CGIL, il sindacato delle “famiglie” in tutta la provincia di Cosenza

Qualche giorno fa ci è arrivata in redazione una delle tante lettere che denuncia clientele e favoritismi in provincia di Cosenza. La pubblichiamo così come ci è arrivata, omettendo il nome della signora, che ci ha chiesto (per ovvie ragioni vista la realtà in cui viviamo) di rimanere anonima.
Nella Cgil di Paola si stanno verificando veri e propri inciuci.
La responsabile della Camera del Lavoro Stefania Genovese percepisce uno stipendio full time senza recarsi mai al lavoro, di fatto in ufficio si reca solo una volta al mese… Uno schiaffo verso chi il lavoro non ce l’ha.
Il suo compagno Pino Caruso, oltre ad avere il distacco sindacale dalla forestale nonostante non svolga più attività (sindacale), lavora in uno studio legale paolano e gli vengono affidate tutte le cause gestite dalla Cgil, ha un contributo fisso economico per esserè in distacco e in più il telefonino pagato. La figlia della responsabile sembrerebbe che abbia un contratto di collaborazione… Tutto in famiglia.
Se indagate troverete altri casi simili: assunti stagionali al Caaf  Inca Cgil Paola, figli di segretari di categoria  e così via.
Lettera firmata
Le cose, non solo a Paola, in Cgil ormai funzionano così.
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Tutte le camere del lavoro territoriali della Cgil di Cosenza, come abbiamo documentato, sono gestite da “famiglie”.

Amantea dalle sorelle Cavaliere, Longobucco da Pina Masci e Antonio Baratta che sono marito e moglie, Luzzi dalla famiglia Pingitore.

A San Giovanni in Fiore addirittura hanno fatto un contratto di collaborazione alla baby sitter della famiglia di Giovambattista Nicoletti (l’arco di scienza che insieme al segretario di Cosenza Calabrone ha divulgato le notizie di reato perpetrate nella Cgil di Cosenza).

A San Marco Argentano c’è la famiglia Renzelli e potremmo continuare ancora…

Per quanto riguarda Cosenza, qualche mese fa abbiamo pubblicato un esposto presentato in procura nel quale si denunciano familismi e illegalità.

Nell’esposto vengono segnalate collaborazioni con INCA COSENZA da parte della moglie di Umberto Calabrone, segretario generale della CGIL di Cosenza e della moglie di Rocco Posa, dirigente Inps responsabile del settore welfare. E si avanza un interrogativo: “Possibili favoritismi?”.

Si passa poi alle assunzioni al CAF COSENZA e viene indicata una certa Lina, parente di Massimo Covello, segretario generale della FIOM CGIL CALABRIA.

Quanto alle convenzioni con l’Ufficio legale, vengono segnalati l’avvocato Marco Oliverio (niente a che vedere con Palla Palla), parente di Massimo Covello, l’avvocato Andrea Amatruda, figlio di Nino, dirigente dello SPI CGIL e un avvocato nipote di Francesco D’Orrico, presidente del Direttivo CGIL Cosenza.

Tra le assunzioni dirette alla CGIL Cosenza, il nome segnalato nell’esposto è quello di Alberico Napoli, responsabile dell’amministrazione e anche lui parente di Massimo Covello.

C’è poi la casistica degli assunti e degli utilizzati dalla CGIL che vengono retribuiti dall’INCA o dal CAF e tra questi figurano il signor Giovambattista Nicoletti e il signor Claudio Sposato.

Ci sarebbe poi un sistema di fatturazione fittizia a parenti prossimi di funzionari della CGIL di Cosenza titolari di attività economiche, in particolare il padre di Simone Celebre e la madre di Loris Pesce.

È questo ormai l’unico scopo sociale della Cgil.

Fin qui i familismi. Queste invece le illegalità denunciate nell’esposto, che essendo stato presentato a Cosenza, ha già un destino segnato: archiviazione. Bisogna solo sapere quale dei pm corrotti che ci sono in Tribunale si prenderà la briga di metterlo definitivamente in un cassetto.

DUPLICAZIONI DI PRATICHE AFFERENTI ALLE STESSE PERSONE

Facciamo un esempio. Si apre una pratica di una pensione di una persona “X” e la si chiude. Successivamente si riapre la pratica della stessa persona “X” per inserire una pensione di reversibilità.

Di conseguenza, alla fine della procedura risultano esserci due pratiche diverse e non una con conseguente attribuzione di punteggio doppio e finanziamento pubblico doppio.

Sarebbe, in sostanza, un aggiramento del sistema informatico comprato anni fa presso la CGIL Lombardia.

DUPLICAZIONI DI PRATICHE IN PIU’ UFFICI ZONALI

La stessa pratica viene elaborata in più uffici zonali INCA CGIL, anche qui con conseguente attribuzione di punteggi e finanziamenti pubblici doppi.

In una delle due riunioni di esecutivo della CGIL citate e alle quali ha partecipato l’estensore dell’esposto-denuncia, sono intervenuti perché chiamati in causa, Teresa Cavaliere (attuale vicesindaco di Fiumefreddo Bruzio), responsabile INCA Amantea; Maria Rosaria Carbone, responsabile INCA Paola; e l’ex direttore dell’INCA di Cosenza, Domenico Vuono, che affermò testualmente: “Il sistema informatico me lo permetteva ed io lo facevo”.

PROCEDURE ATTE AD ACCRESCERE IL PUNTEGGIO NECESSARIO AL MANTENIMENTO DI ALCUNI PRESIDI INCA E AVERE MIGLIORI RISORSE DA PARTE DELLO STATO

Le procedure utilizzate servivano anche per accrescere il punteggio necessario al mantenimento di alcuni presidi INCA (e maggiori risorse pubbliche) ed inoltre quando ciò non era sufficiente venivano spostate pratiche da altri uffici INCA del territorio.