Che sta succedendo negli uffici della DDA di Catanzaro?

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E’ chiaro, a chi vuol vedere, che l’operazione di stamattina, denominata “Frontiera”, condotta dal dottor Luberto, è solo fumo negli occhi dei cosentini, ai quali, per volontà di uno stato infedele, è negata ogni forma di Giustizia.

Ripeto: siamo circondati dalla ‘ndrangheta, eppure  Cosenza risulta immune a questo fenomeno, a tutti i livelli: quello criminale e quello politico/mafioso. Si pianificano operazioni dappertutto, tranne che a Cosenza. Il che può voler dire solo due cose: o Cosenza è la solita isola felice dove non esiste il malaffare, oppure  Cosenza non si può toccare. Per via che la cupola mafiosa è composta proprio da servitori dello stato infedeli. Tutti partecipi di un sodalizio criminale di tipo massonico tra i potenti d’Italia.

Nessun magistrato si avventura in inchieste di questo tipo. Anzi, se possono, come sta avvenendo per Cosenza, la nascondono, la insabbiano. Del resto, nella città più massone d’Italia, vuoi non si trovi qualche magistrato disposto a fare un piacere a qualche fratello maggiore, del tipo occultare nomi e inchieste?

C’è sempre un fratello disposto a dare una mano, meglio se questi si trova proprio laddove abbisogna. La solita porcheria da massoneria deviata. Alla quale, a quanto pare, non sono immuni neanche i PM. Bisogna rispondere una volta per tutte a queste domande: a Cosenza esiste o no la corruzione? Esiste o no il politico massone mafioso? Esiste un condizionamento dell’attività pubblica da parte di una cupola?

Se tutto questo è nostra invenzione, cioè che Cosenza è in mano al malaffare,  cosa tra l’altro avallata dalla commissione antimafia, lo dica chiaro chi pensa che da queste pressioni e questi fenomeni Cosenza è immune. Sempre se c’è qualcuno che ha ancora il coraggio di definire Cosenza un’ isola felice. Dica pubblicamente che a Cosenza queste figure mafiose non esistono. Che a Cosenza non esistono i ladri di stato. I servitori dello stato infedeli. Il ladrocinio sistematico di risorse pubbliche, i dirigenti pubblici corrotti.

Perché se non è così, qualcuno dovrà pure spiegarci perché Cosenza non è mai coinvolta in operazioni mirate a scoperchiare questa maledetta cappa che ci sta soffocando. Nonostante inchieste in corso e dichiarazioni di molti pentiti che parlano del livello politico.

Anche la procura di Reggio si sta avvalendo, nell’inchiesta Mammasantissima, della collaborazione di alcuni pentiti. Qual è il problema, forse che i pentiti di Reggio sono più belli di quelli di Cosenza? O bisogna pensare che a Reggio lavorano seriamente sui riscontri mentre da altre parti, siccome ci sono i fratelli massoni da tutelare, di trovare prove non passa per l’anticamera del cervello di nessuno?

Di cosa ha paura il Pm Bruni, titolare dell’inchiesta sul voto di scambio a Cosenza, Rende e Castrolibero? Dello spessore dei nomi dei politici, magistrati o poliziotti coinvolti negli intrallazzi a Cosenza? O c’è qualcuno del suo ufficio che rema contro? Magari qualcuno che ha ricevuto l’incarico dai fratelli di cui sopra di disturbare il suo lavoro? Qualcuno che appositamente crea confusione, che lancia polpette avvelenate, e che boicotta con ogni mezzo necessario?

In tutto questo tourbillon di domande potrebbe trovarsi, suo malgrado, impelagato fino al collo, il dottor Gratteri. Insomma, la domanda finale è: che sta succedendo negli uffici della DDA di Catanzaro? Al dottor Gratteri l’ardua sentenza.

GdD