene della città, passano il tempo a scagliarsi l’uno contro l’altro.

Non si spiegherebbe altrimenti questa lettera di un’associazione contro la violenza alle donne, che viene addirittura sponsorizzata sul suo profilo FB dal Centro Antiviolenza Roberta Lanzino, ideato e ispirato a suo tempo proprio dalla signora Matilde, mamma della povera Roberta, violentata e uccisa il 26 luglio del 1988 sulla strada di Falconara Albanese.

Il Centro Antiviolenza Lanzino ha sempre ritenuto colpevole di violenza sessuale contro suor Tania Padre Fedele Bisceglia anche dopo la sua assoluzione ma la signora Lanzino, pur avendo questa convinzione, non ha esitato ad entrare in giunta insieme al “carnefice” salvo poi aizzargli contro la sua e le altre associazioni.

Un atteggiamento a dir poco ambiguo e contraddittorio. Ma probabilmente, come si dice in gergo, pecunia non olet.

Vero, signora Lanzino?

Ecco la lettera contro Padre Fedele scritta dall’associazione D.i.Re e postata su FB dal Centro Lanzino.

Centro Antiviolenza “Roberta Lanzino” – Cosenza

Ancora sulla sentenza di assoluzione per FEDELE BISCEGLIA.

Lettera dell’ASSOCIAZIONE D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza – al SINDACO di COSENZA

Al Sindaco di Cosenza
Mario Occhiuto

Apprendiamo la notizia che Fedele Bisceglia, condannato in primo grado nel 2011 a nove anni e tre mesi per lo stupro di una suora, dopo l’assoluzione nel secondo processo d’Appello dalla Corte di Catanzaro del 9 giugno 2015, confermata dalla Cassazione il 9 giugno 2016, è stato chiamato dal sindaco di Cosenza Mario Occhiuto a far parte della sua Giunta, in qualità di Assessore al “contrasto alle povertà, al disagio, alla miseria umana e materiale, al pregiudizio razziale e religioso, alla discriminazione sociale; ambasciatore degli invisibili e degli ultimi”.
Premiare l’ex frate francescano, che la Chiesa in ragioni dei gravi fatti che lo hanno coinvolto, ha sospeso a divinis, con un ruolo istituzionale di rappresentanza sociale, è azione politica del tutto inopportuna, tanto quanto l’accoglierla da parte di un uomo che il rigore dell’ordine cui dovrebbe appartenere suggerirebbe semmai il rifiuto e il silenzio.
Lo scandalo di violenza sessuale che lo ha coinvolto con una pesante accusa, la testimonianza di tante donne che hanno subito violenze all’interno della struttura da lui diretta, una serie di ingombranti intercettazioni a dir poco compromettenti, tutto ciò oggi non risulta meno grave.
Nell’evidenziare come la mancanza di scelta etica non si addica alla dimensione istituzionale e di governo, esprimiamo al Sindaco tutta la nostra contrarietà ed anzi la condanna di un gesto tanto grave. Pericoloso a livello simbolico come fattuale.

L’Associazione D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza

Roma, 5 luglio 2016