Chi è il deputato del PD amico di Muto?

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Come si apprende da fonti giornalistiche più che accreditate, oltre all’inchiesta di serie B denominata Frontiera, condotta contro la cosca Muto di Cetraro, pare che la DDA di Catanzaro abbia da tempo aperto un altro filone d’inchiesta riguardante la sanità, proprio sul Tirreno cosentino. Che come si sa è territorio d’influenza del clan Muto.

La fonte giornalistica riporta un passaggio secondo il quale un grosso e facoltoso imprenditore, presumibilmente legato agli affari ella sanità, avrebbe prestato una vettura di sua proprietà ad un parlamentare del PD, il qual se ne andava scorrazzando lungo il Tirreno cosentino ad intrallazzare con questo e quello, e in particolare con Muto. Solo che il parlamentare in questione non sapeva che la macchina fosse imbottita di microspie e che gli uomini della DDA tenevano già da tempo sotto osservazione proprio il facoltoso imprenditore.

Il boss Franco Muto
Il boss Franco Muto

E così il parlamentare parla a ruota libera degli impegni presi con il boss, quali interessi curare, come controllare il territorio, e via dicendo. Per rendere credibile l’indiscrezione, la fonte giornalistica cita un episodio che puntualmente si verifica.

Il deputato parla di fare un favore al boss il quale gli avrebbe chiesto di far trasferire una dirigente delle Poste Italiane da una sede ad un’altra. Cosa, come appureranno gli investigatori puntualmente avvenuta, e per opera del parlamentare.

Ecco, iniziano ad uscire le cose che finora sono state tenute nascoste, ovvero il coinvolgimento mani e piedi, oltre che di Occhiuto, anche del PD nella matassa della cupola politica/massonica/mafiosa che governa l’intera provincia di Cosenza.

Viene da chiedersi: come mai il dottor Luberto non ha fatto menzione, nella conferenza stampa, di un filone parallelo alla sua inchiesta di serie B sulla sanità e gli intrecci politici mafiosi sul Tirreno, visto che il direttore Carchidi proprio di questo aveva chiesto?

Cioè, chiarire le responsabilità politiche e giudiziarie di chi ha permesso per 30 anni nella totale impunità a Muto di governare un intero territorio. E’ chiaro che non si è chiesto al dottor Luberto di svelare segreti d’ufficio ma negare questo aspetto, così come ha fatto, alla luce di questa indiscrezione, oggi sa più di una “emarginazione” dello stesso da inchieste dove spuntano nomi di esponenti del PD.

Luberto
Luberto

Avrebbe potuto rispondere con un classico ci stiamo lavorando, e dribblare il direttore e invece ha preferito negare. Mostrandosi quasi infastidito da queste domande. Che non sono né offensive né aleatorie. Ma le giuste domande, come quella se in questa inchiesta si arriverà anche al livello politico, che un pubblico ministero impegnato nella lotta antimafia, da un giornalista si può aspettare.

Del resto, oggi, lo dice anche il Cinghiale che la sanità sul Tirreno è in mano ai mafiosi.

A questo punto qualche domanda sorge spontanea: chi è il deputato del PD in questione? Potrebbe essere, stando all’indiscrezione giornalistica, uno di Cosenza o provincia. Dato che “scorrazza” in lungo e in largo, con l’auto del facoltoso imprenditore, sulle strade del cosentino, dimostrando di conoscere bene il territorio. E poi, chi è questo facoltoso imprenditore che “dona” la sua auto al deputato per mandarlo in giro a sbrigargli mmasciate, e che è oggetto di una inchiesta della DDA? Se si prende l’elenco dei deputati calabresi, compresi gli “stranieri” eletti in Calabria i nomi che compaiono sono questi:

Rosy Bindi, Alfredo D’Attorre, Madame Fifì, Nicola Stumpo, Demetrio Battaglia, Ernesto Magorno, Bruno Censore, Nicodemo Oliverio, Stefania Covello, Ferdinando Aiello (eletto con SEL, ma da tempo passato al PD).

A voler prendere solo quelli di Cosenza e provincia, i nomi sono: Stefania Covello, Madame Fifì, Ernesto Magorno, Ferdinando Aiello.

Al di là di chi può essere, ognuno si farà la propria idea, resta il fatto che piano piano, tra mille difficoltà, la verità sta iniziando a venire a galla.

GdD