Chiesa “segreta”: Monsignor Bonanno condannato a 20 giorni di reclusione

Bonanno e il suo capo Nunnari: uno peggio dell'altro
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Monsignor Leonardo Bonanno, vescovo di San Marco Argentano, tra i fedelissimi di monsignor Salvatore Nunnari, è stato condannato a 20 giorni di reclusione (“convertiti” con il pagamento di una sanzione pecuniaria di 5mila euro, tanto per lui cosa sono?). La decisione è stata presa dalla procura della Repubblica di Cosenza. 

Il vescovo di San Marco Argentano è stato condannato per aver rivelato notizie riservate a un prete che rubava (ed è stato regolarmente condannato con rito abbreviato). Leonardo Bonanno è stato per anni l’imputato-vescovo al quale i magistrati di Cosenza contestavano tale reato, ossia quello di aver rivelato notizie coperte da segreto istruttorio a persone che si trovavano sotto indagine da parte della Procura di Cosenza.

“Il processo vedeva come imputato principale don Franco Spadafora, il parroco di San Giovanni in Fiore che a luglio del 2011 confessò di aver lucrato sui beni della sua parrocchia, Santa Maria delle Grazie. L’ex parroco – allontanato dalla città silana dall’arcivescovo Salvatore Nunnari – ammise di aver illecitamente venduto a privati alcuni loculi cimiteriali appartenenti alla chiesa di Santa Maria delle Grazie e di aver avuto parte attiva al furto e ricettazione di arredi sacri e opere d’arte di proprietà della curia. Il parroco ha ammesso anche il proprio ruolo nella vendita di un terreno, nel comune di Rocca di Neto, che un possidente locale aveva lasciato in eredità alla parrocchia di Santa Maria. Un vero e proprio scandalo per l’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano che si concluse con la confessione e il patteggiamento di un anno di reclusione da parte del prete.

I reati oggetto di processo vennero perpetrati tra il 2004 e il 2006. All’epoca, e fino al 2011, il vescovo-imputato, Leonardo Bonanno era vicario generale della curia cosentina. E fu proprio a lui che l’arcivescovo Nunnari diede l’incarico di predisporre tutta la documentazione richiesta dai magistrati titolari dell’inchiesta. Ma il vicario, violando il segreto istruttorio, rivelò il contenuto delle indagini all’allora indagato don Franco Spadafora e ai suoi legali, Leo Morabito e Vittoria Bossio. Rivelazioni confermate in aula, dall’avvocato Morabito. Da quel che è dato sapere circa l’udienza, svolta a porte chiuse, l’avvocato ha ammesso di aver telefonato a Bonanno durante i primi mesi del 2011. Il suo assistito era indagato per la vicenda del furto delle opere d’arte ma l’indagine si stava estendendo anche ad altri reati.

Spronato da don Spadafora, l’avvocato telefona al vicario generale il quale rivela al legale che la Procura aveva richiesto alla diocesi, documenti tesi a verificare la compravendita di terreni nel comune di Rocca di Neto e la cessione di loculi cimiteriali di proprietà della parrocchia. L’indagine si stava allargando e l’avvocato Morabito ammette di aver appreso così la notizia, per la prima volta”.

(‘A Vilienza wordpress.it)

Mons. Bonanno, rinviato a giudizio insieme agli altri indagati, aveva inizialmente chiesto il rito abbreviato, ma aveva poi cambiato idea. Questa marcia indietro, non era stata gradita dal sostituto procuratore della Repubblica, Giuseppe Francesco Cozzolino. Il pm, titolare dell’inchiesta, ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione dell’alto prelato di ritirare la richiesta di patteggiamento. Ma i giudici della Corte suprema hanno dato torto al magistrato.

Da qui poi il procedimento giunto oggi alla conclusione.

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Monsignor Bonanno, vero e proprio delfino di Nunnari, è nativo di San Giovanni in Fiore e in quella parrocchia se ne vedono davvero di tutti i colori. Don Franco Spadafora non solo ha rubato ma ha reso possibile anche lo scandalo, veramente più grosso, della RSA dentro l’Abbazia Florense. Un’altra storia assurda.

Don Bonanno è stato parroco a Rovito e poi a Sant’Aniello, nonché vicario generale della diocesi di Cosemza ed è stato fortemente voluto da Nunnari, che gli aveva creato i presupposti per arrivare alla carica di vescovo di San Marco.

Cosa succede ecclesiasticamente dopo la sua condanna? Beh, se non succede niente per monsignor Milito a Oppido cosa volete che succeda adesso?

Tuttavia, ora che mons. Nunnari conta poco, dopo che l’ex vescovo di Cassano mons. Galantino è al vertice della CEI, qualcosa potrebbe accadere.

In gergo si chiama promoveatur ut amoveatur: ti promuovo apparentemente per toglierti dal luogo dove hai fatto danni.

Monsignor Galantino ha sulla sua scrivania sia il dossier di Bonanno che quello di Milito ovvero due vescovi calabresi che potrebbero essere trasferiti in uffici a Roma.

E tutti i salmi finiscono in gloria.